Sympathy For The Devil – 31 – I Traditori

Sympathy For The Devil

 

(Continua da qui)

Discosto lentamente la mano di Joris dalla mia bocca.

Non mi piace che mi si diano degli ordini, specialmente che mi si dica di stare zitto ma inconsciamente mi rivolgo a lui a bassa voce.

«Trappola?» dico ridacchiando «Ma che stai dicendo?»

«Sono io, Signore.»

Sulla mia faccia si dipinge un grosso punto interrogativo.

«Sono Giuda, Signore.»

«Giuda?»

Lui annuisce e mi fa segno di abbassare la voce, guardandosi le spalle.

«Che diamine ci fai nel corpo del peccatore, Giuda? Vattene, mi stai rovinando tutto il divertimento! E poi come ti sei permesso di fare una possessione senza la mia autorizzazione?»

«Ho dovuto, Signore.»

«E sentiamo, perché avresti dovuto?»

Giuda con la mano mi intima di seguirlo mentre esce dal vicolo. Camminiamo furtivamente, rasi alle pareti.

«Signore, è una trappola. La vogliono incastrare.»

«Ascolta, non mi piacciono gli indovinelli. Parla chiaro, Giuda.»

«Hitler, Signore.»

«”Hitler” cosa?»

«Hitler vuole attirarla in una trappola. Vuole confinarla qui sulla Terra e prendere il suo posto all’Inferno.»

Le mie labbra sbottano in una risata che fatico a trattenere.

«Hitler vorrebbe prendere il mio posto?»

«Sì, ha progettato tutto quando lei ha deciso di incontrare gli umani. La rivolta delle anime all’Inferno è tutta opera sua.»

Sollevo un sopracciglio, dubbioso.

«E tu come lo sapresti, scusa?» chiedo sarcasticamente.

Giuda rallenta e rimane in silenzio per qualche secondo.
Persino dalla sua nuca si capisce che si vergogna a rispondermi.

«Giuda» faccio «Come pretendi che io ti creda se non mi dai spiegazioni?»

«Perché io sono parte del piano.»

Mi fermo di botto.

«Che vuol dire, Giuda? Basta con questi discorsi. O mi dici tutto o giuro che ti caccio da questo corpo a forza di calci nel culo.»

Lui si gira lentamente.

«Poco dopo l’inizio delle rivolte, Hitler mi ha reclutato fra le sue fila. Avrei dovuto essere il traditore che lei avrebbe incontrato e l’avrei dovuta portare in posto qui vicino. Lì Hitler è pronto per intrappolarla. È per questo che l’anima del traditore è l’ultima che avete scelto, tutti i profili fra cui lei cercava dei candidati erano stati scelti da lui in persona.»

Io mi gratto la guancia e guardo Giuda, che sembra sincero.
Per quanto si possa fare affidamento sulla sua parola…

«E come farebbe ad immobilizzarmi?»

«Non l’ho capito…non mi ha rivelato tutto il suo piano. Mi ha detto che non ci si può fidare troppo di un traditore.»

«Scusa Giuda, ma se fai parte del piano di Hitler, perché mi stai dicendo queste cose?»

Lui scrolla le spalle, con i palmi rivolti verso l’alto.

«Sono un traditore, Signore…»

Io sorrido e mi liscio i baffi con indice e medio.

«Ho capito,. ti ringrazio per avermi avvertito. Ora torno all’Inferno e sistemo le cose. Personalmente.»

«No!» urla tenendomi per il polso.

Lo guardo arrabbiato e lui mi lascia immediatamente.

«Mi scusi, Signore. Ma se torna ora nel suo regno, c’è un intero esercito di anime e demoni ribelli pronto ad assalirla. Mentre lei era qui, ha preso il controllo dell’Inferno. È il motivo per cui ho insistito tanto con lei perché risolvesse subito la questione, prima di venire qui.»

«E perché non me l’hai detto lì?»

«Perché l’inferno è ormai pieno di spie di Hitler. Avrebbero scoperto che la volevo avvertire.»

«Ed ora come cazzo faccio se non posso tornare?»

«Deve tornare con la testa di Hitler, altrimenti dovrà combattere una nuova guerra. E mi creda, il numero di anime che sono contro di lei in questo momento è molto, molto alto.»

«Hitler è riuscito a reclutare così tanti ribelli?»

Giuda annuisce.

«Cazzo se ci sa fare…»

Mi metto le mani sulla vita e chino la testa. In realtà non ho molto su cui riflettere, non ho scelta.

«Va bene, Giuda. Ci penserò io. Mostrami dov’è Adolf.»

Giuda annuisce, mi fa segno di fare piano.

«Subito Signore. Ma faccia attenzione, anche qui è pieno di spie. Per questo l’ho portata in questo vicolo, non devono sapere che l’ho avvertita. Hitler deve pensare che tutto stia andando secondo i suoi piani.»

«Sei proprio il traditore per eccellenza, eh?»

Non risponde e mi fa ricominciare a correre.
Dopo pochi minuti arriviamo davanti ad una piccola chiesa.

I vetri sono colorati e raffigurano le solite, finte scene che gli umani credono siano accadute solo perché sono scritte nella Bibbia.
Non ho tempo di arrabbiarmici.

«Andiamo, Giuda.» dico.

«Signore, forse è meglio che vada solo lei. Non credo che Adolf sarà clemente con me quando scoprirà cosa ho fatto.»

«Non fare il cagasotto, sei con me.»

Giuda accenna un broncio e apre il pesante portone.
Entrati nella chiesa, vediamo Hitler davanti all’altare, che mi guarda sorridente.

«Salve, Signore.» mi dice

«Adolf!» esclamo io fingendomi sorpreso «Cosa ci fai qui???»

