Sympathy For The Devil – 25 – La Lussuriosa

Sympathy For The Devil

(Continua da qui)

Io ed Eva cominciamo a camminare nella serata di Barcellona, lei è stranamente taciturna benché sorridente.

Il tragitto fino a casa sua è breve. Arrivati davanti un palazzo grigio, tira fuori le chiavi e apre il portone che sembra all’apparenza troppo pesante da muovere.

Vive al sesto piano e nel palazzo non c’è l’ascensore, cosa che dà una chiara spiegazione alla tonicità del suo sedere.

Entriamo nell’appartamento e al tintinnare delle chiavi, sento il rumore di piccoli passi sulle mattonelle bianche.

Neanche il tempo di chiudere la porta che Eva è assalita da un cagnolino, un piccolo corgi color oro che comincia a saltarle sulle ginocchia.

«Ein! È tornata mamma!» gli fa prendendolo in braccio.

Lui poggia la testa sulla sua spalla e mi guarda mentre Eva gli abbassa le orecchie a furia di accarezzarlo.

«Saluta, Ein. Questo è un ospite speciale.»

Il cagnolino obbedisce ed abbaia verso di me.

«Accomodati, io sistemo lui e arrivo.»

Io mi incammino nel salone che occupa quasi metà della grandezza dell’appartamento e mi siedo su un grosso divano con le federe fatte in casa.

A quanto pare, Eva è una di quelle che raccoglie tonnellate di ciarpame nei mercatini dell’usato per poi trasformarli in pezzi di arredamento, tanto che capisco di non essere in una discarica solo perché non ci sono gabbiani nella stanza.

Sulla mia destra vedo una terrificante scultura cava in rame di un pavone, alta quanto la proprietaria di casa trasformata in un lume semplicemente mettendoci una lampadina dentro.

Provo ad accenderlo ma il fascio di luce che esce dal cranio vuoto dell’uccello quasi mi spaventa, quindi la spengo immediatamente.
La cosa peggiore è che se ad una persona del genere fai notare che in fondo ha solo la casa piena di immondizia, ti risponde “Sei tu che non capisci niente!”

Appesa alla parete c’è una stampa di un’illustrazione di Toshio Saeki che raffigura una donna giapponese a cui escono degli scarafaggi dalla figa.
Non chiedetemi spiegazioni, perché io non c’entro niente, siete voi uomini che avete il cervello fottuto.

Su un tavolo in marmo troneggia una macchina fotografica reflex, probabilmente messa lì per essere notata più che per uso personale.

Ormai basta immortalare un lampione al tramonto o un bicchiere d’acqua ghiacciato su un tavolo di vetro per sentirsi dei fotografi affermati.

Dopo qualche minuto, Eva ritorna e si siede accanto a me.
Sì è tolta la giacca di jeans e la camicia per mettersi una maglietta beige dal collo largo che le lascia intravedere la spalla destra e con essa un reggiseno nero.

Ha deciso di togliersi gli occhiali e i suoi occhi azzurri ora sono ben visibili, mentre mi guardano fissi.

«Eh, insomma…» sospira «Come mai sei qui?»

«Che dici? Mi hai invitato tu.»

«Intendo “Qui sulla Terra”. Ci vieni spesso?»

«No, anzi…sono venuto per te a dire il vero.»

«Si?» mi domanda sorridendo con gli occhi prima che con la bocca.

«Sì, sono venuto a conoscerti.»

«Figo!» dice mentre si avvicina.

Io mi appoggio allo schienale e annuisco.
Lei si inginocchia sul divano e mi guarda, contenta come una bambina in un negozio di caramelle.

«Diciamo che sono venuto a parlare con te.»

Neanche il tempo di finire la frase, che Eva mi mette una mano sul pacco.
Abbasso la testa e osservo la mano.
Poi la guardo.

«Sì…dicevo…sono  venuto qui per parlare con te, ho cominciato da un po’ a incontrare anime di peccatori…»

«Ha-ah, interessante.» dice cominciando a massaggiarmi.

«Sai, tu dopo morta finirai nel cerchio dei lussuriosi…»

«Bello, bello…» ripete mentre mi sbottona i pantaloni con l’abilità di una scassinatrice.

«…ecco…tu sei la settima che incontro e…»

Lei annuisce e mi tira fuori l’uccello, chinandosi per prenderlo in bocca.

Io espiro sonoramente dalle narici, appoggio i gomiti sullo schienale e porto indietro la testa chiudendo gli occhi.

«…e va bene» dico «In effetti è quasi un secolo che non mi concedo certi sollazzi. In fondo, qualche qualità la devi pur avere.»

Ora,
io sono il Diavolo e quindi dovrei essere difficilmente impressionabile.

