Sympathy For The Devil – 21 – L’Eretico

Sympathy For The Devil

 

(Continua da qui)

«Prego, si accomodi.» mi dice il Pontefice facendomi spazio sul bianco gradino.

Mi siedo timidamente facendo attenzione a non calpestare le briciole di pane che sta lanciando ai piccioni.

«Sei il nuovo netturbino?» mi fa.

«No…»

«Ah, scusa. Sei il cameriere allora. Io prendo un Vermut, ma di solito me lo faccio portare in camera verso le quattro di mattina.»

«No, non sono neanche il cameriere.»

«Strano.»

«Perché?»

Il Papa si indica la faccia, cerchiandosela col dito.

«Sai, quelli del tuo colore qui o sono camerieri o sono netturbini. Preti compresi.»

«Capisco…comunque sono qui per parlare con lei.»

«Innanzitutto dammi del tu per favore, mi chiamo Jorge.»

«Ah…ok.»

«Guarda, se sei qui per una benedizione io ho finito il turno a mezzanotte. Torna domani, tanto attacco alle 7:00 come al solito.»

Detto questo, tira fuori dalla tasca destra dei pantaloni un pacchetto di Chesterfield Blue.

«Tranquillo, non sono qui per farmi benedire.»

«E allora, cosa vuoi?» dice dando due colpetti al fondo del pacchetto «Chi sei?»

«Sono il Diavolo.»

Lui non fa una piega e si mette una sigaretta in bocca. Poi mi guarda, si mette una mano sulla fronte e sbuffa.

«Ascolta amico, per gli esorcismi gli orari sono gli stessi delle benedizioni. Ci vediamo domani, davvero…»

«Non ho detto di essere posseduto dal Diavolo, ho detto che lo sono.»

«Ma scusa, non vedi che sto cercando di rilassarmi? Quando non sono in servizio io di queste stronzate non ne voglio sapere, è chiaro?»

«Come “Stronzate”? Io sono davvero il Diavolo!» dico ad alta voce.

«Senti, quando sono vestito di bianco devo per forza far finta di credere a queste cose, ma ora sono in borghese non vedi? Lasciami in pace.»

«Non crede nel Diavolo?»

«Ti sembro un fesso? Non ho nulla contro voi religiosi, davvero, mi date anche da mangiare. Ma non chiedermi di credere in Dio o cose così. Specie a quest’ora…»

«…sei ateo?»

«Mh-hm» mugugna annuendo e tastandosi le tasche del giaccone in cerca di un accendino.

«Cazzo» dico a bassa voce «Un Papa ateo non mi era ancora capitato.»

«Interessante» fa lui sbuffando «Hai mica da accendere? Quella rompicoglioni della filippina deve avermi svuotato le tasche della giacca. Senza offesa, eh?»

«Non sono filippino!»

«Ma che ne so, vi assomigliate tutti…quindi, hai da accendere?»

Io schiocco le dita ed una fiammella esce dal mio pollice. Lui non si scompone, copre il fuoco con la mano sinistra e si accende la sigaretta.

«Grazie» esclama espirando fumo e indicando la fiammella «Un trucco alla Criss Angel, figo.»

«Andiamo, Papa. Non è un trucco. Io sono davvero il Diavolo.»

«Figliolo, tantissima gente viene da me dicendo di essere qualcuno di assurdo: Satana, Gesù, Dio, una ragazza che cammina tenendo l’iPhone in tasca e non in mano. Quando lavoro faccio quello che devo e gli do spago, perdonami se ora sono in pausa e non ti credo.»

Mi alzo e rimango in piedi davanti al Papa.
Con un altro schiocco di dita vengo avvolto dalle fiamme fino a tornare al mio aspetto originale, facendo volare via i piccioni e lasciando un segno di bruciatura sul terreno.

«Wow» commenta, tenendosi la sigaretta in bocca e applaudendo «Bel travestimento, cazzo. È lattice?»

Con la mano destra fa per toccarmi ma io lo allontano.

«No, non è lattice. Come avrei fatto a trasformarmi in un attimo se non fossi davvero Satana?»

«Ho visto due volte Arturo Brachetti a teatro. Non pensare di impressionarmi.»

La testa mi dondola verso il basso dal disappunto.
Grattandomi la nuca mi siedo di nuovo accanto a lui che per consolarmi, mi mette la mano su una spalla.

«Non ti infastidire, ti è riuscito bene.»

