Sympathy For The Devil – 15 – Il Fraudolento

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Ho già detto che sono un maniaco dell’organizzazione quindi mi scoccia molto quando vedo degli errori nella documentazione.
Figurarsi poi se lo noto solo dopo essere andato in missione.

Ho sempre cercato un lussurioso per gestire l’archivio, quando devono lavorare sono nervosi e meticolosi perché hanno bisogno di distrarsi.
Ma tutti quelli che avevo provato mi lasciavano i documenti appiccicaticci, così scelsi Cleopatra.

Lei è particolarmente precisa, d’altronde era una regina.
Quindi la ramanzina che le farò quando sarò tornato all’Inferno dopo questo errore sarà decisamente peggiore di quella che avrei riservato a un comune segaiolo.

Dopo aver derubato il mendicante, Bernd ricomincia a camminare sistemandosi di continuo capigliatura e cravatta.
Continuo a seguirlo a distanza e lo vedo entrare in un piccolo ufficio postale.

Supero le porte automatiche e lo vedo avvicinarsi alla fila che si è creata davanti all’unico sportello aperto presediato da un grosso impiegato rasato e con un orecchino.

Bernd vira e si apposta dietro una colonna. Si inginocchia e approfitta del frastuono dei presenti che copre il sonoro “Clack” dell’apertura della valigetta.

All’interno vedo una bustina di plastica piena di numeretti, uguali a quelli che si danno per decidere l’ordine dei clienti.
Ne prende un paio e se li infila in tasca, subito prima di mettersi anche lui in fila, mentre io lo osservo da lontano.

Dopo qualche minuto, lo vedo confabulare con una vecchietta in coda subito dopo di lui.
Lei sorride, Bernd le dà uno dei numeretti che aveva preso dalla valigetta e la lascia passare.

La vecchietta sembra al settimo cielo e Bernd le appoggia dolcemente una mano sulla spalla, quasi indirizzandola verso lo sportello.

Pochi secondi dopo però l’energumeno allo sportello comincia a sbraitarle contro, a sbattere i pugni sul tavolo e ad agitare il numeretto che le aveva passato Bernd.

Le parole erano confuse fra gli insulti e la saliva sputacchiata, ma mi pare di aver capito che il numero sia del giorno prima, che in quell’ufficio odiano le truffatrici e che la vecchia sia una cagna ebrea.
Ma quest’ultima parte posso averla fraintesa.

Il fraudolento ridacchia e approfitta della confusione per avvicinarsi allo sportello, firmare i moduli che doveva ritirare e fottersi anche la penna, tagliando l’elastico che la legava al piano con i denti.

Mi scosto per lasciarlo uscire, lui non mi degna di uno sguardo e continua a camminare rapidamente.

Prima di inseguirlo, do di nuovo uno sguardo al dossier, per vedere se per caso mi sono perso una pagina.

Ho appena visto che è anche un truffatore oltre che un ruffiano, un ipocrita ed un ladro.
Le mancanze cominciano a essere un po’ troppe.

Credo sia arrivato il momento di parlarci.
Mi incammino spedito verso di lui ma Bernd ha un buon passo e stavolta sembra andare davvero di fretta, guardandosi continuamente l’orologio.

Rallento l’andatura perché sono curioso di capire cosa vuole fare ora, visto che lo vedo camminare con grande premura.

Dopo quasi cinque minuti lo vedo entrare in una macelleria davanti alla quale lo aspettavano quattro bestioni che lo salutano prima di passare la porta.

Nessuno di quel gruppetto nota la mia presenza ma non credo sia il caso di entrare lì dentro, già Bernd mi ha visto alle poste, se mi rivedesse si insospettirebbe.
Allora lo aspetto lì fuori.

Ma passata mezz’ora non esce.
Adesso stanno incominciando a girarmi i coglioni.

Faccio per entrare, magari dando un calcio alla porta così forte da far volare via l’intero edificio quando sento degli strani versi dal vicolo dietro il negozio.

Mi affaccio da dietro l’angolo e vedo un uomo, presumibilmente il proprietario della macelleria visto come è vestito, tenuto da due dei bestioni amici di Bernd, con gli altri due che lo malmenano.

«Non te li posso dare altri tre giorni Gunther.» dice Bernd infilando un mucchio di banconote nella sua valigetta che è aperta per terra davanti a lui.

I suoi gorilla cominciano a menare il paffuto macellaio fino a che lui non comincia a perdere sangue dal sopracciglio destro.

«Ma signor Freier, la prego. Solo tre giorni» dice Gunther sputando sangue.

«Tsk-tsk» fa Bernd agitando l’indice «Mi dispiace ma eri stato avvertito. Ragazzi» fa agli energumeni, chiudendo la valigetta «Sapete cosa fare.»

