Sympathy For The Devil – 14 – Il Fraudolento

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Credo che il fraudolento per eccellenza sia io.
Mio malgrado.

Sì, mi fa piacere ma sinceramente lo credo un po’ limitativo.
Voglio dire, io sono il Diavolo. Sono la massima espressione di ogni tipo di peccato.

Ma in fondo credo sia il profilo che più mi si addice.
Mi dà un tono importante, di uno scaltro, capace di raggirare gli altri con malizia.

E poi “Il grande Ingannatore” suona bene.
Non potevo certo chiamarmi “Il grande Golosone” o “Il grande Lussurioso”. Sembrano i nomi di un’osteria e di un film porno degli anni ’80.

In più, non credo che riuscirò mai a scrollarmi di dosso quella storiaccia del peccato originale.

Tra l’altro ho sentito come ve la raccontano ma non è andata affatto così.
Io non c’entravo nulla, è stato tutto un grosso equivoco.

Adamo ed Eva se ne stavano lì, nel giardino dell’Eden e facevano quello che gli era stato detto, cioè crescevano e provavano a moltiplicarsi.

Lì c’era quel benedetto albero della conoscenza e Dio li aveva ammoniti.

«Fate quel cazzo che vi pare ma non mangiate da lì.»

Io glielo avrò ripetuto almeno cento volte.

«Barba, ma se ti fa rodere il culo il fatto che possano mangiare quei frutti, ma perché ce lo metti quell’albero? Levalo da lì, cazzo!»

Ma lui niente, diceva che si fidava di quei due e che non erano come tutti quelli che l’Eden aveva ospitato prima di loro.
(Pensavate di essere la prima specie? Illusi.)

Quel giorno ero lì sull’albero sotto forma di serpente, che è un po’ la mia forma preferita.
Assieme a quella dello scoiattolo.

Cazzo quanto mi piace andare in giro come uno scoiattolo.
Mi diverto sempre nel vedere gli umani avvicinarsi trovandomi carino, ignorando che dentro quel tenero e paffuto roditore ci sia il Principe delle Tenebre.

Una volta un ragazzino di quattordici anni mi ha preso in braccio e Zac! Gli ho fatto venire voglia di stuprare una sua compagna di scuola.
Non ho perso il mio tocco.

Ma sto divagando.
Ero lì sull’albero a farmi i cazzi miei e sentii confabulare Adamo ed Eva, che decisero di mangiare uno di quei frutti proibiti.

Io mi permisi di intervenire

«Guardate che si incazza…se volete dargli fastidio fate altro. Scopate col preservativo, mangiate pesce di venerdì, venerate un elefante con quattro braccia ma non prendete quel frutto. Tra l’altro per il vecchio è un periodaccio. Sta completando le pratiche per il divorzio, quella rompipalle di Debra gli sta sul collo come una sanguisuga…insomma, datevi una regolata.»

Ma quei due niente.
Poi chi di dovere ha scaricato tutto su di me, così da far non sembrare fosse colpa vostra. Non che non mi faccia comodo, fa curriculum. Ma odio prendermi meriti non miei.

Fraudolenti

Mentre mi muovo verso la sezione trasporti sfoglio il profilo del peccatore.

“Ruffiano, un po’ ipocrita”.
Non mi sembra di leggere nulla di eccezionale a dire il vero.

Stai a vedere che stavolta mi è andata male, mi pare un fraudolento abbastanza comune, probabilmente meritevole solo della prima delle otto bolge.

Do la cartellina all’impiegato che subito fa i controlli del caso e mi dà le sue generalità.

Si chiama Bernd Freier, ha ventisette anni e vive in Germania, a Francoforte. Pare sia un broker finanziario e la cosa non mi stupisce: questa generazione sembra particolarmente affascinata dalla possibilità della truffa e quale modo più trendy di farlo se non con la borsa?

È stata anche questa una bella invenzione.

Mi do da solo una pacca sulla spalla e subito prendo le sembianze di un uomo sulla quarantina ma di bell’aspetto, ben vestito e coi capelli ricci e folti.
Ricevute le coordinate precise, schiocco le dita ed appaio a Francoforte.

Amo la Germania.
Tutti credono che sia una specie di culla del male nell’occidente perché pensano al nazismo.
E non hanno tutti i torti, dopotutto anche se Hitler era austriaco, tutti quelli che lo seguivano erano tedeschi.

Ma la Germania ha una florida storia di costruzione e distruzione, plasmarono il Sacro romano impero germanico, si spaccarono con la guerra dei trent’anni, crearono la potenza prussiana prima di vederla smembrata dopo la prima guerra mondiale e neanche vi devo parlare del Terzo reich.

Quello tedesco è un popolo che si è macchiato di orribili atrocità come lo stupro del Belgio, l’olocausto e i Tokio Hotel. Mi sono portato il profilo di Bernd così da avere dietro una sua foto.
Lui è a lavoro e lì fuori ci sarà un sacco di gente, mi serve avere un riferimento.

Mi apposto davanti alla borsa di Francoforte e aspetto.

È incredibile come tutti gli uomini che escano da lì siano presi da una sorta di “Sindrome da Grande Fratello” per la quale devono per forza aggiustarsi la cravatta appena mettono fuori il piede dall’edificio.
Devono averlo visto in così tanti film che ormai lo fanno per darsi un tono.

Dopo qualche minuto lo vedo.
È un ragazzo magro e slanciato. Il colore dorato dei suoi occhi si nota da lontano e risalta vicino al grigio del suo gilet che copre una camicia bianca lucida. Ha in testa un fedora e con sé porta una valigetta, presumibilmente vuota.
Fa tutto parte del personaggio.

Cammina abbastanza velocemente ed io gli vado dietro.
Non mi metto a correre perché sembrerebbe un inseguimento e non vorrei spaventarlo.

Se sei un fraudolento, di sicuro almeno un nemico te lo sei fatto.
Di colpo vedo che si ferma davanti ad un barbone non vedente.

Non riesco a sentire quello che gli dice ma vedo che mette la mano destra nella tasca dei pantaloni.
Ne tira fuori qualche spicciolo e si china per metterlo nel cappello del mendicante.

Un fraudolento che fa l’elemosina.
“Strano” penso fra me e me.

Ma un secondo dopo vedo che rialzandosi prende dal cappello due banconote da venti Euro e se le mette in tasca, approfittando della cecità del senzatetto.

Apro il profilo e lo sfoglio rapidamente.
Non c’è scritto “Ladro”.

(Scritto a quattro mani con TheAubergine)

(Continua qui)

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