Sympathy For The Devil – 28 – Gli Iracondi

Sympathy For The Devil

 

(Continua da qui)

«Insomma, di cosa volevate parlarmi?»

Alice e Balthazar non mi rispondono.

Lui sbuffa con lo sguardo fisso verso il soffitto, lei semplicemente non muove un muscolo.

«Allora?» insisto.

«Ma scusi, dottore» prende la parola Balthazar «Non è già abbastanza evidente?»

«A cosa si riferisce?»

«Beh, a parte l’evidente problema della comunicazione…c’è quella questione degli scatti d’ira…»

Io mi giro verso Alice ma lei non fa una piega.
Rimane seduta a guardarsi i piedi. È davvero una donna bellissima, è bionda ed ha gli occhi di uno splendido marrone chiaro.

La sua fronte è larga ma affatto antiestetica e le sue labbra sono carnose e rosse.

A “decorare” questo meraviglia di viso c’è quel vistoso livido blu e viola che risalta ancora di più su una pelle candida come la sua.

«Capisco…» dico «È questo il motivo di quei lividi?»

«Certo.» risponde «Ma il suo collega non glielo ha detto?»

«No…diciamo che preferivo partire da zero.»

«Ah, a proposito. Ci tengo a scusarmi a nome di tutti e due per quello che è successo nella scorsa seduta.»

«…si riferisce al mio collega?»

«Sì, insomma, le ho detto che il problema sono gli scatti d’ira e mi dispiace, anzi CI dispiace davvero che il suo collega ne abbia fatto le spese.»

Pensavo sinceramente che questo caso fosse più interessante.

A quanto pare si tratta solo di un ragazzo violento che mena la fidanzata e che a quanto pare ha menato anche il suo analista.

Abbasso la testa ma cerco di rimanere professionale. Prendo un bel respiro.

«Ho capito. Non si preoccupi, riferirò a chi di dovere.»

Nell’ufficio cala il silenzio.
Questa volta mi è andata male, sembra tutto piuttosto noioso.

Loro due sembrano più scoglionati di me, quindi provo a pensare a una scusa per finire qui la seduta e tornarmene all’Inferno.

«Va bene, Signor Balthazar. Credo che, visto che il problema è ben inquadrato, non abbiamo molto altro da dirci.»

«Davvero?» mi chiede incredulo.

«Certo. D’ora in poi è necessario che lei controlli i suoi scatti d’ira, ma penso che questo già lo sapesse da solo.»

«Che c’entro io?»

«Eh?»

Per un secondo lo guardo senza capire di cosa stia parlando.
Di botto sento un urlo spaventoso che fa tremare i vetri della stanza.

Mi giro e vedo che a gridare è Alice che si è alzata dalla sedia.

Guardo Balthazar per avere spiegazioni, ma neanche il tempo di girare il collo che Alice prende la sedia di legno su cui era seduta e gliela sfascia sulla schiena come una lottatrice professionista di wrestling.

«Cazzo!» esclamo stupito.

Alice salta sopra il suo uomo ormai svenuto e comincia a picchiarlo vigorosamente. Io sgrano gli occhi e la guardo shockato.

A quanto pare quella che ha gli scatti d’ira è lei.
Certo, c’è una differenza fra “Scatti d’ira” e “Diventare la reincarnazione dell’Anticristo”.

Anche se non capisco come abbia fatto a farsi quei lividi.

Alice strilla, picchia e sbava come una banshee dalle tette grosse.

Le urla sono degne del più violento e trucido dei demoni, le botte degne di Mike Tyson, la bava è degna di Stephen Hawking.

L’avete capita?
Stephen Hawking?
È malato e sbava…
Lasciate perdere, andiamo avanti.

Mi alzo lentamente mentre Alice sta riempiendo di legnate quello che resta del fidanzato.

Se facessi troppo rumore potrebbe accorgersi di me, quindi cammino lentamente ed apro la porta dell’ufficio.

Faccio segno alla segretaria e lei mette già il telefono.

«Ci sarebbe un problemino qui dentro…» le dico.

«Che succede? È impazzita?»

«Ehm…sì.»

«Cavolo, l’ultima volta ci aveva messo almeno dieci minuti. Cosa ha combinato, dottore?»

«Io? Non ho fatto proprio nulla. Ha cominciato ad urlare e a massacrare il suo ragazzo.»

«Ma ha aperto il terzo cassetto?»

«Eh? No, sono uscito subito.»

«Le avevo detto che lì c’era l’occorrente. Rientriamo nell’ufficio che la aiuto.»

«Ho capito…un secondo che controllo, magari si è calmata.»

