Sympathy For The Devil – 5 – L’ignavo

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Gli Ignavi sono una categoria particolare, che mi ha sempre affascinato.

Sono coloro che in vita non hanno mai preso una posizione definita, né a favore del bene né a favore del male.
Solitamente si racchiudono in una dimensione egoistica, non prendendosi la responsabilità delle loro azioni.

L’Ignavia è diversa dalla pigrizia: essa è la mancanza di volontà, che porta alla neutralità, all’adeguarsi alle idee dei più forti.

Questi peccatori (che in fondo peccatori non sono, ma sono comunque dannati) non sono neanche degni dell’Inferno, infatti vengono lasciati nell’Antinferno, condannati a rincorrere all’infinito un’insegna, punti da vespe.

Come dicevo, mi hanno però sempre incuriosito.
La mancanza di volontà nel vivere la vita è una delle trovate più deliziosamente geniali che abbia mai avuto.

Non solo gli umani si dannano con le loro azioni, ma lo fanno anche con l’inerzia, senza far nulla.

La considero una piccola vittoria nei confronti di Dio.
Sono riuscito ad assicurarmi il 50,1%% dei possibili comportamenti dell’uomo.

Splendido.

Ignavo
(L’Ignavo – @Matnessme)

Mentre sfoglio i profili di questi grigi esseri umani, uno di loro attira la mia attenzione.

«Cleo, per favore puoi venire un secondo?»

«Eccomi, Signore. Mi dica.»

«Qui deve esserci un errore. Pare che questo soggetto abbia solo 24 anni.»

«Mi faccia vedere…sì, confermo. Ha 24 anni.»

«E com’è possibile…?»

«Cosa, Signore?»

«Che sia un ignavo? Ha solo 24 anni, come cazzo fate a dire che non farà nulla per il resto della sua vita? Non capisco come sia possibile classificarlo di già come un ignavo, ci deve essere un errore.»

«Nessun errore, Signore. I profili vengono controllati ogni giorno. Se è qui, vuol dire che è un ignavo.»

Sto per mandare lei e tutti gli addetti dell’archivio a fare in culo, ma mi fermo.
Forse è questo quello di cui parlava Dio…forse esistono davvero nuovi modi per peccare, che io non conosco.

Se prima questo ragazzo aveva la mia curiosità, ora ha la mia attenzione.
Riapro il suo fascicolo.

«Si trova a Roma…bene. Allora si va in Italia.»

Mi precipito subito verso sezione trasporti.
Sono eccitato, quasi euforico.

Non vado sulla Terra da tantissimo tempo, mi sento come un trentenne che sta per buttarsi in una vasca con le palline.

Ponzio e Adolf mi aspettano davanti alla porta. Il primo mi ferma.

«Signore, sta già andando?»

«Si, Ponzio, vado adesso.»

«Come si presenterà a quel peccatore? Gli apparirà in casa come al solito?»

«No, vorrei evitare di fargli cacare le viscere dallo spavento. Mi presenterò con una forma umana.»

Finita la frase, mi trasformo.

Ho deciso per una forma molta semplice.
Sono un uomo sulla trentina, lo stile è quello di uno di questi presuntuosi e strafottenti agenti immobiliari: magro, sotto il metro e ottanta, spalle larghe ma non muscolose, assolutamente senza addominali scolpiti ma con la pancia piatta, capelli corti e cotonati con delle basette che dovrebbero essere punite con la pena di morte.

Ho la giacca ma non la cravatta, perché la cravatta è per i vecchi.
Uno di quei tipi viscidi che hanno l’aria di considerare la stretta di mano come un contratto vincolante (cosa che tra l’altro, mi rispecchia molto).

«Vado ragazzi. Adolf, ti affido il baraccone, come al solito.»

«Lasci fare a me, Signore.»

«Ponzio, non ti affido un cazzo, come al solito.»

«Farò del mio meglio.»

Subito scompaio.
Ricompaio in un vicolo, al centro di Roma.

La giornata è afosa, quanto basta per farmi sembrare ancora più borioso per la mia ostinazione nel tenere la giacca e la camicia anche quando non sono in servizio.

Mi avvicino al portone del soggetto.
Sto per citofonare ma subito prima una vecchietta decide di uscire.
Ne approfitto e le tengo il portone aperto.

«Oh, che bel giovanotto. La ringrazio!»

«Grazie a lei, signora.»

La lascio passare e lei mi sorride

«Grazie, buona giornata.»

«Buona giornata a lei, signora. Ci vediamo fra due settimane.»

La signora mi sorride stranita, interrogandosi su cosa volessi dire.
Adoro le vecchiette, sembrano tanto innocenti, nessuno sospetterebbe mai che quella donna è antisemita.
Riconosco ancora un peccatore al primo sguardo.

Mi avvicino alle scale fischiettando, tronfio di questo piccolo successo.

La casa è al primo piano, probabilmente per permettere al ragazzo di non lamentarsi neanche del malfunzionamento dell’ascensore.
Finalmente sono davanti alla porta e suono il campanello.

Non risponde nessuno, ma vedo da sotto la porta l’ombra di due piedi che si avvicinano.
Sento il rumore del copri-spioncino che viene spostato.
Sorrido in direzione di esso

Prima che possa dire nulla sento una voce che mi ammonisce.

«Non mi serve niente, grazie.»

«…lo so Dan, non sono qui per venderti nulla. Sono venuto a parlare con te.»

Il silenzio che segue è un mix di paura e sorpresa, come quelli che piacciono a me.

Sento il rumore della gomma appiccicata al parquet dei suoi calzettoni antiscivolo che si stacca.

E sento che il ragazzo comincia a togliere le mandate.
Apre la porta lasciando attaccato il chiavistello.
Da quel poco che si intravede, noto solo un occhio marrone che mi guarda.

«Mi conosci?» mi chiede.

«Non ancora, Dan. Non ancora.»

(Continua qui)

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