Sympathy For The Devil – 6 – L’Ignavo

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

«…insomma? Chi sei? Come sai il mio nome?»

Sorrido malignamente.
È il momento che preferisco.

«Per favore, permettimi di presentarmi. Sono un uomo facoltoso e di buon gusto. Sono stato in giro per molto molto tempo, rubando anime e fede a molti uomini. Piacere di conoscerti, spero tu possa indovinare il mio nome.»

«Sei Satana?»

«…cos…»

«Sei il Diavolo?»

«…»

«…»

«…cosa…come hai…?»

«Senti, scusa, non voglio essere scortese ma ho da fare. Mi rispondi o devo chiuderti la porta in faccia?»

Brutto ragazzino del cazzo.
Questa mia missione non poteva cominciare peggio.

Non solo mi interrompe e capisce chi sono, ma fa anche lo strafottente.

Mi riprendo dal mini-shock per non aver completato la mia presentazione.

«Esatto Dan. Sono il Diavolo» dico provando a ridarmi un tono.

«E che vuoi?»

Come “E che vuoi?”

Cristo santo, ero partito con l’idea di non ammazzarne nessuno ma credo che se sono tutti così, sarà dura.

«Sono venuto per te Dan.»

«Vabbè…entra, dai.»

Non sono certo che questo ragazzo abbia tutte le rotelle a posto.

Non solo sa che sono il Diavolo ma mi invita in casa sua come se stesse parlando con un cane randagio?? Non posso tollerare questa sua mancanza di rispetto ed entrare senza dir nulla.

Entro senza dire nulla.
E finalmente associo un corpo alla voce.

Non è né alto né basso, ha dei corti ma folti capelli neri in testa,  con qualche curiosa striatura di bianco.

Non sembra vestito come qualcuno che aspetta visite: indossa una maglia grigia visibilmente larga mentre due gambe stranamente magre spuntano dai pantaloncini, finendo poi con un’insolita accoppiata di calzettoni e pantofole.

Neanche mi guarda entrare perché si gira immediatamente verso la televisione alzando le braccia in segno di disappunto.

«Che cazzo» esclama sbuffando «se n’è andato!»

«…cosa succede?»

«Il mio amico, con cui stavo facendo una partita online di FIFA14 se n’è andato. M’hai fatto mettere pausa e lui si è rotto le palle di aspettarmi. Grazie, eh?»

Non riesco a rispondergli come si meriterebbe, perché stranito da come nulla di ciò che fa o dice abbia un senso. Specialmente dopo aver saputo chi sono.

«Siediti, va…» mi dice porgendomi un joystick della PlayStation.

«Come scusa?»

«Siediti. Hai fatto andare via il mio amico, ora mi serve un altro giocatore. Sai come si fa, vero?»

«Sì, lo so ma-»

«Allora non rompere il cazzo e gioca.»

Mi siedo su un bizzarro divano azzurro nel suo salone, lui poggia il culo su una chaise longue dello stesso colore cominciamo a giocare.
Per i primi 3 minuti di partita nessuno dei due dice una parola.

Ogni tanto butto un occhio su quel curioso ragazzino.
Lui non toglie lo sguardo dallo schermo, con le palpebre non totalmente sollevate.

Gioca troppo bene per avere una vita sociale, ma questo era abbastanza prevedibile.

Dopo un po’ una domanda mi viene spontanea

«Come hai capito che sono il Diavolo?»

«Non hai una cartellina» mi risponde immediatamente, con gli occhi fissi sulla partita.

«Eh?»

«Chiunque di voi scassapalle, non brutti abbastanza per trovarsi un vero lavoro ma non belli abbastanza per fare i modelli da “Abercrombie & Fitch”, ha una cartellina. Poi sapevi il mio nome e ti sei presentato con l’inizio di “Sympathy for The Devil” dei Rolling Stones. Questi fighetti non conoscono musica del genere. Inoltre, se uno volesse fingersi il Diavolo, non si presenterebbe in un modo così banale o rischierebbe di essere scoperto. Quindi le opzioni sono due: o sei il Diavolo oppure sei un agente immobiliare intelligente abbastanza da capire questo ragionamento. Mi sembra più probabile la prima.»

«Ah…davvero l’hai capito solo da questo?»

«Sì l’ho capito solo da questo, son mica deficiente. I passaggi filtranti falli alti, sennò la difesa la intercetta»

«Ah si, scusa…e comunque quella frase è mia. Mi presento così dalla notte dei tempi.  Mick Jagger me l’ha solo rubata, una notte gli sono apparso in sogno per provare a portarlo nel tunnel dell’alcolismo ma dopo 5 minuti ho capito che il mio operato non serviva e ci siamo sbronzati.»

