Sympathy For The Devil – 17 – Il Violento

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Contrariamente a quanto si possa pensare, non sono un grande appassionato della violenza.

Più che un peccato, la violenza (specie quella verso gli altri) è un istinto. E come vi ho già detto, non mi piace prendermi meriti non miei.

Non fraintendetemi, ci guadagno e non poco. Specialmente con le guerre, quelle sì che mi piacciono.

Sono la sublimazione della violenza: ragazzi nel fiore degli anni che si ammazzano a vicenda perché dei vecchi burocrati non riescono a chiarire i loro dissidi.

E poi le guerre sono così piacevoli da un punto di vista squisitamente teatrale che non me ne perdo una.

Sapete che amo la spettacolarità e due o più schieramenti che si incontrano in un luogo per massacrarsi…
È tutto così deliziosamente e catastroficamente coreografico. Nulla a che vedere con queste schifezze del giorno d’oggi che chiamano “guerre”.

Sono solo dei bombardamenti, non ci sono eserciti che si combattono.

Quindi sì, bello, bambini morti e cose così, ma dal punto di vista dell’intrattenimento puro…male male.
Difatti quelle in Afghanistan, nel Golfo Persico, a Gaza, in Siria non me le sono mai inculate di striscio.

Violento

Il tizio che devo incontrare oggi è un bestemmiatore.

Credo che il primo bestemmiatore della storia sia stato io, più che altro per quanto gliene ho dette durante la guerra. Prima nessuno osava insultare Dio, dopo di me la cosa ha cominciato ad andare un po’ di moda.

Ricordo Noè.
Quante gliene ha dette Noè…

Pensate al numero di bestemmie che dite in macchina quando diluvia e poi immaginate quante ne direste in più se invece di stare in una station wagon foste in una gigantesca nave legno.
Con dentro due esemplari di ogni animale esistente.

Anche Mosè ci andò giù molto pesante con la Barba, più che altro s’incazzò perché i comandamenti dovette scolpirli quando sarebbero bastate carta e penna.

Mi colpì particolarmente Papa Pio VI che dopo l’elezione esultò in conclave urlando: “Ho vinto, mannaggia ai sandali de Cristo!!!”

Mi muovo verso il settore trasporti, passo il profilo a Ponzio che subito dà indicazioni agli impiegati.

«Dove vado stavolta, Ponzio?»

«Saint Kilda, Melbourne, Signore.»

«Ah in Australia, ho capito. Si sa qualcosa di questo tizio?»

«Si chiama Alan Signore ed ha trentatre anni.»

«Ho capito. E dove lo trovo?»

«La stiamo trasferendo nel suo pub preferito.»

«Vabbè ma come cazzo lo riconosco?»

Ponzio legge in silenzio le ultime righe del documento

«…non credo avrà grossi problemi in questo, Signore…»

Quanto mi fanno rodere il culo quando sono così criptici.
Un secondo dopo vengo mandato in Australia e mi ritrovo fuori da un pub chiamato “God Backwards”.

Ho deciso di presentarmi come un ragazzo sulla trentina con la barba sfatta ed un giubbotto di pelle.

Perché io al giubbotto di pelle non rinuncio mai, sono stato io a convincere Rob Halford, sapete?

Entro ed il locale mi sembra come tanti altri: luce bassa, musica rock e tanti tavoli di legno sparpagliati senza nessun ordine lungo la superficie coperta da mattonelle nere. Non credo sarà così facile trovare il dannato stavolta.

Mi avvicino al bancone e mi rivolgo al barista, un tipo attempato, sulla sessantina con pochi capelli ed un curioso papillon rosso.

«Salve. Senta sto cercando un ragazzo…»

«Il gay-bar “Broncos” è quello dall’altro lato della strada, amico.»

«No, non sono gay. Sto cercando un ragazzo in particolare, un certo Alan, dovrebbe avere poco più di trent’anni e-»

«Ah, cerchi Al? Dovrebbe essere qui, come sempre. Ma ora non so dove…»

«PORCO CRISTO!» sento urlare da un tavolo all’angolo del locale.

Trovato.

 (Continua qui)

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