Sympathy For The Devil – 27 – Gli Iracondi

Sympathy For The Devil

 

(Continua da qui)

Dio ha davvero la faccia come il culo.
Punire gli iracondi.

LUI.

Millenni fa, molto prima che il genere umano cominciasse ad avere paura del male, cioè di me, ciò che temeva sul serio era la collera dell’Onnipotente.

Perché parliamoci chiaro, la Barba era davvero un permaloso del cazzo.

E tutti sapevano bene che i suoi scatti di rabbia non volevano certo dire qualche cazziatone o uno schiaffetto sulla nuca.

Dio si butta subito sul genocidio.
In questo aveva delle maniere un tantino trancianti.

Vi ho già parlato di quella storia del peccato originale.
Va bene che era una cosa simbolica ma marchiare tutto il genere umano per una mela mi sembra decisamente troppo.

Ma a lui le mele non gliele deve toccare nessuno, è il motivo per cui ha dato il tumore a Steve Jobs.

Poi ci sarebbero Sodoma e Gomorra.
Anche lì, non capisco perché abbia dovuto tirar su quel casino. Voglio dire, anche a me fa schifo Città del Messico ma mica faccio piovere zolfo per raderla al suolo.

Invece Dio distrusse Sodoma perché popolata di persone dedite alla sodomia, e Gomorra perché avrebbe ispirato un romanzo di Roberto Saviano.

Ovviamente non si può non citare il diluvio universale.
Da questo punto di vista, Dio è molto peggio di Hitler, almeno Adolf se l’è presa solo con una razza.

La Barba invece scelse di annegare ogni essere umano.

E ogni animale.
Perché nessuno ne parla mai?
Dio uccise quasi tutti gli animali sulla terra, tranne i due per ogni specie che entrarono nell’ arca di Noè.

Neanche io sono così bastardo da prendermela con gli animali.

Quindi ricordatevelo quando, all’inizio di ogni estate vedete al telegiornale un servizio con cui vi spaccano i coglioni con l’abbandono dei cani, in cui vi terrorizzano dicendovi “Se lo lasci in autostrada, sei un bastardo!”

Invece di tenervi il vostro cane perché siete spaventati, pensate “Cosa farebbe Dio?”
E annegatelo.

Comunque la Barba poi ha cominciato a rendersi conto della brutta nomea che si stava facendo, specie per uno a cui piace essere definito “misericordioso”.

Pian piano riuscì ad uscirne, andò in analisi, cominciò a fare yoga e soprattutto scoprì la marijuana, che lo rese decisamente più mansueto.

Già, la differenza fra chi viene definito Dio del vecchio testamento e quello del nuovo è l’uso di droghe.

Dovrei parlarvi anche dell’accidia, ma non ne ho voglia.

Iracondi

Cammino con la cartellina sottobraccio, senza incrociare lo sguardo di nessuno.
Entro nella sala dei trasporti per farmi dare le coordinate e porgo il file all’impiegato.

«Dove lo trovo questo peccatore?»

Il demone incomincia a sfogliare e subito mi corregge.

«QUESTI peccatori, Signore.»

«Cosa?»

«Questi. I peccatori sono in due, un uomo e una donna.»

«Eh? Cos’è, un profilo Facebook? Perché sono in due?»

«Non lo so, Signore. Non è il mio lavoro…»

«Vabbè, sai dirmi almeno dove trovarli?»

«Certo, Signore. Sono a Bordeaux, in Francia. Si chiamano Alice Berling e Balthazar Lacroix. Stanno giusto adesso andando da un analista.»

«Ah sì?»

Lui annuisce.

«Fammi un favore: dammi le generalità del loro analista.»

«Un secondo.» mi dice, smanettando sulla tastiera. «Trovato!» esclama dopo una trentina di secondi. «Dottor Vincent Brunet, ha sessantuno anni.»

«Perfetto, grazie.»

Senza dare spiegazioni, scompaio.
Nelle ultime occasioni non sempre mi è convenuto presentarmi come il Diavolo.

O non mi hanno creduto, o mi hanno scopato fino allo sfiancamento o mi hanno quasi mandato in coma etilico.

Quindi credo che per questa volta convenga intervenire in incognito. Così decido di entrare nel corpo del dottor Brunet.

Lo vedo camminare celermente con una valigetta in mano, è un uomo molto alto, dai capelli bianchi, dal mento pronunciato e che porta dei grossi occhiali tondi.
Pochi istanti ed entro nel suo corpo.

Domo il brividino tipico di quando ho appena posseduto un umano, mi sistemo gli occhiali con l’indice, mi tolgo i pelucchi dalla giacca di velluto beige e mi avvio verso il mio studio.

Entrato, dopo sette piani d’ascensore, saluto quella che sembra essere la mia segretaria.

«Buongiorno, dottore.» mi fa.

«Buongiorno a lei…» rispondo con voce impostata «Se non sbaglio oggi ho un appuntamento con il signor Lacroix e la signora Berling»

«Esatto dottore, sono già nel suo ufficio da qualche minuto. Nervoso?»

«Nervoso?»

«Beh, sì, è la loro prima seduta con lei, il loro precedente dottore è ormai impossibilitato.»

«Ah beh, certo, quello…beh, nervoso no. Curioso, diciamo.»

«Bene, allora si accomodi. In caso di necessità, troverà l’occorrente nel terzo cassetto.»

Faccio finta di aver capito a cosa si riferisce ed entro.
Li trovo già seduti davanti alla mia scrivania in mogano.
I due neanche si girano a guardarmi.

Io poggio la valigetta per terra e mi sistemo la cravatta.
L’ufficio è piccolo ma accogliente, oltre alla scrivania ci sono due librerie di ferro, un grosso acquario ed una gabbia contenente quattro pappagallini, tutti di colore diverso.

«Scusate il ritardo, signori» dico togliendomi la giacca.

Lei è una bionda, alta, formosa e vestita di bianco.
Non mi degna neanche di uno sguardo e rimane con gli occhi socchiusi e senza alzare la testa.

Sulla sua mascella noto un vistoso livido viola e la sua ampia fronte è coperta per metà da un cerotto.

Lui è seduto coi gomiti sullo schienale della sedia, ha la testa all’indietro.
È un tipo esile, con un naso molto grande e dalla carnagione pallida.

Dopo che li ho salutati lo sento sbuffare mentre guarda il soffitto, masticando un chewing gum.

«Voi siete i signori Alice Berling e Balthazar Lacroix, vero?» chiedo per rompere il ghiaccio.

I due annuiscono in silenzio, lei impercettibilmente, lui più vistosamente, respirando dalla bocca.

«Bene, allora possa cominciare la seduta.»

(Continua qui)

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