Novantatrè

Cerco sempre di tenermi la mente occupata per tutto il giorno. Perchè altrimenti, arrivano quei momenti, insopportabili, in cui sei costretto a fare bilanci.
Ogni mattina mi sveglio con l’unico scopo di arrivare alla fine della giornata senza eccessive rotture di coglioni, sperando in qualche tipo di svolta del giorno dopo. Solitamente, mi rendo conto che ciò non è successo, la mattina, verso le 9:20, mentre bevo il capuccino davanti al Pc.

Per questo quando esco, ho bisogno di riempirmi le orecchie con la musica, in modo da non lasciare tempi morti, in cui il mio cervello potrebbe iniziare questo fastidioso processo. Ma purtroppo, capita che, sei in piedi, sull’autobus numero 93.

Ho finito le ragazze da guardare, e sospirando silenziosamente, alzo la testa, appoggiandola sul vetro. Mentre le vibrazioni dell’autobus, fanno tremare il mio cranio, provocando un suono stridulo, quando i miei denti entrano in contatto, mi rendo conto di essere caduto in quel fastidioso vortice mentale. È che non c’è più niente che possa fare.

Nessun sociopatico dice mai esserlo, perchè attirerebbe solo attenzioni non volute. Quindi io non lo sono.
Non lo sono da quando andavo in spiaggia, da bambino, e portavo i calzettoni, perchè mi vergognavo delle cicatrici che ho tuttora sulle gambe, per via di innumerevoli operazioni. La cosa non è mai stata totalmente superata, anche perchè, andando avanti col tempo ne ho gloriosamente aggiunte altre, come un serial killer aggiunge tacche sul suo muro, per ogni sua vittima.
Una buca, mi fa sbattere la testa contro il vetro. Con nonchalance, apro lentamente gli occhi, per cercare la compassione nello sguardo di qualcuno. Ovviamente non la trovo, quindi riappoggio la testa all’indietro e, mentre le mie orecchie sono riempite dall’assolo di tastiera di Roundabout degli Yes, vengo ricacciato in quel bunker che ho lasciato pochi istanti fa.
Ho superato i vent’anni a mia insaputa. Non capisco come ho fatto , senza neanche accorgermene. Nulla è cambiato da quando ero null’altro che un teen-ager.  Ho ancora una soprannaturale capacità nel rendermi ridicolo in ogni contesto. Essendo patologicamente recalcitrante di fronte ad ogni tipo di interazione, fatico ad ambientarmi in situazione nuova. E se per caso ci riesco, tendo a farmi assalire dal nervosismo, ed a mandare tutto a puttane.
Nell’iPod, parte “Gioia e Rivoluzione”, degli Area. Ma sto pensando, e con le canzoni in italiano, sono inconsciamente spinto a seguire le parole, questo interromperebbe il flusso, sarebbe un peccato. I brani casuali mi portano a “Green Grass and High Tides” degli Outlaws. Andrà benissimo.
Non sono uno sportivo, mai stato un donnaiolo, ho solo scoperto di essere  simpatico, cosa che mi porta a creare una sorta di scudo, che, alle cene di compagnia, mi porta ad essere una sorta di Joker, con meno cazzìmma ma con più atteggiamenti compulsivi. Mi sono reso conto che mi piace scrivere, non so se sia un caso, che per la maggior parte io scriva cazzate, per esorcizzare le mie paure, per sdrammatizzare, o solo perchè sono stupido. Ma è una cosa che ho scoperto tardi, e più lo faccio, più mi sembra di aver perso del tempo. Come mi è successo col sesso.
La verità è che mi sento solo, la verità è che mi manca il mio amico, la verità è che mi manca la mia amica, la verità è che non so cosa succederà nel mio futuro prossimo. La verità è che non so niente.
Il vociare delle persone che chiede “permesso” mi fa aprire gli occhi. Nelle mie orecchie parte “Gravity” di John Mayer, una di quelle canzoni che mi da sempre l’impressione di poter cantare. Fortunatamente è la mia fermata.
Mentre scendo dall’autobus, cerco di trarre delle conclusioni, e di lasciare i pensieri fuori dal portone, altrimenti la mia famiglia, se non entro in casa con una faccia sorridente, mi chiede “Cosa c’è che non va?” Odio questa cazzo di domanda.
Quindi penso…il ragionamento che ho appena fatto non può, non deve essere una semplice constatazione. Posso davvero provare a renderlo un punto di partenza?
Mi convinco che questi pensieri possano essermi utili, non solo un motivo per essere di cattivo umore. Questi pensieri mi serviranno, questi pensieri saranno importanti.
Almeno fino al cappuccino di domani mattina.

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21 Risposte to “Novantatrè”

  1. Sniff. Che cosa bella. Anche quello che hai scritto, Dan.
    <3

  2. (Però mi sa che hai letto troppi miei post… :D)

    • Non se ne leggono mai abbastanza di tuoi post. In più sei la miglior spammatrice del mio blog.
      Ma questa è la cosa più vicina ad un post autobiografico che abbia mai fatto.

      • Per quello ti dico, da ossessivo compulsiva ipersensibile provetta succhiellatrice del proprio cervello che in quello che scrive sta sempre metaforicamente a guardarsi l’ombelico, che leggere robe così mi tocca il cuore, perché un po’ so che significa. Grazie di averla fatta, ‘sta cosa.

  3. Troppe lodi, per un lavoro fin troppo grezzo per essere apprezzato. Ma non mi andava di mettermi giù col labor limae. Son solo pensieri, neanche così positivi.

  4. Se non fosse che l’autobus mi fa venire ancora di piu l’allergia a certe persone, verrei con te sul 93.
    Ma solo per vedere il tuo cranio rimbalzato dal vetro. Deve essere fichissimo mentre le tue orecchie sputano fuori musica soffocata.

  5. Daniela Says:

    Sono capitata qui per caso dalla pagina di Zerocalcare, anch’io quando vado a Roma prendo spesso il 93. Magari la prossima volta ti vedrò sbattere il cranio contro il vetro, e proverò la massima empatia perché a me succede sempre nelle trasferte tra Roma e Pescara, e ogni volta mi vergogno moltissimo

  6. Daniela Says:

    Potevamo avere qualcosa di meglio nel destino del nostro nome della tendenza a dare craniate ai vetri degli autobus, che disdetta! Ad ogni modo grazie della gentile offerta, se sabato prenderò il 93 farò attenzione ai rumori sospetti

  7. Daniela Says:

    Quindi indosserai dei pantaloni, magari coi colori dell’Atac così ti mimetizzi

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