Sympathy For The Devil – 9 – Il Goloso

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

«Ciao Phil!» urla il ciccione al vecchietto, che subito chiude anche le tende della finestra che dà sul giardino «Hah! È un grande!»

«Tu sei Horace?» gli domando incominciando a camminargli accanto, vista la scarsa velocità del suo mezzo.

«Sì, bello. Piacere. Tu chi sei?»

Mi schiarisco la voce.

«Per favore, permettimi di presentarmi. Sono un uomo facoltoso e di buon gusto. Sono stato in giro per mo-»

«FIGA, LA SO!» urla lui, interrompendomi.

Subito comincia a smanettare sul suo iPod attaccato alle casse.
Dopo qualche secondo, parte “Sympathy For The Devil” nella versione dei Guns N’ Roses e lui si prodiga in un timido headbanging.

«Anche a te piace il rock, vedo.» mi fa.

«Oh, non immagini quanto…»

«Sei un grande. Ti sei trasferito qui da poco?»

Il tempo di inspirare per rispondergli che lui affonda la mano nel secchiello di KFC con la quale riesce a sollevare tre o quattro ali di pollo contemporaneamente per poi spingersele violentemente in bocca, come un amante focoso fa con le labbra della sua donna o con la figa della sua donna o con il buco del culo della sua donna.

Leggermente schifato dall’alone arancio che si è formato intorno alla sua bocca, gli rispondo.

«No, sono venuto qui per te.»

«Sei un altro strizzacervelli?» mi fa sputacchiando.

«No…strizzacervelli?»

«Sì, i vecchi del quartiere hanno già provato a farmi parlare con uno di quelli. Ma lui poi ha dovuto bisogno di uno strizzacervelli a sua volta. Che a sua volta ne ha avuto bisogno e così via…»

«Perché c’hanno provato?»

«Mah…» si dà due colpi sul petto per buttare già il boccone e poi ricomincia a parlarmi agitando una coscia di pollo come se fosse una bacchetta magica «La verità è che in questo quartiere sono tutti dei musoni rompiscatole. Sono brave persone, eh? Ma da quando sono arrivato non fanno altro che lamentarsi di quello che faccio. “Horace di qua, Horace di la, Horace fa troppo rumore, Horace mangia troppo”. Perché non so se hai notato ma ho un lieve problema di peso»

«Non mi dire.»

«Eh lo so, è il verde acqua che sfina.»

«Ce l’hanno con te perché mangi troppo?»

«In realtà non è proprio per quello…se la prendono per alcune cose che faccio, tipo la storia della mucca.»

«Mucca?»

«Sì, ho rubato una mucca…»

«…hai rubato una mucca?»

«Sì.» mi risponde con un filo di orgoglio.

«Dove cazzo l’hai trovata una mucca?»

«L’ho presa da Salazar, il contadino boliviano che ha il mattatoio all’incrocio fra la sesta strada e la trentaduesima.»

«Perché l’avresti presa?» gli chiedo.

Prima di rispondermi prende un bel sorso da un bicchierone di carta con il logo della Coca-Cola.

Diet.
come se aiutasse.

«Amo il formaggio» mi dice ruttando «Penso sia la cosa più clamorosamente deliziosa di questo sistema solare. Una volta ho fatto un bagno di 4 ore in una vasca piena di formaggio cheddar fuso e l’ho bevuto tutto. Gli altri bagnanti della piscina non la presero bene.

«Pensa te…»

«Comunque, ho preso la mucca perché su internet avevo letto che il formaggio viene dalle mucche, ma poi ho capito che dalle tettarelle non esce direttamente sotto forma di brie e che avrei dovuto mungerla e poi lavorare il latte. E sai, so che è dura da credere visto che ho un aspetto sportivo, ma sono un tipo un po’ pigro.»

«Sei una continua sorpresa.»

«Considera che i sacchi della spazzatura li compro già pieni. Vabbè, dicevo, ho capito che non avrei potuto farci nulla con quella mucca così ho deciso di usarla per la carne.»

«L’hai riportata al mattatoio?»

«Stavo per farlo ma proprio mentre stavo per uscire mia madre mi ha beccato ed ha cominciato a farmi la predica. Così ho dovuto farla esplodere.»

«Hai fatto esplodere tua madre?»

«Eh? No, ma sei matto? No.»

«Scusa, ho capito male…»

«Ho fatto esplodere la mucca»

«Ah…»

«Sì, l’ho riempita di candelotti di dinamite e l’ho fatta saltare in aria. Ti dirò, i suoi pezzi non erano tagliati esattamente come dal macellaio quindi mi sorge il dubbio che si faccia in un altro modo.»

Horace tira fuori dal bauletto nero due barrette Snickers e ne addenta voracemente una.
In tutto questo non smette di parlare continuando a darmi pacche sulla schiena, come se fossero un surrogato della punteggiatura.

«Tra l’altro il barbecue che preparai fu fantastico» mi fa col caramello che gli cola dal lato destro della bocca «Invitai tutto il vicinato. Un paio di loro si presentarono anche, ma il signor Chapman lo fece per lamentarsi delle budella che gli avevano imbrattato la casa mentre la signora Barker mi ha portato una denuncia visto che la testa della mucca era volata via ed aveva incornato suo figlio Timothy in pancia, perforandogli il pancreas.»

