La Mia Apocalisse Zombie – 14 – L’indizio

danzombie

(Continua da qui)

Per la maggior parte del viaggio, io ed Ernesto non apriamo bocca.
Non sappiamo a cosa stiamo andando incontro.
Questa ragazza, prima c’ha messi nella merda, poi c’ha salvato ed ora ci sta portando a casa sua per farci vedere una lettera nel quale le dicono di fare ogni giorno un giro in macchina. La situazione mi puzza.

Non è che vuole fare una cosa a tre? Occazzo, no.

Io Ernesto nudo non lo voglio vedere.
Quell’uomo è peloso come uno yeti, credo abbia i peli anche sui palmi delle mani.
Meglio che dica qualcosa per escludere questa evenienza.
Ma prima di parlare, vengo interrotto da Livia.

“Parcheggiamo qui, casa mia è ad un centinaio di metri, preparatevi a scendere, non ci sono molti zombie in zona, ma non si sa mai”

Io prendo la mazza da hockey, Ernesto la sua da baseball e scendiamo.

La zona sembra deserta, ma è meglio non fidarsi.
Pian piano ci avviciniamo ad un palazzo, che accanto al portone, ha una pila di cadaveri alta 3 o 4 metri.

“Cosa cazzo sono quelli?” chiedo turandomi il naso.

“Cadaveri di zombie…io e mio fratello li abbiamo ammassati per rendere il mucchio alto quanto la nostra finestra. Vivendo al piano terra, gli zombie potrebbero entrarci in casa, così il loro odore non li fa avvicinare”

“Ah, hai un fratello? E dov’è”

“…è in mezzo alla pila di cadaveri”

“…”

Ernesto mi tira una mazzata sulla schiena e sorride, contento del fatto che, per una volta, la figura di merda non l’abbia fatta lui.

Avvicinatoci al portone, ci guardiamo intorno. Sembra tutto tranquillo. Ma all’improvviso sentiamo rumore di calcinacci.
Da un vicolo pieno di macerie, sbuca un gruppo di 6 o 7 zombie vestiti con le magliette di Casapound.

“Cazzo, sono ancora qui!” urla Livia “Pensavo di averli cacciati!”

Gli zombie fascisti, che probabilmente dal processo di putrefazione hanno guadagnato intelligenza e sagacia strategica, ci circondano.

Io ed Ernesto ne stendiamo la metà colpendoli in testa con le mazze. Ma rimaniamo stupiti perchè dai loro crani non esce nulla.
Livia invece ne stende un paio urlandogli degli slogan da corteo, a favore delle unioni omosessuali.

Subito ci precipitiamo nel portone blindato, che Livia apre in fretta e furia, e chiude davanti al muso di quei due o tre zombie squadristi rimasti.

Ancora col fiatone e senza dire niente, seguiamo Livia su per le scalette che portano alla sua porta.
Entrati, posiamo i nostri zaini e ci accomodiamo nel salotto, mentre lei, in silenzio, va verso le altre camere.

Io ed Ernesto ci guardiamo senza ben capire, ma prima che noi potessimo aprire bocca, lei ritorna e ci lancia un foglietto.

Lo apro e dentro c’è scritto:

“Quando ti sveglierai, ti troverai in una situazione assurda. Non impazzire, limitati a fare quello che scrivo in seguito: ogni giorno, alle 9, fai un giro con la macchina per le traverse di zona Piazza Bologna, e poi torna a casa. Capirai tutto al momento opportuno”

“…tutto qui? E tu l’hai fatto?”

“Cosa altro potevo fare?”

“Non hai proprio idea di chi possa averla scritta?”

“Come faccio? È scritta al computer e non è firmata.”

“Non c’era una busta, qualcosa che la contenesse?”

“Si, ma credo di averla buttata…”

“Cercala, per favore…”

Livia va verso la cucina, sentiamo rovistare, e dopo un paio di minuti, ne esce con la busta, tenuta solo con pollice ed indice.

“Tieni.”

“Mmmmmmmmmh…non c’è scritto nulla in effetti…”

Ernesto mi tira uno schiaffo col dorso della mano, sul ginocchio e mi indica l’interno della busta.

“C’è qualcosa lì dentro, eh?”

Subito la apro, e noto un adesivo ancora chiuso, dentro la busta. C’è scritto “HQT”

” ‘HQT’…ma non è il negozio di elettrodomestici, in centro? Quello enorme.”

“Sì…dici che viene da lì?”

“Beh…è un indizio…è più di quanto avevamo stamattina. Che facciamo, andiamo?”

“Boh…e andiamo, cazzo me ne frega. Qua non c’è manco la PlayStation”

Mi giro verso Livia, e la guardo aspettando una risposta.

Lei è a braccia conserte…rimane in silenzi oper un minuto. Poi sospira e dice solo:

“Va bene. Ma domani. Ora riposiamoci”

“Ok………”

Lei sorride.

“Quindi niente cosa a tre?”

Ora non sorride più, anzi ci guarda schifata e se ne va in camera sua, lasciando me ed Ernesto a guardarci.
Il silenzio è rotto solo dalla sua voce, che mi dice:

“Tranquillo, je lo stavo per chiedere io…”

“In caso, occhi chiusi?”

Lui rimane in silenzio, mi porge il pugno, ed io lo colpisco col mio.
Anche questa è amicizia.

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15 Risposte to “La Mia Apocalisse Zombie – 14 – L’indizio”

  1. Molto bello come racconto

  2. “Gli zombie fascisti, che probabilmente dal processo di putrefazione hanno guadagnato intelligenza e sagacia strategica”
    OhLOLonesanto!

  3. Una delle puntate migliori!

  4. davvero fantasioso e interessante come racconto,spero che continui,io adoro le storie di apocalisse zombie,e questa storia mi sta appassionando

  5. “Zombie fascisti”, una tautologia.
    Puntatona, vero!
    (Livia è l’amica del cuore di mia figlia. Con questa tua sono due. Ce n’è un’inflazione!)

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