Ridi, Pagliaccio

Clownperpasta

Non è facile saper far ridere.

Specialmente per chi, come me, prova a farlo continuamente.
Ancor di più per chi prova a migliorarsi perché gli piace. Sempre io.

(Intendiamoci, è una cosa bella, un modo per socializzare, per essere ben visti, per dare un po’ di gioia a chi ti sta intorno e tutte quelle puttanate lì)

Doverosa precisazione fra “Saper far ridere” e “Far ridere”:

Sa Far ridere

Guzzanti

Fa ridere

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Sa far ridere

 ricky-gervais

Fa ridere

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Sa far ridere

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Fa ridere

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Fondamentalmente, sono tre i motivi per cui uno vuole divertire gli altri:

1) Perché ti piace veder ridere le persone. E ti piace che sia merito tuo;

2) Come meccanismo di autodifesa, vista l’incapacità di rapportarsi seriamente con il resto dell’umanità;

3) Per ottenere dei vantaggi (Visibilità, considerazione, stima, approvazione e se capita, soldi);

Io sono fortunato, perché li ho tutti e tre.
E, come ho già detto, mi piace provare a migliorarmi in questo campo, essendo uno dei pochi in cui mi piaccia muovermi.

Per farlo mi serve tanta pratica (Parlando, scrivendo, spesso anche stando zitto) e anche tanto studio. Perché sì, sembra strano, ma studio anche.

Ma ci sono anche dei lati negativi.
Prima di tutto la meccanizzazione del processo. In pratica, come in una sorta di deformazione professionale (pur essendo solo un passatempo) ormai quando sento qualcosa di anche solo lontanamente avvicinabile all’umorismo, tendo a trattarlo come se l’avessi prodotto io, analizzandolo, criticandolo.
Insomma, sono diventato un rompicoglioni.

Ma la cosa peggiore di tutte è che non ridi più.
Non come prima almeno.

Cattura
(Non mi sto paragonando a Louis C.K. ma volevo giusto darvi un’idea. Tra l’altro, questo episodio assomiglia spaventosamente al mio ultimo anno di vita. Ma andiamo avanti)

Il problema è che il tuo livello di stimolazione diventa molto più alto del normale. È come per chi studia per diventare chef, se lo porti da Mc Donald’s, corre in bagno a vomitare.
Ma anche se si va in un ristorante decente e tutti gli altri apprezzano il cibo, lui romperà i coglioni, non mostrandosi mai totalmente soddisfatto. Così nessuno vorrà più andarci a cena assieme.

Lo stesso è per me. Fondamentalmente è questo che mi rende un disagiato incapace di avere rapporti con altre persone, sapendo che difficilmente la compagnia di qualcuno riuscirà a diverirmi.
Ma sarebbe sbagliato ridurre solo a questo la mia vita di merda.

Cattura

Inoltre, so che qualcuno che legge questo blog ( addirittura 2 o 3 su 4) ha il mio stesso hobby, quindi in caso, datemi conferma di questa bizzarra teoria.

Ma una domanda vorrei farvela: vi ricordate l’ultima volta che avete riso fino alle lacrime?

Intendo una bella risata, non quella ventrale, ma quella di stomaco e polmoni, come dice Dario Fo. (Visto che studio?)
Quella che ti fa ridere e dopo ti lascia quel filino di gioia, quasi la voglia di abbracciare chi te l’ha procurata.

Se ve la ricordate fatemi un favore: ringraziate la persone che ve l’ha fatta fare. O che vi ha mostrato ciò che ve l’ha fatta fare.
Fatelo perché se lo merita, ve lo dice uno che un paio di persone che lo facevano ridere così, le ha perse.

Perché con questa crisi è il miglior regalo che vi possa fare, specialmente se siete nella mia condizione.
(Se non ci fosse la crisi invece, una PS4 non sarebbe una cattiva idea)

Perché vi dico tutto questo?
Principalmente perché ne ho voglia.

In seconda battuta, per spiegarvi uno dei motivi per i quali la mia vita sia così miserabile.

Infine per dirvi che sto lavorando ad una nuova cosa
È un altro racconto, più lungo di quello sugli zombie.
(Che, se non avete letto, potete scaricare ancora dal link nella colonna a destra. E se l’avete già letto e vi è piaciuto, ditelo a qualcuno.
Non è una preghiera per pubblicità, è che non sono abbastanza coraggioso per spargere la voce)

Comunque il racconto sarà ancora più massiccio e, probabilmente, vi parteciperanno anche un paio di amici (se non si offendono nell’essere chiamati così).
Doveva cominciare ad essere pubblicato in questi giorni, ma cazzi personali ed alcuni ritardi su altre cose mi hanno fatto decidere di finirlo tutto e poi farvelo leggere.

Mi ci vorrà qualche mese, quindi penso che ve lo beccherete dopo l’estate.

Non mollerò il blog, ho 1 o 2 pezzi in mente (Per uno attendo ordini dall’alto) quindi qualcosa la lascio qui di sicuro.
Spero davvero che questo racconto vi faccia divertire.
Spero che le cose che metterò nel frattempo facciano lo stesso.
E spero che chi visita spesso questo blog (sempre i soliti 4) si sia fatto almeno una risata leggendolo.

Se è così, vi voglio sinceramente bene.
Stavolta non sto scherzando.

Dan

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10 Risposte to “Ridi, Pagliaccio”

  1. l’ultima volta che ho riso fino alle lacrime è stato l’anno scorso, in una chiesa a san francisco.
    Sì, lo so. Sono una brutta persona.

    • Dipende da cosa ha provocato la risata. Se era un sermone, era comprensibile.
      Se erano due che si sposavano e si giuravano amore eterno…ancor più comprensibile.

      • Era durante il sermone, solo che ad un certo punto ha iniziato a raccontare che qualche giorno prima, per il suo compleanno, era stato invitato a cena dalla signora Obispo. E nel bel mezzo della cena si era sentito male. Temendo si trattasse di un infarto è andato al pronto soccorso, dove gli hanno spiegato che il suo cuore stava benissimo e che si trattava di reflusso gastrico.
        Stavo per morire.

      • Sei sicura che fosse un uomo di chiesa e non Bill Crosby?
        Uno show del genere lo vedrei di sicuro.

  2. Abbastanza sicura, sì. Era in una chiesa, stava davanti all’altare, parlava e la gente lo ascoltava.
    Noi eravamo entrate per visitare la chiesa, che è una delle più vecchie di s.francisco, ma, visto che c’era ancora messa ci siamo sedute al fondo per non disturbare. Ed è stato bellissimo, anche se trattenersi dallo scoppiare a ridere è stato faticosissimo.

  3. Confermo su tutta la linea il discorso del non saper ridere come prima e della serie di disagi sociali che comporta cercare di far ridere come mestiere. L’unica differenza tra me e te è che almeno io mi sono PRIMA trovato una donna e POI ho cominciato a scrivere.

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