Cronache di uno Stalker

«Non mi piace la parola “Stalker”.

Una volta ci chiamavano persecutori, molestatori o semplicemente maniaci. Ora non più. Va di moda questo maledetto inglese: prendi un azione, la traduci in inglese e BUM!, ecco a voi un termine che sentirete per il prossimo anno sulle reti Mediaset. Dio mio, ma non vi snerva?

Ricordo ancora la prima volta che feci Stak-Stol-Stalkin’…oddio, pedinare, cazzo, PEDINARE.

Ero in seconda media. Ero un ragazzino come tutti gli altri, forse preso un pò di mira dai miei compagni perchè ero basso, grassottelo e non riuscivo a scrivere la lettera “P”. Inezie.
Comunque, le cose non andavano né bene, né male…ero uno come tanti. Ma nella mia classe, c’era una ragazzina, che attirò la mia attenzione. Si chiamava Marilena Dotti, me lo ricordo ancora.
Ricordo anche il momento esatto in cui capii che mi interessava. Mi salvò da un pestaggio da parte di alcuni bulli.
Entrò nell’aula in cui mi stavano picchiando, e si rivolse con tono deciso verso gli aggressori urlando: “Ragazzi, avete visto per caso un astuccio rosa, con sopra delle farfalle?…No? Ok scusate il disturbo…”

Forse non eravamo grandi amici, ma fra di noi c’era una certa intimità: lei si chiamava Marilena, ma io la chiamavo Mary; Io mi chiamo Daniele, e lei mi chiamava “Esci dal mio giardino!”

Provai a lungo a farle capire che mi interessava, ma scoprii che fissarla per tutte le ore di lezione, mentre masticavo pastelli viola, non era affatto il modo adatto. Ma arrivai ad un punto di essere letteralmente ossessionato da lei: ogni volta che parlavo con qualcuno a scuola, non facevo che ripetere: “Ma Marilena dov’è? Marilena è proprio carina! Marilena ti ha parlato di me?” Le peggiori interrogazioni della mia vita.

A quel punti, presi la mia decisione: doveva seguirla.
Non so quale fosse il mio obiettivo finale, non credevo che dopo aver scoperto dove andava, lei si sarebbe girata e mi avrebbe dichiarato il suo amore, ma oramai avevo scelto: l’avrei fatto.

Il passo successivo era quello in cui sceglievo un modo: capii che se l’avessi semplicemente pedinata e lei si fosse girata, non sarebbe bastato alzare la testa e fischiettare, ma avevo bisogno di un piano. Di un’idea GENIALE!

Ma non riuscii ad entrare nel suo zaino, per colpa di quei fottuti raccoglitori, quindi mi toccò pedinarla.

Casa sua era lontana solo qualche centinaio di metri, ma mi vestii in pantaloncini e scarpe da ginnastica. Saltai un pò all’occhio, visto che quel giorno non solo non c’era educazione fisica, ma c’era anche la gita al cimitero monumentale del Verano.
Ma alla fine della giornata, fu finalmente il momento dell’azione. Al suono della campanella, fui il primo ad uscire, mi rannicchiai dietro una macchina, ed aspettai che Marilena si incamminasse verso casa.

Ad essere sincero, il pedinamento iniziò molto bene, a lei forse, venne il presentimento che ci fosse qualcosa di strano, infatti si girò un paio di volte, ma riuscii a nascondermi prima in un Bar, e poi nell’agenzia funebre “Lo stirato”, nella quale entrai, urlando “Vi prego state zitti, non dite che sono qui, È UNA QUESTIONE DI VITA O DI MORTE!!”

Colgo l’occasione per porgere le mie scuse alla famiglia della signora Antonietta Fogazzari, che stava organizzando la sua veglia. E che subito dopo la mia visita, si trovarono di fronte all’esigenza di organizzare quella della signora Maria Antonietta Fogazzari, la sorella, presente al momento della mia entrata, e decisamente debole di cuore. Porgo nuovamente le mie condoglianze, pur essendo consapevole che questo accadimento ha permesso la magra consolazione di uno sconto comitiva.

Il mio inseguimento proseguì per circa 10 minuti, e filò tutto liscio. Arrivato a casa sua, la guardai antrare in casa, e sorrisi, sapendo che lei non avrebbe mai scoperto quello che ho fatto.

Per tutto il tempo in cui la seguii, provai una certa eccitazione. Nulla a che vedere con quello che provavo per Marilena, nulla che mi potesse avvicinare a lei. Non avevo né intenzione di farle del male, né intenzione di dirle qualcosa. Ciò che mi muoveva non era il sentimento per lei, ma  per l’atto di seguirla, per essere in una situazione di potere, su quell’essere che per tanto tempo mi aveva affascinato, che per tanto tempo mi aveva rapito il cuore.

Quindi, la prego signor giudice, non mi chiami “Stalker”, mi chiami semplicemente “inguaribile romantico”»

«Signore, lei ha pedinato per 5 anni una ragazza di 28 anni, l’ha molestata con telefonate oscene, e poi l’ha uccisa in un raptus di follia solo 3 giorni fa. Io la condanno all’ergastolo!»

«Uno ci può provare, no?»

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8 Risposte to “Cronache di uno Stalker”

  1. Mi hai convinto, e questo mi perplime sulla mia sanità mentale.

  2. La domanda che circola in rete da giorni ormai è: ma te l’ha data alla fine o ne stai solo facendo un bel quadretto stile Beatrice “dantesca”?

  3. Cervello_Daltonico Says:

    ancora bravo…..

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