Suicidiamoci!

“È la prima volta che provo a suicidarmi.

Eppure non ho avuta una bella vita, fino ad ora. Almeno credo. Voglio dire, di sicuro a qualcuno sarà andata peggio.

La mia infanzia è stata normale. I miei genitori mi hanno voluto bene come tutti, ne più ne meno. Sono figlio unico, anche se mio cugino, quando sono nato fu un pò invidioso, ma trovai il cassonetto dell’umido, stranamente confortevole.

A scuola mi trovavo bene, ero amico di tutti. A parte un tizio che mi picchiava continuamente, mi abbassava i pantaloni e quando mi vedeva, mi mordeva sempre sul braccio. Il peggior professore che abbia mai avuto.

Andai a vivere da solo a 22 anni. I miei genitori furono orgogliosi di me, infatti mi comprarono una casa. Accogliente, per carità, aveva solo il difetto di non avere porte e finestre. Me l’hanno calata sopra.

Ora ho un buon lavoro, degli amici che mi vogliono bene ed il delizioso hobby di tirare caramelle gommose agli asiatici.

E allora perchè mi ritrovo in questa vasca da bagno con un asciugacapelli in mano, pronto a farla finita?

Credo sia per la mia vita sentimentale. Ho sempre avuto seri, serissimi problemi con le donne. Da piccolo credevo che la differenza fra maschietto e femminuccia fossero i capelli lunghi. Ma poi andai al concerto di Renato Zero, E cominciai ad avere le idee confuse.

Non mi è sempre andata malissimo eh? intendiamoci. A 18 anni, ho vissuto per un anno e mezzo con una ragazza. Poi i suoi genitori hanno pagari il riscatto. Ma ci teniamo in contatto.

Poi sono arrivate le esperienze con il matrimonio. Mi sposai la prima volta a 27 anni, con Lucia. Io la amavo molto, moltissimo ma divorziammo due anni dopo, quando lei scoprii che io in realtà non ero Daniel Day Lewis travestito.

Credevo di aver perso per sempre l’amore. Come avrei potuto ricominciare? Incontrai Francesca, e due mesi dopo decidemmo di sposarci. Ma ho sempre avuto l’impressione che lei non mi amasse davvero. Al matrimonio, invece che me, ha baciato il prete.

Fatto sta che divorziammo dopo 8 mesi. Lei si trovò un avvocato migliore del mio, almeno credo. A me rimasero tre sacchi della spazzatura, una ciabatta e due etti di bresaola. Ottimi per carità, ma mi aspettavo di meglio.

E quindi eccomi qui. Con un Phon in mano. Che ho dovuto chiedere in prestito al vicino. Pronto ad uccidermi. Cazzo se è difficile.

Come si fa…? Cioè, se lo faccio finisce tutto. Io finisco. Finisco nel nulla. Nulla sarà più. Non riesco neanche a pensarlo. Mamma mia…Ne vale davvero la pena? Uccidermi a trent’anni? Non credo ne trarrei molti vantaggi. Poi chissà cosa c’è dall’altra parte, ma sono sicuro che lo saprò anche se muoio a novant’anni. Non sarà mica un circolo giovanile lassù. O laggiù.

Forse…forse non è troppo tardi, forse…forse posso ricominciare. Di certo non mi basta uscire da questa vasca per cambiare le cose. Ma almeno posso provarci. Devo ritrovare la speranza. Lo devo a me stesso. Ai miei genitori che mi hanno cresciuto, o che comunque hanno delegato questo compito a quella suricata.

Ho deciso. Uscirò da questa vasca, mi asciugherò, mi riposerò, e da domani, proverò a cambiare le cose. Altri sono in situazioni peggiori delle mie, e ne sono usciti alla grande. Stasera mi prenderò del tempo per me. E da domani le cose non saranno più le stesse.

Bene…almeno stasera c’è la partita, almeno mi posso rilassare. Anche se…ah…mi ero dimenticato che mi è scaduto l’abbonamento di Sky.

………..”

zot!

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