Traffico (ovvero rappresentazione onirico-filosofica del cervello umano)

Clacson, urla, lamenti, chiasso.
Chi urla per passare, chi perchè ha fretta, o qualcuno che vuole solo dar fastidio.
Un ingorgo.
Più che essere fermo, è fotografato.
Non intendo un normale blocco del flusso stradale, ma di quel traffico che tende a formarsi nella testa, quando troppi, troppi pensieri, camminano lenti ed arrivano a bloccarsi ai semafori.

Non si parla di macchine, ma di opinioni; non si vedono camion, ma convinzioni; niente motorini, ma domande senza risposte.

E nella testa,  non si riesce a distinguere una sola voce, un solo elemento, in questo tremendo groviglio: chi deve andare a lavoro, chi a prendere i bambini, o chi deve semplicemente farsi i fatti propri.

Fanno fatica ad uscire dalle strade intasate, a liberarsi, ad andare per la propria strada,  sia perchè in quella strada sono troppi, sia perchè alcuni sono troppo grossi, e proprio non possono circolare al di fuori del quartiere.

E allora? Cosa succede in questi casi? Rimane tutto fermo? Nulla si muove? Se nessuno di questi pensieri, riesce ad uscire, come facciamo a capire chi siamo, come fanno gli altri a capire cosa pensiamo? Cosa ci renderebbe noi stessi?

Fortunatamente, ogni tanto, qualcuno riesce a farsi largo, in questo caos intellettivo: un omino in bicicletta.

Stupidaggini, frivolezze, ironie, battue, chiamale come vuoi. Sono quelle che magari da sole non ti riescono a  portare dall’altro lato della città, ma Dio solo sa quanto possano essere utili in questi casi.

Ed allora accade che, fra il casino dei clacson, dei motori rombanti, dei pensieri profondi, delle scelte di vita, le riflessioni esistenziali o sentimentali, una piccola bici, scarta agilmente ogni ostacolo e vede la luce. Riuscendo a raggiungere il suo obbiettivo, a volte più nobile di quello di una macchina.

 

 

Postilla: Questo pezzettino, lo scrissi più di 2 anni fa. Si nota da come sia brullo, e cacofonico in più punti. Ma mi è sempre piaciuto il pensiero che volevo trasmettere, per questo non l’ho voluto correggere o stravolgere. Con questo, volevo ringraziarti, tu che leggi, per avermi permesso, spero, di essere la tua bicicletta, almeno una volta.
Perchè sono sicuro, che tu abbia fatto lo stesso per me, in più di un’occasione.

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