«Cazzo!»

«Già ma sono riuscito a farmi assolvere facendolo passare per reato di aggressione dolosa da parte dell’animale.»

Il corpulento coglionazzo comincia a ridere rumorosamente sputando pezzi di cioccolato.
Si pulisce la bocca con la manica della camicia e con l’altra mano mi tira un’altra pacca a mano aperta.

Sta cominciando a diventare un tantino molesto.

«Ma scusa, ho parlato solo io, non mi hai ancora detto chi sei.»

«Già…non te l’ho detto…»

Sospiro, con le mani in tasca e lo guardo. Mentre procede lentamente in linea retta senza neanche mettere le mani sul manubrio.

«Sono Satana.»

«Satana?»

«Sì, sono Satana.»

«Satana…? Il Diavolo…?»

«Già…» gli dico sbuffando.

«E ti aspetti che io ci creda?»

«No, in effetti no…ma è così.»

«Senti bello, massimo rispetto per le tue idee ma io ho smesso da tempo di credere all’esistenza di favole come Dio, il Diavolo ed il Tofu. Devi sapere che a 9 anni-»

Ammetto la mia colpa.
Da quel momento in poi, smetto di ascoltarlo.

Il primo incontro era stato così piacevole che forse mi sono illuso.

Sento la sua voce squittente in sottofondo mentre osservo come il vento sposti solo leggermente le foglie degli alberi che sono ai lati delle strade, come se fossero dipinti.

Esasperato, mi giro di scatto e lo interrompo.

«Vuoi una prova?»

«Come?» mi risponde stranito.

«Vuoi una prova che io sono Satana?»

«Una prova? Che prova pensi di darmi?»

«Tu dimmi solo di sì» gli dico speranzoso.

«E va bene…»

Subito indietreggio di un passo e disegno un cerchio attorno a lui col dito.
L’asfalto della strada comincia lentamente a sgretolarsi sotto i suoi piedi e a formare una piccola voragine.

Horace ci cade dentro con tutto il peso suo e del suo motorino.
Subito caccia un urlo e per sua fortuna la buca non è troppo profonda.

Mi affaccio, guardandolo dall’alto e lo vedo, incapace di tirarsi su con il motorino che gli si è rovesciato sulla pancia.

Sorridendo mi inginocchio e noto che sta provando con tutte le sue forze a raggiungere con la mano destra il secchiello di KFC che per miracolo non ha rovesciato il suo contenuto.

«Ti basta?» gli faccio sghignazzando.

Lui è impaurito e mi guarda fisso.

«Chiama aiuto!» mi urla.

Giro la testa e vedo che tre o quattro persone che, attirate dal rumore, sono uscite a guardare.

«Nah, ci penseranno i tuoi vicini. Tanto ti vogliono bene, no?»

«Ma perché mi stai facendo questo?»

«Te l’ho detto, sono il Diavolo. E tu sei un peccatore. Un goloso. Ma questo lo immaginavi già, vero?»

«Ma cosa vuoi da me? Mi vuoi uccidere?»

«No macché. Ero venuto solo per incontrarti. Ti ho messo lì sotto solo perché mi stai sul cazzo.»

Lui comincia ad urlare e a chiedere aiuto, senza sapere che la cosa non fa altro che divertirmi di più.

«Ti prego, liberami. Cambierò, te lo prometto!»

«Mi spiace Horace. L’unica cosa che mi differenzia da Dio è che io non perdono nessuno.»

«Te lo giuro! Volevo giusto sottopormi ad un’operazione per perdere una trentina di chili!»

«Ma smettila………..davvero? Fai quella roba in cui ti riducono le dimensioni dello stomaco?»

«Ma sei matto? No, pensavo di farmi amputare una gamba. Magari la sinistra, così la macchina che mi potrà comprare con la pensione di invalidità sarà col cambio automatico.»

Sorrido, mi spingo con le ginocchia e lo guardo per l’ultima volta.

«Ciao Horace, è stato un piacere conoscerti.»

Lui subito si rimette ad urlare.

«No, non voglio morire!»

«Tranquillo, non morirai. I tuoi vicini sono brave persone, hanno già chiamato i soccorsi. Meglio così, non avrei sopportato di rivederti così presto all’Inferno.»

«Va bene, ma non lasciarmi solo!»

Sento dei passettini dietro di me. Mi giro e comincio a ridere ancora più forte.

«Tranquillo Horace, non sei solo. È giusto arrivato un tuo amichetto»

Horace mi vede scomparire e il suo urlo è strozzato dalla visione di un bambino di 4 o 5 anni dai capelli bruni e ricci sul ciglio della voragine.

«Timothy!»

Il bimbo lo guarda impassibile, comincia a togliersi la salopette mostrando delle vistose cicatrici sulla pancia, tira fuori l’uccello e comincia a pisciargli addosso.

Horace ha ragione, in questo quartiere sono proprio delle brave persone.

(Continua qui)

 

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