Sympathy For The Devil – 7 – Il Goloso

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Mi basta girare l’angolo per controllare se non mi vede nessuno e risprofondare all’inferno.

Appaio improvvisamente nella sezione “Trasporti” e con uno schiocco di dita, torno alle mie sembianza ordinarie, scheggiando il soffitto con le corna e sbriciolando l’intonaco.

Esco col collo ritirato, evitando lo sguardo inferocito della donna delle pulizie.
‘ste messicane, quanto sono permalose…

All’uscita incontro subito Ponzio e Adolf.

«Come è andata, Signore?» mi chiedono quasi in contemporanea.

«Siete diventati un coro?» gli domando ironicamente «Comunque bene, molto bene. Anzi, fatemi un favore. Dite a Giuda di avviare le pratiche per spostare l’Antinferno nell’Inferno vero e proprio. Poi vi spiego.»

Adolf annuisce e va a chiamare Giuda.
Ponzio mi guarda dubbioso.

«Quando incontrerà il prossimo, Signore?»

«Subito! non vedi che sono carichissimo?»

«Ma sono le 10:40…»

Mi fermo.

«Ok, hai ragione. Vado.»

Ogni giorno, alle 10:45 devo necessariamente andare al bar dell’inferno e prendermi un tramezzino pomodoro e tonno, altrimenti non riesco a carburare.
E questo Ponzio lo sa bene.

Ma non è solo per il tramezzino, è che a quell’ora scaricano qui giù le anime morte il giorno prima. Ed è sempre divertente vedere le facce di chi capisce di essere finito all’Inferno.

Arrivo al bar, giusto in tempo, non devo neanche parlare per avere il mio tramezzino.
Lo prendo e poggiando i gomiti sul bancone lo comincio a mangiare, guardando il pavimento.

Ho fatto fare il pavimento trasparente visto che il bar si trova esattamente dove arrivano i morti, così ho un posto in prima fila ogni mattina.

Le anime arrivano a gruppi di 10, così possono disperarsi senza fare troppa confusione.
Quelli più sconvolti, e quindi quelli che mi piace più osservare, sono quelli che non hanno paura della morte perché la loro disperazione è doppia.
Sia per aver capito che la vita è finita, sia perché capiscono di essere all’inferno.

E parliamoci chiaro, ormai quelli così sono la maggioranza.
Gli uomini hanno perso la paura della morte, basta vedere come attraversano la strada.

Anzi, per la maggior parte delle persone non c’è proprio più la percezione stessa della morte.

Forse è colpa della globalizzazione, il sentire continuamente notizie tragiche da tutto il mondo ha fatto diventare la morte una componente della vita stessa e non più la fine di essa.

Prima aveva una sua utilità “sociale” diciamo: per i religiosi era il momento del giudizio finale, per gli atei la fine di tutto, per i nipoti del morto il momento in cui finalmente si beccavano l’eredità.
Ma per tutti era comunque una spinta per vivere.

Ora la morte è qualcosa di lontano, gli uomini la vedono come una cosa che si sente nei Tg o si vede nei film ma che a loro non accadrà mai, come le multe.
Basta vedere come se ne fottono i passeggeri degli aerei quando le hostess spiegano le procedure di sicurezza.

Sono proprio quelli così che si disperano di più: urlano, spingono via i demoni che sono lì solo per spiegargli dove devono andare, alcuni provano anche a prendersi a schiaffi per vedere se stanno sognando.

Ed io sto lì, a guardare questo spettacolo, uomini che si rendono conto della loro fragilità, cadendo da un trono che si sono costruiti da soli.

Dopo qualche minuto solitamente mi ricordo di essere il capo e che non voglio inquilini che disturbino la quiete dell’eterna dannazione.

Quindi normalmente vado da loro e dopo essermi presentato, prendo sottobraccio il più rumoroso e per tranquillizzarlo gli dico

«Avanti, la morte non è poi così male. Hai mai notato che i teschi sorridono tutti?»

Spesso funziona.

Ma oggi ho da fare.
Finisco il mio tramezzino e dico agli addetti di pensarci da soli.

Lentamente mi muovo verso l’archivio delle anime e mentre le urla dei nuovi arrivati vengono silenziate dalla chiusura delle porte automatiche dell’ascensore, mi chiedo che dannato potrei scegliere stavolta..

Entro senza bussare e Cleopatra si spaventa.

«Scusa Cleo» Le dico sorridendo «ma sono lieto di vedere che eri concentrata sul lavoro.»

«Si figuri Signore, mi era appena arrivata una segnalazione e stavo dando uno sguardo.»

«Splendido!» le ribadisco indicandola con l’artiglio del mio indice destro.

Lei arrossisce e torna al lavoro.
Io mi avvicino alla pila di faldoni.

Prendo il terzo dall’alto e ne tiro fuori una cartellina a casaccio.
Riguarda un umano che finirà nel girone dei golosi.

(Continua qui)

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