Sympathy For The Devil – 22 – La Lussuriosa

Sympathy For The Devil

 (Continua da qui)

Ancora intontito torno all’Inferno.

Aver parlato col Papa mi ha lasciato un misto di insoddisfazione, malinconia e dubbi.

È davvero questo il punto a cui è arrivata la razza umana?
Avere un Pontefice ateo?
La spiritualità ormai non ha più un futuro?
Perché ogni volta che dico a qualcuno che non fumo mi guarda come se avessi detto di essere ricchione?

Mi dirigo verso il mio ufficio e faccio segno a Bruto che voglio il mio caffellatte.

E subito noto che la situazione è davvero peggiorata.

Il fracasso è insostenibile, i tumulti sembrano davvero essere diventati ingestibili e tutti sembrano aver perso la testa.

C’è chi corre, c’è chi urla e c’è chi è così confuso da rimanere fermo senza sapere cosa fare. Nel casino generale vedo Paolo e Francesca, che sono tornati interi dopo essere stati polverizzati da me.

Nonostante l’isteria, li vedo che corrono assieme tenendosi per mano.
Sospiro.

L’amore è davvero una cosa meravigliosa.
Un sacco di gente crede che per combattere il male, il peccato, insomma me, ci sia bisogno dell’amore. San Tommaso, quel vecchio puttaniere, provò a riassumere questo pensiero in un comandamento solo dicendo “Ama e fa ciò che vuoi”.

Intendeva dire che se qualcuno prova amore verso una persona, non corre il rischio di ucciderla, mentirle, rubare da lei, ecc…

Ma è esattamente il contrario, voi umani siete caduti in un grossissimo equivoco.
L’amore è la maggior fonte di peccato mai esistita.
Fateci caso: è per amore che spesso si arriva ad essere violenti, lussuriosi, fraudolenti, iracondi…

L’amore è un eccesso di affetto, è la sua degenerazione.
È per l’affetto ciò che la dittatura è per la monarchia, ciò che l’anoressia è per la dieta, ciò che Little Tony è per Elvis Presley.

Dovreste saperlo.
Avete mai amato qualcuno? È sicuramente la situazione che più mette alla prova la sanità mentale di una persona.

Come faccio a saperlo? Semplice, perché io ero innamorato di Dio.

È ovvio, era il mio creatore, l’onnipotente. Di fronte alla sua magnificenza tremavo come una foglia, ero insicuro, ero spaventato.
Ed è per questo che ho sentito il desiderio di distruggerlo.

Scommetto che almeno una volta nella vita, sentendo la notizia di un delitto passionale al telegiornale, col vostro culone poggiato su una sedia e la bocca piena di pasta al forno, avete commentato “Se l’avesse amata davvero non l’avrebbe mai uccisa”.

Ma non è vero: è proprio perché la amava che l’ha ammazzata.

Se non l’avesse amata non gli sarebbe mai venuto in mente di accoltellarla perché ha prestato la tessera del supermercato alla cugina del cognato di un suo collega di lavoro, ‘sta zoccola.

Avete mai sentito di qualcuno che vuole uccidere una donna che non ama perché si scopa un altro uomo? A parte Yoko Ono, intendo.

A me fa comodo il fraintendimento, per carità, ci campo.
Ma l’accostamento dell’amore al bene assoluto è davvero una stronzata.

“Dio è amore” dicono.
Ma la Barba questa cosa non l’ha mai sopportata.

L’amore è il male, l’amore è dannazione.
Insomma, “Il Diavolo è amore”.

Ormai sembra essere scoppiato il caos.
Tutti gli addetti corrono e si accalcano per i corridoi, rendendo gli uffici molto più caldi di quanto non siano già. Nella ressa, intravedo Bruto che mi sta portando il caffellatte che gli avevo chiesto.

Prova a passare in mezzo alla calca ma per sbaglio viene spintonato e la mia tazza preferita, quella con su scritto “Dio è morto ed io mi sento benissimo” cade per terra, rompendosi in mille pezzi.
È troppo.

Sbatto sonoramente lo zoccolo sinistro per terra, provocando una fortissima scossa di terremoto udita per tutti e nove i cerchi.
Questo mi fa guadagnare l’attenzione dei presenti.

«Statemi bene a sentire, topi di fogna. Non m’interessa chi siano queste anime che stanno osando ribellarsi e neanche cosa dicano di me. Ma sappiate che appena avrò finito il lavoro che sto facendo, non avrò alcuna pietà verso di loro. Nel frattempo, cercate di tirare fuori i coglioni e ricordatevi che lavorate per il Diavolo. E giuro sulla barba di Dio che il prossimo che farà cadere il mio caffellatte sarà condannato ad avere la propria testa ficcata nel mio culo, da qui all’eternità. SONO STATO CHIARO?»

Non ottengo risposta.
Tutti riprendono a lavorare ma in silenzio.

Vuol dire che sono stato chiaro.

(Continua qui)

 

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