A.A.

107

Entro.
Tengo la testa bassa, mi vergogno.

Non dovrei, lì sono abituati a vedere gente come me. Ma camminare per quei corridoi è già un’ammissione di colpa.
Vedo le indicazioni per l’aula in cui devo andare e camminando col capo chino, passo accanto alla scritta sul muro che dice “A.A.”.

Non la guardo nemmeno.
Non posso ancora credere di essere arrivato ad un punto tale da portarmi a venire qui.
A chiedere aiuto.

Che poi io neanche ci volevo venire, non credo che il mio problema con l’alcol sia così grave.
Ma i miei genitori…beh mia madre, in lacrime, mi ha pregato almeno di fare la prima seduta, sperando che magicamente mi convincano che io sia davvero malato.

Mi avvicino alla porta indicatami.
Sopra c’è un foglio attaccato con lo scotch con scritto “Sedute collettive”.
La parola “Seduta” mi fa sentire per un attimo un paziente in un ospedale.

Riprendo fiato e busso.
Una voce maschile, ma insolitamente acuta mi dice semplicemente

“Avanti!”

Entro lentamente e davanti agli occhi trovo esattamente l’immagine che credevo di vedere: sedie in circolo, un uomo in maglietta di cotone (l’unico che mi guarda, sorridendo) e circondato da alcune persone di varie età, tutte con lo sguardo basso, come se fossero trascinate a terra dal rimorso.

“Ciao! Benvenuto, tu sei…?” Mi chiede con un falso, quanto irritante entusiasmo.

“…Dan, piacere…”

e gli altri

“Ciao, Dan!” con un entusiasmo paragonabile solo a quello di un proctologo di elefanti.

Questa risposta mi deprime ancora più della situazione in generale.
Sospiro silenziosamente e mi siedo nel primo posto libero, tenendomi la faccia fra le mani.
L’uomo che mi ha accolto prende la parola.

“Allora, Dan…per te è la prima seduta…che ne diresti di parlarci un po’ di te?”

Senza togliere le mani davanti alla faccia dico “Devo proprio…?”

“Sì, Dan…sei qui per questo.”

Mi siedo meglio, sospiro sonoramente ed inizio.

“Ok…ho 22 anni…sono uno studente universitario. Mi manca poco alla laurea…e come immaginate…ho un problema con l’alcol.”

“Quando è stata l’ultima volta che hai bevuto, Dan?”

“Se sono qui, lo sai già…”

“Preferisco sia tu a dircelo…”

“Ok…..mai…non….io…..io non bevo…” dico con la voce rotta.

“Tranquillo Dan, qui sei nel posto giusto…siamo tutti ‘Astemi Anonimi’, non ti agitare…e dicci tutto.”

“Beh…sono astemio da quando ho ricordi…non…non so cosa farci…quando vado nei pub i miei amici mi chiedono sempre se voglio qualcosa…sono sempre costretto a prendermi un succo di frutta…mentre parlano di aneddoti da ubriachi…io non so che dire…ad ogni festa di compleanno, di Laurea…ad ogni brindisi…sono costretto a rifiutare quel dannato bicchiere di plastica. E a Capodanno…Dio mio, il Capodanno…tutti mi guardano come un appestato. Se fate attenzione, vedrete che il tappo dello champagne viene puntato sempre sulla mia fronte, così da stordirmi ed impedire che io possa rovinare la festa.”

“Dio mio…è orribile…e cosa fai al Pub, quando gli altri bevono?”

“Mah…parlo…ogni tanto faccio le barchette con i fazzoletti. Mi riescono bene, sa?”

“…ok…e perchè non bevi, Dan?”

“Ma non lo so…semplicemente non mi piace l’alcol, non mi piacciono le bevande alcoliche, è così strano???”

“Certo che lo è! È una malattia, Dan. Ma noi siamo qui per aiutarti. Qui accanto a te ci sono ragazzi e ragazze che non bevono per tutti i motivi più impensabili: problemi di salute, alcolismo dei genitori, obiettori di coscienza…certo il tuo è il caso più difficile di tutti, perchè non c’è soluzione.”

“Ma scusate…posso farvi una domanda? Ma è così importante che io non beva?”

“Certo che sì. L’uomo è stato concepito per bere, per riuscire a coprire le proprie lacune dal punto di vista delle relazioni sociali grazie all’inebriamento da alcol.”