Ma credo davvero che quello fatto da Eva sia il foie gras dei pompini.

Mi avvolge il cazzo con la bocca come un mafioso russo avvolge la testa di un ostaggio con una busta di plastica, cominciando a scorrere su e giù come una funivia guasta.

Probabilmente mi è sfuggito il particolare che avesse più di una lingua, perché il modo in cui lecca ogni centimetro del mio uccello è anatomicamente impossibile.

Il sangue ormai comincia a defluire dalla testa verso il basso quando lei si ferma di colpo.

Io apro gli occhi e la guardo.
Lei si soffia via il ciuffo da davanti agli occhi.

«Quindi? Vuoi ancora parlare?»

Sorrido, un secondo prima che lei mi salga sopra. Ma proprio mentre faccio per afferrarla, lei mi mette una mano sul petto.

«Aspetta.»

«Cosa c’è?»

«…mi faresti un favore?»

«Adesso??!?»

«Sì…»

«Se posso…»

«Ti potresti far vedere con le tue vere sembianze?»

«Eh?»

«Ascolta, la faccio breve: non capita tutti giorni di scoparsi il Diavolo. Non mi va di farlo con te che hai l’aspetto che potrebbe avere il mio edicolante.»

«Sei sicura…? Guarda che faccio paura…»

«Sicurissima.»

Io sospiro e schiocco le dita.
Di colpo torno al mio aspetto normale, occupando per tre quarti lo spazio del divano. Lei ride ad alta voce e subito mi infila la lingua in bocca.

La afferro per i fianchi e mi tiro su, sbriciolando il soffitto con le mie corna.

La porto in quella che intuisco essere la sua camera da letto, arredata solo con un materasso senza neanche una rete sotto ed un tavolino che funge da comodino, con sopra solo una vecchia lampada e un sacchetto di tabacco.

Era parecchio che non facevo sesso con un’ umana, quindi forse sarò un po’ arrugginito.

Ma è difficile tenere il passo di questa ragazza.
La furia è così tanta che le mie gambe caprine per sbaglio rompono un orribile puff triangolare, con la fodera ricamata a mano.

«No!» urla.

«E dai, tanto faceva schifo!» le rispondo incazzato.

«Sei tu che non capisci niente!» dice ansimando.

Fortunatamente, prima che la mandi a fare in culo, i mugolii tornano a sovrastare le parole.

La sua figa sembra nata per accogliere il mio cazzo, come se fosse un calco vivente. Fisicamente è piccolina, quindi viene naturale girarla, voltarla e usarla come se fosse un giocattolo.

Ma credetemi, è solo una questione logistica, è lei che mi comanda.Forse anche un po’ troppo.

A un certo punto, provo a fermarmi per qualche secondo per riprendere fiato ma lei mi afferra il cazzo col culo.
Comunque, non vorrei scendere troppo nei particolari.

L’amplesso dura, come mio solito 6 ore, 6 minuti e 6 secondi, al termine dei quali entrambi esplodiamo in un poderoso orgasmo simultaneo che scrosta quell’orribile carta da parati con dei fenicotteri verdi.

Lei scende da me e appoggia la testa sul cuscino, col fiatone.
Io sono un po’ stanco, lo ammetto, quindi mi tiro su coi gomiti e la guardo mentre lei comincia a girarsi una canna.

«Porca troia…» esclamo col fiato rotto.

«Eh lo so…» ridacchia lei con un filtrino in bocca.

«Cavoli, sono stremato.»

«Anche io sono un po’ stanca. Bella prova» dice dandomi uno schiaffetto sulla pancia.

«A saperlo prima, mi sarei presentato sotto forma di donna.»

«Ma no, mi piacciono anche le donne»

«Ah…vabbè, allora come un gay…»

«Sono stata anche con qualche gay.»

«Pure? Allora un trans.»

«Celo»

«Un nano?»

«Sì.»

«Un disabile?»

«Ovvio.»

«Un impotente?»

«Certo.»

«Un amputato?»

«È capitato.»

«Un toro?»

«Aspetta, vero o meccanico?»

«Vero»

«Sì»

«Allora meccanico»

«Anche.»

«E CHE CAZZO.»

«E dai, non è colpa mia se sei un bacchettone»

Ein entra scodinzolando, lieto che le nostre mostruose urla siano finalmente finite.
Eva lo accarezza con la mano ancora sporca di tabacco.

«Posso farti una domanda?» dico.

Eva annuisce, senza staccare gli occhi dalla cartina.

«Come mai hai voluto portarmi a letto?»

«Sei serio? Perché mi piace scopare.»

«Sì, fino a lì c’arrivavo. Intendevo: perché hai voluto scoparmi pur sapendo che ero il Diavolo. Non mi era mai capitato.»