«Ma sei davvero ateo?»

«Sì. Ma non te la prendere. Sono molto tollerante. Come potrei non esserlo, visto il lavoro che faccio?»

«Ma perché lo fai? Perché sei Papa?»

«Come tutti.»

«Cioè?»

«Per far felice mia madre.»

«Tua madre?»

«Sì, ha sempre voluto che diventassi Papa. Vai a capire perché…io le ho sempre detto che non credevo in Dio e che volevo fare lo spacciatore come papà. Ma l’anno scorso non sapevo cosa regalarle per il compleanno ed il caso ha voluto che il mio predecessore si fosse appena dimesso. Una cosa tira l’altra, insomma…»

«Ma se non credi in Dio, perché lo fai?»

«Sì guadagna bene. E poi è divertente, posso fare quello che voglio. Di certo non esiste un settantasettenne più fortunato di me.»

«Sì, in effetti hai ragione. Certo che è strano. Sei ateo e professi la parola di Dio.»

«Ma chi se ne frega, se non lo facessi io lo farebbe qualcun altro. Quindi tanto vale prendersene i vantaggi, no? Vedi, molti atei sono solo mossi dall’odio dopo aver scoperto che queste cose che ti insegnano su Dio sono stronzate. Io sono tollerante, quello che faccio in quanto Papa è lavoro, poi ho le mie idee.»

«Hai ragione, hai la coscienza sicuramente più pulita di chi lavora nelle agenzie di pubblicità.»

«Di sicuro…»

Il Papa poggia la schiena sul portone chiuso ed espira fumo.

«Ammetto che non mi era mai capitata una cosa del genere. Mi sono distratto per settant’anni e mi ritrovo un Papa ateo…e credimi che ne ho visti tanti.»

«Beh certo, sei il Diavolo no?» mi dice sghignazzando.

«Fottiti…credevano tutti in Dio, per questo è stato sempre così facile corromperli. Forse il caso più strano fu Pio XII che era musulmano e provò a mettere in cattiva luce la Chiesa col silenzio sull’olocausto. Ma voi siete dei bastardi coriacei.»

«Ah non me ne parlare.»

Poggio i gomiti sulle ginocchia e giungo le mani, guardando la luna.

La notte è silenziosa e l’unica cosa che si sente è il rumore dei tiri di sigaretta del Papa.
Seduto su un gradino accanto a Satana.

«È sempre così tranquillo qui?»

«Sì. Che pace, eh?»

«Già…non hai paura che ti veda qualcuno?»

«Perché?»

«Beh, se ci fosse un paparazzo, questa sarebbe una foto da prima pagina. Te li immagini i titoloni? “Il Papa che chiacchiera col Diavolo”.»

Lui sorride.

«Vuoi un tiro?» mi dice porgendomi la sigaretta.

«No grazie, non fumo.»

Lui si mette a ridere rompendo il silenzio.

«il Diavolo che non fuma. Sei uno spasso ragazzo.»

«Già» rispondo ormai rinunciando a convincerlo «Non ti preoccupare, l’unica cosa che mi differenzia da Dio è che io non chiedo a nessuno di credere in me. Ma scusa, ma se non credi che io sia il Diavolo perché mi hai detto queste cose? Mi sembrano informazioni che il Papa dovrebbe tenere nascoste.»

«Oh, certo. Il tizio che dice di essere Satana dichiara che il Papa gli ha detto di essere ateo. Ti crederanno tutti.»

Digrigno i denti.

«Ha senso.»

Il Papa si alza e getta il mozzicone per terra, spegnendolo con il piede.

«Ora devo andare amico. Fra poco mi portano il vermut e devo farmi trovare in stanza.»

Mi alzo anche io.

«Buon ritorno all’Inferno» mi fa con malcelata ironia.

Io lo guardo scocciato.

«Buon lavoro allora.»

Lui si gira e fa per andarsene.

«Aspetta.» gli dico.

Lui mi guarda, aspettando di sapere perché l’ho fermato.

«Ma tu non dormi mai?»

«No, macché. Il lavoro mi porta via tutto il giorno, se dormissi non avrei neanche un po’ di tempo per me.»

«Ah…»

«Eh sì, ho anche io i miei hobby, sai?»

«Tipo?»

«Beh, la pedofilia.»

Io aggrotto le sopracciglia stranito.
Lui mi guarda e solleva le spalle.

«”Paese che vai…”»

(Continua qui)

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