Dan non fa una piega.

«Com’è l’Inferno?»

Rimango sorpreso da come interagisce con me, senza curarsi della mia identità.

«…intendi in questo periodo dell’anno o in generale? Come si fa il passaggio alto?»

«In generale. L1 e triangolo»

«Hai studiato la Divina Commedia a scuola?»

«Sì, purtroppo…»

«Ecco, è così…»

«Vuoi dire che Dante c’ha azzeccato? Oppure che ha davvero fatto quel giro da voi?»

«No no, l’ha fatto davvero. Ci ha fatto credere di essere venuto per riparare la caldaia.»

«Wow.»

Un secondo dopo segna il gol del vantaggio. 1-0.
Non esulta, anzi mi fa un mini-cazziatone perché devo passargli prima il pallone sennò finisce in fuorigioco.

«Vabbé» mi dice riprendendo a giocare «…perché sei qui? Vuoi la mia anima?»

«No Dan, tranquillo, non voglio la tua anima. Sono venuto per parlare con te.»

«Satana è venuto a parlare con me? E perché? Io non sono nessuno.»

«Proprio per questo. Vedi Dan, devi sapere che sto cercando informazioni su quelli che diventeranno dannati. E tu sei uno di quelli.»

«Cazzo…andrò all’Inferno? Per cosa? Fammi indovinare…..pigrizia? Oppure sapete già che strangolerò il mio amministratore di condominio?»

«No Dan, non andrai esattamente all’Inferno, sei un ignavo.»

«Cavolo.»

«Già…»

Nei pochi secondi di silenzio, segno il 2-0 con un bel tiro al volo.
Mi giro verso di lui come a cercare la sua approvazione.
Ma lui niente, continua a giocare impassibile.

«E quindi…?» mi chiede dopo un po’.

«Quindi cosa?»

«Che ne so…è una procedura normale? Avvertite tutti quanti quelli che verranno all’Inferno?»

«No, no. Non c’è nessuna procedura. E poi, come ti ho detto sei un ignavo, vuol dire che non andrai neanche all’Inferno ma che rimarrai nell’Antinferno. Volevo che tu mi spiegassi il perché.»

«Il perché di cosa?»

«Come fai…? Come fai ad essere un ignavo?»

«E che cazzo ne so, me lo stai dicendo tu. Siete voi a deciderlo, che vuoi da me?»

«No, non hai capito…è da molto tempo che ho perso di vista voi uomini. E non sono più sicuro di riuscire a capirvi. Tu hai solo 24 anni. Eppure all’Inferno sono già sicuri che sarai un ignavo, non capisco come sia possibile. E voglio saperlo da te. Dimmelo. Dimmi chi sei. E come è possibile che la tua vita sia già segnata come buttata via, senza infamia né lode.»

3-0 intanto. Partita chiusa.

«Lo vuoi sapere davvero?»

«Sono qui per questo»

Dan inspira ed espira rumorosamente col naso.

«…ogni notte, dopo aver spento la luce, vado a dormire con la flebile speranza di una svolta nella mia vita, puntualmente disattesa la mattina dopo, mentre sto bevendo il mio cappuccino. Non ho nessun tipo di aspirazione.»

«…va bene…»

«Ho dei desideri, certo, ma nessun impulso né voglia di mettermi in gioco e rischiare. Non ho amici, parlo a malapena con la mia famiglia e non sono più vergine solo per la legge dei grandi numeri.»

Lo guardo aggrottando leggermente la fronte perché non mi aspettavo tanta sincerità così all’improvviso.

«Ho capito…»

«Ogni volta che penso che le cose possano andarmi peggio, sento una vocina nella mia testa che mi dice “È una sfida?”. Non sono né bello né brutto, semplicemente esisto.»

«Chiaro.»

«Preferisco di gran lunga passare una serata a casa da solo che uscire e correre il rischio di sedermi in un pub e voler fuggire dopo 5 minuti, difatti la mia vita sociale è quella cosa che mi succede quando non c’è niente di interessante in Tv.»

«Ok.»

«Sono infantile, ingenuo, le persone che mi conoscono parleranno bene di me solo al mio funerale. Che io non voglio, perché non sono cattolico, ma mia madre romperà il cazzo di sicuro.»

«Capisc-»

«Sono astemio ma faccio comunque meno schifo di chi beve birra analcolica.»

«No aspetta, questo che c’entra?»

«Non ho mai avuto una ragazza, non ho autostima e la mia macchina ha talmente tanti difetti che comincio a pensare sia una metafora.»