I quattro bestioni cominciano a picchiare con una spranga il macellaio.
Gli colpiscono principalmente le ginocchia. Di lato. Per spaccargliele.

Sono della vecchia scuola, mi piace.
Bernd si toglie qualche goccia di sangue dalla fronte con il fazzoletto che ha nel taschino della giacca e si allontana.
Io mi nascondo per non farmi notare ma sono ancora più confuso.

Mi siedo poggiando la schiena sul muro e riapro il suo profilo.
Ok, ci dovrebbe essere scritto che è anche un usuraio e che è un violento.
Porca troia eva, non c’è scritto niente, non è possibile!

Non possono aver sbagliato così tan-

Aspetta.
Ho capito.

Mi alzo di scatto e corro dietro a Bernd.
Aspetto che si infili in un vicolo per apparirgli davanti e senza neanche presentarmi lo fermo.

«Come hai fatto?»

«Eh?» mi fa lui stupito.

«Come hai fatto a falsificare il tuo profilo?»

«Guardi, non ho spiccioli, mi dispiace» dice provando a passarmi accanto.

Io lo blocco per il braccio e lui subito si mette a urlare.

«Mi lasci, non ho niente!»

«Piantala di strillare, coglione. Non ci sono i tuoi bodyguard qui. Rispondimi: come hai fatto a falsificare il tuo profilo da peccatore?»

«Guardi, non so di cosa stia parlando.»

«Lo sai benissimo, piantala di prendermi per il culo e rispondimi.»

«Ma chi è lei?»

«Non ti riguarda. L’unica cosa che ti deve interessare ora è sapere che se volessi, potrei ammazzarti solo sbattendo le ciglia se non mi dici quello che voglio sapere. Sarò più chiaro: sul tuo profilo c’è scritto che sei solo un ruffiano, ma io ti ho visto rubare, truffare, picchiare, minacciare e fare lo strozzino. Questo vuol dire che qualcuno ha falsificato il tuo profilo. Nessuno all’Inferno ci proverebbe mai perché la sua testa finirebbe su un palo, quindi vuol dire che sei stato tu. Allora te lo chiedo per l’ultima volta: COME. HAI. FATTO?»

Lascio il braccio di Bernd che fa un passo indietro. Il mio sguardo severo sembra trapassargli il cranio da parte a parte.

Lui mi fissa per qualche secondo ed il suo labbro inferiore comincia a tremare.
I suoi occhi dorati si inumidiscono e lui si inginocchia di colpo piangendo disperato.

«Non è stata colpa mia, lo giuro!!!» urla.

Io indietreggio schifato.
Bernd ha perso tutta la compostezza e l’aplomb con le quali truffava le persone.

«Lo giuro non sono stato io, ci deve essere un errore. Sarà stato mio cognato, è morto cinque anni fa.»

«Non ci provare. prima di tutto tuo cognato è in Paradiso. Poi non c’è nessun errore. All’Inferno sanno che se lo fanno se la devono vedere con me.»

«Con te?» dice pulendosi il mocciolo che gli cola dal naso «Chi sei? Una specie di vigilante?»

«No. Per favore, permettimi di presentarmi. Sono un uomo facoltoso e di buon gusto. Sono stato in giro per molto, molto tempo, rubando anime e fede a molti uomini.»

Lui mi guarda in silenzio, senza capire.

«Piacere di conoscerti. Spero tu possa indovinare il mio nome.»

Nulla, mi guarda come un alano guarda un’equazione.
Io mi stropiccio gli occhi stanchi.

«Uff…sono il Diavolo.»

Solitamente dopo questa frase chi la sente o si spaventa o non capisce o non ci crede.
Aspettando una di queste tre reazioni mi sorprendo quando sento Bernd gridare.
Ma non dalla paura, dall’emozione.

Sembra una ragazzina eccitata nel vedere i Beatles, una bambina esaltata dagli One Direction o un bambino contento di essere sfuggito a Michael Jackson.
Subito mi afferra per le spalle.

«Sei davvero il Diavolo???»

«…sì»

«O mio dio, o mio dio, o mio dio, sei davvero tu? Che bello» squittisce come una dodicenne «È tutta la vita che aspetto di incontrarti, sei il mio idolo. Considera che ho tutti i tuoi dischi.»

Lo guardo perplesso.

«Sì, insomma, intendo tutti i dischi che sentiti al contrario mandano i tuoi messaggi. Sei comunque il mio idolo da sempre. È per te che faccio quello che faccio, truffe, furti, raggiri.»

Io arretro infastidito e allontano le sue mani dalle mie spalle.

«Non ci provare, lurido ruffiano. Un’altra risposta così vaga e giuro che di te non rimarrà altro che l’odore di culo che c’è sulla tua lingua. Mi stai facendo arrabbiare e non ti piacerebbe vedermi arrabbiato.»