Lei alza le spalle.

«Che ti devo dire, mi sei sembrato una brava persona.»

La guardo come a chiederle se mi stia prendendo per il culo.

«Oh, te l’ho già detto: quante altre volte può ricapitarmi di poter scopare col Diavolo? Ne avevo proprio bisogno.»

«Ok, ok, non ti arrabbiare. Come mai ne avevi bisogno? Periodaccio?»

«No, macché, anzi. Ho pure trovato lavoro il mese scorso.»

«E allora perché ti ci voleva?»

Lei si accende la canna, fa un bel tiro e mi guarda sospirando.

«Lo vuoi proprio sapere?»

Annuisco.

«Ok. Diciamo che negli ultimi tempi mi sentivo decisamente insoddisfatta. E credimi che a trentun anni di cose ne ho provate parecchie: son stata con uomini e donne, vecchi e ragazzini, vergini e esperti, a volte anche contemporaneamente. Insomma, credo che ormai fosse la noia ad avermi portata a non godere più come una volta. Così appena ho saputo che eri davvero Satana ho pensato “Ecco cosa mi mancava!” e ho deciso di portarti da me.»

«Il motivo era solo questo?»

«Beh, certo…»

«Mi sento così usato…» dico tirando su il lenzuolo per coprirmi il petto.

«Ah, a proposito!» urla.

Subito la vedo prendere un quadernetto da sotto il suo tavolino/comodino.

«Cos’è?» le domando.

«È una lista. Mi piace segnarmi qualcosa quando faccio sesso con qualcuno.»

«Ah, ho capito. Beh è un quaderno abbastanza piccolo. Pensavo peggio…»

«Hai presente la libreria in salone?»

«Sì, certo.»

«Quelle non sono enciclopedie.»

«…posso vedere?»

Lei prende un’altra poderosa boccata di canna e mi passa il quaderno. L’elenco è preciso e minuzioso, con descrizione dell’atto e anche un voto a margine.

«Cavoli, non ti facevo così precisa.»

«Modestamente» mi fa strappandomelo di mano.

«E…che voto pensavi di mettermi?» Le chiedo ormai curioso.

Lei ridacchia.

«Heh, tranquillo. Sarà un voto altissimo. Sei sempre il Diavolo. E poi ormai devo chiudere in bellezza.»

«In che senso?»

«Beh, dopo di te credo non scoperò mai più.»

«Perché?»

«Beh, credo ormai di aver provato tutto quello che potevo provare.»

«Cavolo…forse è proprio vero che non ci so più fare.» rifletto ad alta voce «Ti ho incontrata e ti ho spinta a non peccare più. Comunque è davvero uno spreco.»

«Lo prendo come un complimento…»

«Lo è, fidati. Poi detto da me dovrebbe valere il doppio.»

Scrocchio sonoramente il collo, mi scopro e mi metto in piedi.

«Beh, credo sia ora di andare.»

Eva mi guarda.
Coperta solo dalla vita in giù dal lenzuolo e con la canna in mano è di una bellezza stordente.

«È stato un piacere» mi dice.

«Anche per me.» rispondo sorridendo.

Faccio per andarmene, ma mi fermo sulla porta.

«Un’ultima cosa.» dico inginocchiandomi per accarezzare Ein.

«Dimmi.»

«Una volta, molti secoli fa, sono stato io a portare sulla via della perdizione la donna più bella del mondo. Tu me la ricordi. Parecchio. E sappi che dopo aver scoperto il sesso con me, continuò a farlo per tutta la sua vita. E credimi: quando arrivò all’Inferno era molto, molto, MOLTO più esperta.»

Eva mi guarda, interdetta.

«Stai cercando di indottrinarmi, per caso?»

«Certo che no. L’unica cosa che mi differenzia da Dio è che io non ho bisogno di seguaci. Solo…»

«Solo…?»

«Solo…la butto lì…nel caso cambiassi idea, ti prometto che quando arriverai all’Inferno, potremmo ripetere questa serata. E sappi che mi aspetterò molto da te.»

Eva sorride, si sposta il ricciolo dalla fronte con la mano destra e si batte quella sinistra sulla coscia verso Ein che, scodinzolando, sale sul materasso per andarle in braccio.

Abbasso la testa e la saluto. Lei poggia la canna sul posacenere e prende il quaderno.

Prima di uscire, mi riaffaccio nella camera.

«E non dimenticarti di mettermi il voto.»

(Continua qui)

 

—————

 

(Scritto a quattro mani con EroticArtDrops che ringrazio per la disponibilità, il tempo dedicatomi e per non avermi dato dell’idiota quando, per prima, ha saputo dell’idea di questo racconto.)

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