La Mia Apocalisse Zombie – 10 – Le Cronache Di Ernesto

danzombie

Il fiatone comincia a passare, per il momento io ed Ernesto non parliamo…lui guarda la strada, io fuori dal finestrino.
È un periodo strano fra noi 2, dopo la fine del liceo e l’inizio dell’università. Nessuno dei due è una persona a cui vada di mantenere i rapporti…chissà che non serva un’apocalisse zombie per rimediare.

– Ernesto ha avuto un’infanzia tribolata: sua madre ebbe solo un figlio maschio, come sua madre prima di lei, mentre suo padre era un pettinatore di zerbini senzatetto, che morì soffocato dalla sua stessa barba.
La sua famiglia era abbastanza povera, Ernesto, fino a 2 anni, fu costretto a dormire ancora nell’utero della madre. –

Ernesto parcheggia ad un centinaio di metri dal suo portone.

“Pija qualcosa con cui bastonà zombie”

In silenzio, tiro fuori il remo e gli passo la mazza da hockey. Ci avviciniamo con cautela.

I primi passi, Ernesto li compie attorno ai suoi 14 mesi, ma sulle mani.
Visto che nessuno lo corresse, continuò così per circa un anno, ma la madre si rese conto che il piccolo si procurava una media di 7 traumi cranici per ogni rampa di scale che faceva, per non parlare dei problemi che aveva nei bagni pubblici.
Quindi si realizzò che il risparmio delle spese sulle scarpe sarebbe stato presto annullato da quelle mediche, si decise di farlo camminare sui piedi.

Nel tragitto, spacchiamo la testa a qualche schifoso.

“E insomma….come ti va in questo periodo…?”

“Mah…come va a te presumo, ammazzo morti viventi” mi rispose mentre fracassava il naso ad uno di loro.

“No intendo da prima…”

“Ah vabbè…che vuoi che faccia…gioco alla Play…nulla. Al solito”

“Ah ok….”

Silenzio. Di nuovo.

Per il piccolo Ernesto, la nostalgia dei calli sulle mani, che passerà completamente solo raggiunta la pubertà, fu parzialmente lenita dall’ insana e quasi patologica passione per gli animali. E vivendo in una fattoria, ebbe la possibilità di averne parecchi. Il primo fu un piccolo criceto grigio, che però durò molto poco complici sua madre e l’eccessiva somiglianza del criceto con una spugna da cucina in lana d’acciaio.

Arriviamo tranquillamente a casa e ci infiliamo nell’ascensore. E anche lì, silenzio….entriamo in casa.

Poggio lo zaino. Un cenno con la testa di Ernesto mi permette di sedermi sul divano, trovando un po’ di riposo.

Ernesto trova rifugio nell’amicizia con Concetta, l’unica gallina della famiglia.
Il piccolo passava ore ed ore con la sua telecamera puntata su Concetta, aspettando che deponesse un uovo.

Dopo 4 mesi e nessun risultato Ernesto si accorse che stava registrando un gallo e spostò l’obiettivo sulla gallina mosso da un rinnovato entusiasmo, sapendo di avere quasi certamente più possibilità di prima. Passarono altri 7 mesi senza che il piccolo potesse gioire della visione di un uovo.

Ma al 223° giorno la necessità di una doccia e la fusione della batteria della telecamera diventarono più forti dell’ambizione di assistere al miracolo della nascita ovipara. Il piccolo si affrettò a lavarsi e a comprare una batteria nuova, ma un’ora dopo, tornando nel pollaio vide inorridito, come nella peggiore tragedia greca, che l’uovo era stato deposto.

Lo shock fu tale che, dopo aver rimontato la telecamera, Ernesto provò, per riprendere l’accadimento in diretta, provo a reinserire l’uovo da dove era venuto. Ovviamente non funzionò ma per la prima volta, il piccolo poté dire di aver portato la cena a casa.

Ernesto si siede nella poltrona di fronte a me…sono quasi le 9 di sera.

“Vuoi qualcosa da mangià?”

“No grazie Ernè, tranquillo…”

“……”

“………”

“……..”

“Ti ricordi a scuola, Santoni…?”

“Eh si…mi prendeva in giro, mi picchiava, mi fregava pure i soldi…sto stronzo….”

“Eh lo so…il peggio professore che abbia mai avuto….”

“…………..”

“………..”

“………..”

“……….”

“…..Te ricordi Ilaria…?”

“…si certo..”

“Quella di scuola….nà volta ci provai con lei…mi prese in giro, m’ha detto che ero troppo scemo per stare con lei…”

“Eh si…mi ricordo…”

“L’ho vista 3 giorni fa…è morta.”

“Ah….”

“……….godo.”

Scoppio in una fragorosa risata.

Lui accenna un sorriso a denti stretti, quasi sorpreso dalla mia reazione, visto che la sua intenzione non era quella di fare una battuta.
Da lì parte un discorso strano, senza neanche un preciso filo logico.

Una serata a parlare, di ricordi, di speranze, di delusioni, di idiozie.

Noi dentro, i mostri fuori.
Forse era questo quello che volevo.
Quello che mi manca.

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4 Risposte to “La Mia Apocalisse Zombie – 10 – Le Cronache Di Ernesto”

  1. “E’ morta.” “Godo”. Ohsìsìsìsìsìsì.

  2. Ehi ma che bel pezzo! Eppure non dovrebbe sorprendermi, ormai questo blog è una sicurezza.

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