2Y

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(Continua da qui)

Sono passati due anni, ma è come e fosse ieri.
E non lo dico perché ricordo tutto perfettamente di quel giorno.

Ma perchè questi due anni sono passati come niente, velocemente, senza lasciare traccia, come un pugno pieno di sabbia che si apre controvento.
Neanche me ne sono accorto, forse perchè non è successo molto, forse perchè sono davvero passati in fretta o forse perchè non avevo a chi raccontarli.
Non più, almeno.

Eppure, da quando se ne è andato, sento di avere meno da dire.
Nell’anno che ho passato a casa sua, per colpa della sua malattia, le mie giornate erano praticamente sempre le stesse: la mattina dovevo studiare e dopo pranzo andavo da lui, cercando di arrivare sempre prima degli altri, per parlare, per raccontare ciò che succedeva fuori.

Però, ogni volta che mi avvicinavo al suo citofono, avevo sempre il timore di essere banale, di non essere abbastanza per lui. Di non essere degno di quella mezz’ora che mi dedicava, prima del caos che gli entrava dal portone quando eravamo tutti lì, nel suo soggiorno.

Ero contento quando avevo qualcosa di cui parlare con lui oppure in quei giorni in cui gli portavo i fumetti, in attesa del giorno dopo, nel quale ne avremmo discusso.
Erano brevi momenti di distrazione, ma capivo che per lui fossero molto di più.

Ora come ora, non saprei cosa dirgli, sarei impaurito di annoiarlo.
Avrei potuto parlargli di quello che mi è successo: cambiamenti in famiglia, traslochi, i soliti ribaltoni nelle relazioni personali.

Ah, poi mi sono laureato.
Ma se potessi parlargliene, direi a lui quello che non ho ancora detto a nessuno: cioè che non è stata altro che una piccola soddisfazione quotidiana, che ho accolto con un timido e finto entusiasmo, simile a quello con cui Super Mario raccoglieva le monetine.

Ed ora, a due anni dalla sua scomparsa, rimango io.
Da solo.

Dopo quel giorno in cui mi disse che ero l’unico di cui poteva fidarsi, per le tante bugie che tutti attorno a lui, continuavano a dirgli.
Dopo quel giorno provai una sensazione a me sconosciuta, cioè quella di sentirmi importante per qualcuno.

Da lì capii che tenevo a lui ed alla sua storia.
E che volevo farne parte.

Ma purtroppo quella storia è finita.Ora sta continuando la mia.

Ma vi dirò,
da due anni, non è più così interessante.

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6 Risposte to “2Y”

  1. non dovresti esser tu a doverlo dire! :* e congratulazioni, per la tua gioia quotidiana ch’è un pezzettino anche mia.

  2. Non so più che commentare, ho finito le parole.
    O forse no.
    Ti ricordi il mio commento dell’anno scorso? Ecco, oggi le cose per me sono tanto cambiate. E sono molto più felice di vivere.
    Ti auguro che succeda prestissimo anche a te.
    (Lo sai? Ci ho pensato proprio ieri che in questi giorni doveva essere il giorno… Io ci penso a te anche se non ti sento più)

  3. Continua la tua.
    Continuala perchè ce piace.
    Continuala perchè serve. Tutto serve.

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