Sympathy For The Devil – 13 – Il Fraudolento

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Mi piace passeggiare fra i cerchi dell’inferno.
Certo, ergersi sopra tutti è una bella soddisfazione, ti dà la sensazione di onnipotenza.

Ma camminare fra i dannati, vedere le loro punizioni da vicino, annusare l’odore della carne che brucia…mi mette davvero di buon umore, mi ricorda tutti i sacrifici che ho fatto per mettere in piedi questa baracca.

Cammino tronfio e compiaciuto, salutando allegramente le anime in pena.

Qualcuna delle quali mi guarda un po’ storto.
Di solito sono concilianti, ma anche se ce l’avessero un minimo con me non me la sentirei di biasimarle.

Dopotutto è per colpa mia se sono qui a prendere frustate e ad arrostirsi.

Prendo l’ascensore per tornare nella zona operativa.
Mentre le porte automatiche si aprono, vedo Hitler sudaticcio che si mette le mani fra i suoi corti ed impomatati capelli.

«Adolf, che succede?»

«Oh, salve Signore» mi dice rimettendosi rapidamente il cappello.

«Riposo, soldato» ironizzo «Insomma? Che ti prende? Mi sembri indaffarato.»

«Sì, Signore. Lo sono.»

«Eh…ma dimmi il perché» domando guardandomi intorno e vedendo tutti gli impiegati intenti a lavorare sodo.

Persino Ponzio è impegnato a rispondere al telefono, ma solo perché è il compito più complicato che gli si possa assegnare.

«Si ricorda quel problema di cui le volevamo parlare l’altra volta?»

«Sì. Cioè, mi ricordo che me lo avevate detto, ma non so di cosa si tratta.»

«Ecco. Diciamo che ci sono un po’ di disordini nei cerchi.»

«In che senso?»

«C’è un po’ di malcontento e qualche tentativo di rivolta. Ce l’hanno specialmente con lei.»

«Con me? E che cosa minchia vogliono da me?»

«Credo che a qualcuno sia giunta voce dei suoi “viaggi” nel mondo degli uomini.»

«E come cazzo è successo??? Ponzio, sei stato tu?» urlo.

Il poveretto mi fa segno di no mentre dalla paura rischia di perdere di mano la cornetta del telefono.

«No, Signore» fa Adolf «Non è stato Ponzio.»

«Sei sicuro? Guarda che quello con un telefono in mano fa più danni della grandine. Sto ancora finendo di pagare il materasso ad acqua che ha comprato il febbraio scorso.» dico tirando in testa a Ponzio la prima matita che trovo a portata di mano.

«Sicurissimo, Signore. Ponzio è stato con me per tutto il tempo.»

«Allora è stato Giuda?»

«Ma le pare il tipo??»

«Hai ragione…»

«Comunque, Signore, la situazione è davvero una rogna. I dannati cominciano a dire che lei si occupa più dei vivi che dei morti e che il capo dell’Inferno dovrebbe stare all’inferno e non in giro a divertirsi. Forse è il caso che intervenga lei…»

Sbuffo rumorosamente, mettendomi le mani sui fianchi.

Non ho la minima intenzione di occuparmi di questa storia, in più sto cominciando a divertirmi ad andare nel mondo degli umani.
Ma questa storia suona come una grossa rottura di scatole.

Così mentre Hitler guarda nervosamente gli schermi, mi viene un’idea.
Mi avvicino lentamente a lui. Neanche mi degna di uno sguardo, è concentratissimo sulla situazione nei cerchi.

«Ma come, Adolf» gli sussurro «Davvero pensi di non potertela sbrigare da solo?»

«Ma Signore…»

«Insomma, tu sei Adolf Hitler» dico scandendo bene il suo nome «Non ti puoi certo far spaventare dalla rivolta di un manipolo di disgraziati. Hai ucciso ben sei milioni di ebrei. Sei milioni. Cosa vuoi che sia per te una cosa del genere? Tu sei abituato ad affogare nel sangue qualsiasi opposizione…»

Rivitalizzato dalle mie parole come dal tonico di Yattaman, Adolf tira il petto in fuori, unisce i tacchi degli stivali e mettendo le braccia dietro la schiena inizia ad urlare.

«Avanti, scansafatiche! Risolviamo questa grana. Immediatamente!»

E subito comincia a dare ordini precisi e perentori, quasi come se io non fossi nella stanza.

Come se fosse lui il Diavolo. In fondo questi dittatori sono tutti uguali, basta toccarli nell’orgoglio per spronarli.

Esco soddisfatto e mi dirigo ridacchiando verso l’archivio.
Lì trovo Cleopatra che come spesso accade sta spettegolando con Anna Bolena.

Appena mi vede, si ferma.
Ma sfacciata com’è, neanche finge di lavorare.

«Bentornato Signore. Parte di nuovo?»

«Esatto Cleo. Hai qualcosa per me?»

«No Signore, sono un po’ occupata adesso. Credo dovrà cercarsi un profilo da solo.»

Quasi deluso vado verso i faldoni. Gli ultimi due peccatori si sono rivelati due stronzi, quindi provo a scegliere con cura il prossimo profilo.

Ma dopo mezz’ora mi rendo conto di non avere la minima cazzo di idea di che umano vorrei incontrare. Quindi decido di affidarmi al caso.

Mi chiudo gli occhi con una mano artigliata e con l’altra afferro una cartellina a caso.

La prendo e sopra c’è scritto “Fraudolenti”.
Poteva andarmi meglio.

(Continua qui)

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