Lui temporeggia grattandosi la nuca. Sembra aver ritrovato un po’ di autocontrollo.

Si sistema la cravatta e si schiarisce la voce.

«Ecco…sono un medium.»

«Cosa?»

«Sono un medium. Un mago. Parlo con le persone morte.»

«Ti sei fatto di crack?»

«No, ma che dici? Lo sai bene che esistono i medium. Nel cerchio dei fraudolenti c’è una bolgia specifica per i maghi, la quarta.»

«Ah è quello che intendete per “Maghi”? Io pensavo intendeste quelli che contano le carte a black jack, oppure i maghi della Tv, tipo Lennart Green o Tony Binarelli.»

«Ma scusa, non conosci le regole dei cerchi dell’Inferno?»

«Ehi, non rompere il cazzo, sporco leccaculo. La divisione in cerchi l’ha scelta Dio. Ma la cosa non ti riguarda. Continua la spiegazione.»

«Beh non c’è molto da spiegare…posso comunicare con i morti ed ho corrotto uno dei precedenti gestori dell’archivio per falsificare il mio profilo.»

«Ma perché l’hai fatto?»

«So di aver fatto troppe cazzate in vita mia…così ho scelto la bolgia più “Soft” quella dei ruffiani ed ho falsificato le informazioni su di me in modo da finirci.»

«Ah…e come hai fatto a diventare un medium?»

«Mi ha insegnato mio cognato.»

«Quel figlio di puttana…»

«Già…»

Rimango in silenzio e lo guardo.
Probabilmente la reazione più logica sarebbe quella di spellarlo, tagliarlo a tranci ed infilarlo nella sua stessa valigetta.

Bernd si rende conto e fa un passo indietro. Ha capito che sta rischiando la pelle quindi sta per scappare.
Io però sorrido e gli do una vigorosa pacca sulla spalla.

«Bravo!» gli faccio «Sai che mia hai stupito?»

Lui è sorpreso e abbassa le braccia che aveva alzato per coprirsi la faccia pensando che lo volessi prendere a pugni.

«Ho una proposta da farti.» gli dico.

Bernd non mi risponde neanche, tanto che è impaurito, ma mi fa un cenno con la testa per dirmi di proseguire.

«Mi serve qualcuno che gestisca il cerchio dei fraudolenti.»

«Eh?»

«Hai capito. Diciamo che è un periodo in cui mi servono nuove personalità giù all’Inferno. E tu mi sembri particolarmente dotato. Inoltre sembra tu conosca le bolge meglio di me. Mi sembri decisamente adatto. Che ne pensi?»

«Ma davvero? Non vuoi trucidarmi?»

«Certo che no. Sei uno dei migliori peccatori che vedo da tanto tempo. Se ti va, il posto è tuo. Da morto, ovviamente.»

Propongo una stretta di mano.
Bernd è dubbioso, ma il mio sorriso e la paura che un “No” possa farmi arrabbiare lo spinge a porgermi la sua.

Vedendo che non gli sto provando a staccare un braccio, il suo volto riprende un po’ di colore e la sua stretta di mano diventa più vigorosa.
Finalmente sorride di nuovo.

Io ricambio soddisfatto, gli do un’altra pacca sulla spalla e lo scuoto.

«Bene Bernd. Allora ci vediamo all’Inferno E mi raccomando, continua così.»

Lui annuisce e gonfia il petto orgoglioso.

«Promesso, Signore. È stato un piacere ed un onore» mi dice prendendo la valigetta e risistemandosi la giacca.

Subito dopo entrambi ci giriamo e ce ne andiamo.

Io tiro fuori il telefono dalla tasca dei pantaloni e telefono ad Hitler.

«Pronto, Adolf? Sì, qui ho finito. Senti, prendi informazioni su un certo Bernd Freier. Quando morirà sarà il nuovo gestore del cerchio dei fraudolenti. Esatto. Esatto. Ecco, solo fammi un altro favore: per i primi tre secoli, assicurati che patisca le pene di tutti i cerchi, una diversa ogni giorno. Poi potrà cominciare col suo incarico. E già che ci sei, i trasporti da un cerchio all’altro faglieli fare su una macchina guidata da Ayrton Senna. Bene, perfetto. A fra poco. Ciao.»

*Click*
Ora siamo pari.

(Continua qui)

 

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(Scritto a quattro mani con TheAubergine, che ringrazio un milione per la disponibilità, la pazienza ed il supporto lungo tutta la stesura, non solo di questo pezzo, ma dell’intero racconto.)

 

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2 Risposte to “Sympathy For The Devil – 15 – Il Fraudolento”

  1. Edamamma Says:

    SE DI CI! SE DI CI! Idee geniali e davvero spassose… E io non rido facilmente, chi mi conosce lo sa! :P

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