«Sì, ma-»

«E l’unica volta che mi succede una cosa che valga la pena di raccontare è quando Satana bussa alla mia porta per dirmi che a 24 anni sono già destinato ad una vita senza infamia e senza lode. Non che avessi un dubbio su questo, ma ora ho la certezza che morirò esattamente come ho vissuto. Morendo.»

«…»

La partita finisce.
3-0.

Dan poggia il joystick sul parquet, sbuffa ed incrocia le dita delle mani senza guardarmi.

«…ed ho anche il cazzo piccolo.»

Splendido.
Assolutamente splendido.

24 anni e già parla come un vecchio pastore che crede di aver buttato via la sua vita.

Non solo, lo ha rivelato al Diavolo.
Mentre giocava con lui alla PlayStation.

A quel punto provo a buttarla lì.

«…hai mai pensato al suicidio?»

«Mah, un paio di volte. Mi sparerei se non sapessi che in questa casa devo sempre pulire tutto io!»

«Non fa una piega. Anche perché poi finiresti nel cerchio dei violenti. Poi mi sembra normale che tu abbia paura della morte.»

«Non so se ho davvero paura della morte…»

«Ah no?»

«Ma no. Come si fa ad avere paura di una cosa di cui si ha la certezza? Ho più paura di sapere chi mi siederà vicino al matrimonio di mia sorella il mese prossimo.»

Ridacchio.

«Hai sempre la battuta pronta, eh?»

«Non ho altra scelta…»

Non ho altro da sentire.
Poggio le mani sulle ginocchia per tirarmi su e espiro in modo da farmi sentire.

«Grazie della partita, Dan.»

Lui mi guarda come se non fosse successo niente, con gli occhi semichiusi

«Te ne vai? Tutto qui?» mi chiede, quasi dispiaciuto.

«Sì Dan» gli dico, sistemandomi il colletto della camicia «Ho sentito quello che dovevo sentire. Ora vado.»

Mentre mi avvicino alla porta, inaspettatamente mi rivolge nuovamente la parola.

«Posso farti una domanda?»

Mi giro, con la mano già sulla maniglia.

«Certo, dimmi»

«Il fatto che tu me lo abbia detto e non abbia fatto qualche cosa di strano – che ne so, tipo cancellarmi la memoria stile “Man in Black” – vuol dire che anche se lo so…non potrò farci niente?»

Sorrido.

«Esatto, Dan. Ormai il tuo destino è quello. Mi spiace ma è così. L’unica cosa che mi differenzia da Dio è che io ci guadagno col vostro libero arbitrio.»

Dan incurva la schiena, chinando la testa sulle sue gambe incrociate e grattandosela nervosamente.
Poi si tira su e sbuffa.

Mi guarda e non dice nulla, rassegnato.
Sappiamo tutti e due che dopo che me ne sarò andato riprenderà a mangiare gelato e a giocare alla PlayStation.

Il ghigno sulla mia faccia è ormai incancellabile, anche perché ovviamente quella che gli ho detto è una bugia.

Potrebbe benissimo cambiare la sua vita, specialmente ora che è consapevole della direzione in cui sta andando. Sembra un ragazzo intelligente.

Ma sono pur sempre il Diavolo e togliere la speranza ad un uomo è il modo migliore per fiaccare il suo spirito.

E poi mi è simpatico, sarà uno spasso averlo accanto per l’eternità. Almeno a mensa potrò parlare con qualcuno di piacevole.

«Bene Dan, è stato un piacere conoscerti. Ci vediamo all’Inferno.»

Dan sorprendentemente si alza, come per accompagnarmi fuori.

Ormai è già passato alla fase dell’accettazione, lo capisco dal suo sguardo.
Inaspettatamente, mi mette una mano sulla schiena per salutarmi.

«È così brutto?” mi domanda curioso.

«Cosa? L’Inferno?»

Annuisce.

«No, tranquillo. Oddio, forse sono di parte. Ma ti ci abituerai. Ora torna ai tuoi videogiochi. Se vuoi, te ne faccio trovare un po’ già pronti lì da me.»

«Sarebbe splendido.» mi risponde accennando per la prima volta un sorriso.

Io lo guardo per l’ultima volta e gli faccio un cenno con la testa.

«Ciao Dan, buona vita.»

Mi giro ed incomincio a scendere le scale senza guardarlo, anche perché so che lui chiuderà subito la porta per tornare alla sua banale, deprimente e dannata routine giornaliera.

Sarà un viaggio interessante.

(Continua qui)

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