Sympathy For The Devil – 26 – Gli Iracondi

Sympathy For The Devil

Odio andare a prendere da bere al distributore automatico.
Mi ha sempre saputo di impersonale.

Preferisco il bar, almeno lì c’è un rapporto umano anche se il barista dell’inferno è un demone non un umano, ma non fa nulla, avete capito cosa intendo.

Ora però è tardi ed ho assolutamente bisogno di un gatorade, devo recuperare i sali minerali.

È proprio vero che non ho più il fisico per certe cose, quella donna mi ha letteralmente sfiancato.

Cerco nelle tasche una moneta da mettere nella macchinetta e dopo averla trovata e inserita, arriva quel momento di terrore in cui non capisci se l’ho presa o no.

Sullo schermo continua ad apparire la scritta “Inserire una moneta”, tronfia, quasi a farsi beffe del Principe delle Tenebre.
Tiro due vigorosi cazzotti contro quel dannato aggeggio che finalmente accetta i miei soldi.

Mentre digito il codice 54 che sta per “Gatorade all’arancia rossa” con la coda dell’occhio intravedo Cleopatra ed Anna Bolena come al solito intente a spettegolare.

Le due continuano a ridacchiare e ad indicarmi.
Sono troppo divertite per trovare così buffo il solo fatto che abbia appena picchiato un distributore di bevande.

A quanto pare hanno saputo quello che mi è successo sulla Terra. Le voci girano troppo velocemente in questo periodo qui giù.

Prendo la bottiglietta, la apro tirando il tappo a stantuffo con i premolari e prendo un bel sorso.
Non sono dell’umore giusto per fronteggiare le frecciatine maliziose di Cleopatra quindi mi giro senza neanche guardarle e mi incammino.

Noto che molti altri demoni mi guardano con un sorrisetto ironico.
Ma proprio non ho voglia di incazzarmi con loro.

Inoltre, a queste risatine si aggiunge il disprezzo con cui mi guardano le anime mentre cammino, in particolare in questo periodo, durante questa cazzo di rivolta.

Che andassero a fare in culo.
È sempre stato così, sin dall’inizio dei tempi.
Da quando Dio mi ha sconfitto e relegato all’inferno.

Tutti si sentono in diritto di guardarmi dall’alto in basso.
Ma chi cazzo si credono d’essere?
Io sono l’astro del mattino, io sono IL DIAVOLO.

E nessuno, né un umano, né un demone e neanche l’Onnipotente in persona può permettersi di giudicarmi. Perché nessuno ha la minima idea di cosa significhi essere me.

Essere il responsabile del marcire di un’intera specie dall’inizio della sua esistenza.

Per questo mi sono incazzato così tanto con Dio quando mi ha preso in giro. Perché sulla Terra ci saranno atei, miscredenti o bestemmiatori ma i suoi meriti sono comunque riconosciuti.

Io invece sono sempre trattato con un misto di disprezzo e comprensione.

Sono sempre tutti a chiedersi quale sia la volontà di Dio, quali siano i suoi piani, quale sia il suo disegno.

Ma mai nessuno che si sia chiesto cosa voglia io.
Su Dio hanno scritto libri, fatto film e recitano sermoni ogni domenica.

Su di me scrivono libri solo se faccio l’antagonista (Tranne “Paradise Lost”, ma ho già provveduto a dare a John Milton una suite quando è arrivato qui all’Inferno), le canzoni che cantano su di me finiscono sui telegiornali perché accusate di causare suicidi di adolescenti e le uniche volte che appaio in un film è per farmi entrare in una cazzo di bambina.

Come se non fossi io a dare senso alle vostre miserabili vite.

Quello che gli umani definiscono “Il male” è la sola cosa che non li rende immobili pupazzi in balia della vecchiaia.

Ogni cosa che desiderano, per cui lavorano sodo, per cui perdono il sonno, l’ho creata io. E invece di ringraziarmi, mi trattano come un reietto.

La spinta della mia incazzatura ha aumentato considerevolmente la cadenza della mia camminata. Entro nell’archivio aprendo la porta con un calcio. Come spesso accade in questi giorni, l’archivio è vuoto.

Allora decido di prendermi da solo il prossimo peccatore, tanto ormai mi rimangono solo due cerchi.
Guidato probabilmente dal giramento di coglioni, scelgo una cartellina con su scritto “Iracondi e Accidiosi”.

(Continua qui)

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