“Ma sei sicuro…? Cioè, voi fate pure, ma c’è bisogno di trattarmi come un lebroso?”

“No, perchè sei peggio di un lebroso! Pensa a tutti i più grandi uomini della storia: Giulio Cesare, Napoleone, Beethoven, Homer Simpson, Dinamite Bla. Vedi un astemio fra questi? No, anzi bevevano come trichechi. E sono fra le più grandi figure della storia. Tu invece sei una merdina, mi sembra ovvio chi abbia ragione. Astemi come te erano Mussolini e Khomeini. È questo che vuoi diventare, Dan? Un dittatore sanguinario? Perché se è così, non bere. Così sottometterai un popolo e lo sterminerai. L’acqua è la via giusta.”

“Mi sembra un ragionamento un po’ semplicistico. Edgar Allan Poe, Francis Scott Fitzgerald, ed Hemingway distrussero la loro vita dietro all’alcol ed Obelix è astemio. Mi sembrano due ottimi controargomenti.”

Vedo il volto sconcertato del relatore e degli altri nella classe.

“Cosa vorresti dire, Dan…?”

“Vorrei dire che forse, non bere non è poi sta grande tragedia…e che questo posto è inutile…”

Panico in sala.

“COME TI PERMETTI???? STAI PROVANDO A SCREDITARE IL LAVORO DI UNA VITA! Li vedi questi ragazzi? Sono qui da 4 settimane e non toccavano alcol da decenni. C’ho messo sangue, sudore e lacrime per farli tornare a bere. Vedi questo qui? Si chiama Armando, il padre alcolista lo menava con una putrella ogni giovedì e sabato della settimana. Anche il martedì, quando non aveva la serata di burraco con gli amici. Per colpa sua, Armando ha sempre avuto una fortissima repulsione verso l’alcol. E due giorni fa è riuscito a prendersi una stupenda sbronza grazie al quale si è pisciato addosso in metropolitana ed è svenuto nell’ascensore del suo palazzo. Sua madre mi ha chiamato in lacrime ieri, per ringraziarmi. E mi stai chiedendo di negare queste emozioni? No, Dan. Questo non te lo permetto.”

“Stia calmo, non sto di certo denigrae l’alcol. Se volete berlo fatelo…solo non rompete il cazzo a chi non lo fa…”

“Ma tu sei matto. Fortuna che almeno ti droghi!”

“…”

“Dan…non dirmi che neanche ti droghi…?”

“E invece te lo dico…ma non è perchè mi senta moralmente superiore, solo non mi va…”

“Dan, vergognati. Ti devi vergognare! L’essere astemi può portare a gravissime conseguenze: asocialità, depressione, essere testimoni di stupri. Tu non hai davvero paura di tutto ciò? Sei davvero pronto ad essere solo?”

Mi guardo intorno.
Gli altri ragazzi mi fissano a bocca aperta.

Mi alzo e prendo la giacca.

“Penso di sì…arrivederci.”

Esco dalla porta.
Nell’aula rimangono tutti in silenzio per un minuto.

Il relatore prende un bel respiro, sforzandosi di riprendere un tono rassicurante.

“Bene ragazzi, non pensiamoci più. Ricordatevi che voi avete raggiunto risultati strepitosi. Eravate tutti e nove astemi. Ora vi guardo…e mi commuovo. Francesca, tu eri una studentessa modello ed ora…ora sei capace di uscire una volta ogni nove mesi e trovarti in grembo un figlio diverso da padre ignoto. E tu, Gian Gualberto…non sai neanche che ti manca un rene. Voi tutti siete il mio orgoglio. Festeggiamo con una piccola trasgressione. Un brindisi con dell’acqua naturale. Ma solo per questa volta, eh?”

*applausi*

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8 Risposte to “A.A.”

  1. Anche io non bevo, però ogni nove mesi mi cresce ugualmente una cosa dentro lo stomaco che poi devo espellere sottoponendomi ad un’operazione…

  2. Amico mio, non ti preoccupare, la prossima volta mirerò meglio con il tappo.
    Orgogliosamente Tuo, il Banale.

  3. Ho imparato a diffidare degli astemi: astemi erano i due casumani in cui ho avuto la sventura di incocciare. Il secondo, in particolare, non beve, sdegnoso e schifiltoso, né vino né birra né liquori né acqua: solo coca cola, tre litri al giorno.
    Non so se questo c’entri qualcosa col fatto che è psicopatico.

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