La Mia Apocalisse Zombie – 3 – Pianificare

(La grafica è di Chedisagio)

(Continua da qui)

Provo a scrivere ad Emma, ma lei non aveva mai scritto nulla neanche prima di tutto questo casino…

Le scrivo “Ciao Emma, mi chiamo Dan, sono in Italia e la mia carne è ancora fresca. Tu in che condizioni sei?”

Il fatto che abbia aggiunto questo tweet fra i preferiti non è affatto di buon auspicio.

Così mentre mi ero distratto guardando su youtube di gatti che suonavano una pianola, di colpo mi viene in mente che non posso restare a casa per sempre. Le provviste scarseggiano (ebbene sì, faccio la spesa il mercoledì) e prima o poi saliranno anche qui.

È anche vero che non sono arrivati per più di una settimana, magari sono al sicuro. Ma di certo non posso neanche morire di fame. E se esco, poi non sarà così semplice rientrare, devo farmi venire in mente qualcosa. Ma prima devo accertarmi di essere l’unico vivo.
Ma come faccio?

Mentre penso, mi accorgo di puzzare come un cinghiale maremmano umido (vorrei vedere te, senza doccia per tutti quei giorni) così decido di farmi una doccia, anche per rinfrescarmi le idee.

Afferro la mia radiosveglia, che funge anche da casse dell’iPod

Ascolto sempre concerti di musica dal vivo mentre mi faccio la doccia, perchè mi piace sentire una folla che applaude mentre mi tolgo i vestiti.

Appena uscito, asciugato ed andato in adorazione per i miei capelli schifosamente soffici, mi rimetto a pensare.
….
Dovrei trovare qualcuno, ma nessuno mi ha risposto al telefono non cr-

Aspetta. Potrei chiamare quel fagiano di Ernesto.

Ernesto è un mio amico, ragazzo a posto, tranne per il fatto di essere sveglio come un paio di infradito, ed ha un fatale difetto: non rispondere mai al suo cazzo di telefono.

Mentre mi avvicino al cellulare per provare a telefonargli di nuovo, sento dei colpi sulla mia porta.

Lo spavento quasi mi soffoca. Ed ora chi è? Sarà uno zombie? Così educato da bussare? Oddio, ora cosa cazzo faccio?
Mi giro in camera mia cercando qualcosa per difendermi, ma non trovo nulla di adatto. Sono certo che in casa non ci siano armi da fuoco, cazzo.

I miei sono sempre stati dei pacifisti: l’unica volta che mio padre ha fermato un bullo che mi picchiava è stato per spalmargli del “Prep” sulle nocche.

Sul marmo sotto la mia finestra vedo un vecchio regalo di mio padre: una piccola pagaia di legno presa in Canada quasi quindici anni fa.

La imbraccio e mi avvicino alla porta, mentre i colpi si sono fermati. Guardando dallo spioncino, ciò che vedo mi terrorizza. Scorgo sul pianerottolo la terrificante figura di Sergio, il mio portiere. La sua pelle era rovinata, i vestiti strappati ed insanguinati.

Istintivamente apro la porta e lo colpisco dritto in fronte con la pagaia. Sergio cade per terra agonizzante, ma purtroppo non sono riuscito ad aprirgli la testa come avrei voluto. Quindi mi tocca infierire sul corpo per terra, fino a quando il suo cranio si spacca come un uovo di pasqua.

Rientro in casa col fiatone, sporco di sangue e chiudo la porta dietro di me a chiave. Sono ancora sotto shock per quello che ho appena fatto.

Ma mentre ciò che rimane del cervello di Sergio, cola dalla pagaia fino al pavimento, cerco di riacquisire un po’ di lucidità.

Gli ho spaccato la testa. Dio mio.
Ma ho fatto bene, mi servirà come allenamento.
Prima o poi lo incontrerò uno zombie.

Devo uscire, cazzo.

Afferro il telefono, quasi con violenza e faccio il numero di Ernesto.

Squilla.
Squilla.
Squilla…

(*click*)
“Ahò? Ma che sei vivo?”

La solita testa di cazzo.

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4 Risposte to “La Mia Apocalisse Zombie – 3 – Pianificare”

  1. Mhm, spaccare la testa al portiere con una pagaia, un classico. Questa epopea ti serve da alibi per regolare i conti con un po’ di gente, diciamo la verità :D

  2. segno: regalare armi a Dan :p

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