Riapro la porta e vedo Alice che effettivamente ha smesso di picchiare Balthazar.
Solo che ora è intenta a strangolare i pappagalli.

«Ok, entriamo.»

La segretaria entra rapidamente, mentre Alice sta picchiando un pappagallo con il cadavere di un altro pappagallo.

Le urla sono spaventose ma la vecchietta si avvicina alla scrivania e apre il famigerato terzo cassetto dal quale tira fuori un taser.

«Un taser?» grido «”L’occorrente” era un taser?»

Lei alza le spalle e poi lo punta verso la psicopatica.
La colpisce in pieno e Alice si becca una potentissima scossa elettrica ma a parte una piccola convulsione, non sembra subire nessun danno e con una manata disarma la segretaria che impaurita, comincia a gridare.

«Oddio! È posseduta da Satana!»

«Ma perché dovete sempre tirarmi in mezzo? Questa è una squilibrata e ve la prendete con me???»

«Eh?» mi chiede, prima di essere colpita dalla scrivania lanciata da Alice.

«Oh, merda.»

Quella splendida ed avvenente bionda si è ormai trasformata in un mostro, come se fosse realmente posseduta da un demone.

Tanto che mi viene un dubbio.

Prendo il cellulare e provo a prendere informazioni.

iPhone3

Ripongo il cellulare in tasca e ancora non capisco come un umano possa impazzire così senza essere posseduto.

Finito di seviziare la segretaria, Alice ha cominciato a sfasciare a testate tutti i mobili dell’ufficio.

Di botto si lancia contro una libreria di ferro, sfondandola.

E mentre è a terra, inizia a picchiarsi da sola come Edward Norton in “Fight Club”.

«Tu sei completamente fuori.» dico.

Capisco che è il momento di andarmene. Approfitto del momento di tregua per abbandonare il corpo del dottor Brunet, che cade al suolo.

Appena mi vede nella mie vere sembianze, Alice smette di menarsi e sgrana gli occhi.

«Esatto umana» dico con tono ammonitore «Io sono Satana. Inginocchiati a m-»

Non ho il tempo di finire la frase che lei si lancia di me con la furia di un cane idrofobo.

«Cristo Santo!» grido.

Un secondo dopo mi lancio contro i vetri della finestra, infrangendoli.
Spiego le mie ali nere e volo via.

Pochi metri e tiro un sonoro sospiro di sollievo.
Era da quando mi sono fatto limare le unghie da Jack lo squartatore che non mi prendevo uno spavento del genere.

Sbatto vigorosamente le ali per volare abbastanza in alto da non essere visto da nessuno ma sento un lancinante dolore alla gamba sinistra.

Mi giro e vedo che quella brutta stronza è riuscita ad attaccarsi alle mie zampe caprine e me le sta mordendo.

«Ma cosa vuoi da me, porco di quel cazzo???»

Comincio a dimenarmi in aria ma lei non molla, la sua mascella ha la forza di quella di uno squalo bianco, tanto che un po’ mi dispiace per il cazzo di Balthazar.

«LASCIAMI ANDARE, TROIA PSICOPATICA!!!» le grido, ma lei è ormai salita sulle mie spalle e mi sta colpendo ripetutamente la tempia con il gomito.

Istintivamente plano e vado a sbattere tre o quattro volte con la schiena contro un palazzo ma lei non molla la presa.

Le persone a terra cominciano a notarci (e come non potrebbero: c’è un demone alato che combatte in cielo con una borghese di Bordeaux)

Non ho più scelta e decido salire il più possibile e poi scomparire, lasciando Alice nel vuoto.
La matta precipita da almeno 30 metri di altezza, dimenandosi e sbavando per tutto la caduta, fino a stramazzare su una macchina parcheggiata.

Rimango in volo col fiatone a guardarla.
Posso capire uno scatto d’ira ogni tanto, ma a questa qui avrebbero dovuto abbatterla da piccola.

Come cazzo fa quel ragazzo a starci assieme? Strizzo gli occhi e vedo che Alice si muove ancora.
Quindi decido di volare di nuovo nell’ufficio del dottor Brunet.

Lì trovo la segretaria, probabilmente già in coma e Balthazar agonizzante. Lo tiro su prendendolo per il colletto e lo scuoto fino a svegliarlo.

«Ehi, tu? Toglimi una curiosità: ma perché stai con quella psicopatica?»

Lui si mette una mano sulla fronte, ancora sanguinante.

Mi guarda con gli occhi socchiusi e sorridendo mi risponde.

«Che ti devo dire…» mi dice con un filo di voce «Quando ha il ciclo è davvero un tesoro.»

 (Continua qui)

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