Mi giro verso Giuda facendogli l’occhiolino.

«Hai un cellulare dietro?» gli bisbiglio «Se sì, riprendi tutto, questa voglio mostrarla alla Barba.»

Adolf, fiero e anche un po’ strafottente, si schiarisce sonoramente la voce perché odia essere ignorato.
Io lo guardo e rido. Avrei potuto fingere ancora per un po’, ma vederlo mi ha solo fatto venire più voglia di sistemare in fretta la situazione.

«E va bene, Adolf. So tutto, Giuda mi ha detto il tuo piano. Finiamola qui, ora.»

Hitler ride sotto il baffo.
Un istante dopo, mi sento la testa pesante.

Lo sguardo traballa e la figura di Adolf si allunga fino a diventare una striscia color cachi.

Per un attimo diventa tutto buio.
Mi sveglio ed il collo deve compiere un’impresa titanica per tirare su il mio cranio.

Provo a scuotermi per capire cosa è successo ed intanto sento l’odore del legno e dell’incenso che brucia.

Alzo le sopracciglia, come se la cosa possa aiutarmi a far passare lo stordimento.

Provo a stropicciarmi gli occhi ma sento le mani bloccate. Metto a fuoco e vedo che mi ritrovo sopra l’altare della chiesa, crocifisso, al posto della statua di Gesù.

Banale.
Ma d’impatto.

A terra ci sono Giuda e Adolf. Il primo non ha il coraggio di guardarmi negli occhi, mentre il secondo è visibilmente soddisfatto.

Realizzo dopo qualche secondo che a colpirmi è stato Giuda. Butto giù il groppo che ho in gola.

«Perché, Giuda?» domando, sapendo già la risposta.

Lui si morde la guancia.

«Sono un traditore, Signore.»

Hitler comincia a ridere, io tiro su col naso.

«Lo ammetto Adolf, bella mossa.»

«Grazie Signore. Detto da lei è un grande complimento.»

«Come mai non riesco a muovermi?» domando curioso.

«Non riesce a muoversi perché quella è la croce originale del Golgota. E quelli sono i chiodi che hanno bloccato Gesù. Sono tutti oggetti sacri ed è per questo che annullano i suoi poteri.»

«La croce e i chiodi originali??? E come li avreste ottenuti???»

«eBay.»

«Pensa te…»

«Già…»

Mi guardo attorno, gratto il bernoccolo che ho sulla nuca contro il legno.

«Ahia!» esclamo «Ascolta, non voglio che si cada nel cliché dei film di James Bond in cui il cattivo» ammetto che alla parola “Cattivo” mi è scappata una risata «spiega il suo piano, tanto ormai l’ho capito. Ma una curiosità toglimela: con cosa mi avete colpito? Non credo esista un qualcosa capace di darmi un danno tale che non sia un calcio nelle palle dato da Dio.»

Giuda si guarda le punte dei piedi e Hitler sorride con le mani dietro la schiena, ma nessuno dei due mi risponde.

Nel silenzio si sentono dei colpetti e dal buio dell’ultima fila di panche noto una figura seduta, con le gambe accavallate che si picchia sul palmo della mano destra una mazza da golf.

L’uomo si alza e lentamente esce dall’ombra con un ghigno malvagio.
È Ponzio Pilato.

Ora,

so che nelle sue intenzioni questa dovrebbe essere una scena molto drammatica e sconvolgente. Ed in un certo senso lo è.

Ma prima mi giro verso Giuda, che continua ad avere lo sguardo basso, e Hitler che scrolla le spalle come a significare “Che ti devo dire…”.

Scoppio a ridere.

«Ponzio? Davvero? Quello che ha architettato tutto è Ponzio?»

«Esatto, Signore. O dovrei dire “Lucifero”?»

Sbarro gli occhi.

«Stiamo parlando dello stesso Ponzio? Quello che prima di mangiarsi le unghie le passa nel pangrattato?»

Il politico romano stringe la mazza con rabbia e la usa per colpirmi violentemente il ginocchio, fracassandomelo. Io non faccio una piega.

«È la mazza della Barba, vero?»

«Precisamente.» mi risponde Ponzio «È uno strumento di Dio. Per questo può ferirla.»

«Vuol dire che anche Padre Pio è tuo complice?»

Ponzio annuisce e comincia a gironzolare per la chiesa.

«Vedi Lucifero, l’idea mi è venuta quando hai cominciato ad incontrare gli umani. E poi-»

«Lo so Ponzio, Giuda mi ha già detto tutto.»

Subito si gira arrabbiato verso Giuda chiedendogli spiegazioni e lui, da bravo codardo, continua a tenere la testa bassa.
Ponzio incrocia le braccia offeso, come un bambino di tre anni.

«Avanti.» dico io «Hai ancora tempo per dirmi perché l’hai fatto.»

Pilato sospira.

«È da quando sono all’Inferno che volevo darti una lezione del genere. Sono sempre stato uno scarto per te. “Quello che se ne è lavato le mani”. Trattato come un idiota.»

«Ponzio, tu sei un idiota. E non c’è niente di male.»

«Zitto!» urla colpendomi al costato con la mazza.

Sputo sangue.

«Sai bene cosa vuol dire “Servire”. Sapere di non essere inferiore a chi ti comanda. Tu ormai hai fatto il tuo tempo, nessuno ti rispetta più, neanche nel tuo regno, per questo sono riuscito così facilmente a voltarti contro tutti quei demoni e quelle anime. Mi serviva l’abilità di Hitler nella propaganda e mi serviva un traditore per incastrarti, come Giuda. Tu regni sull’Inferno dall’inizio dei tempi. Sei stato un Diavolo all’altezza, ma ora è arrivato il nostro momento. Noi saremo il Diavolo, noi domineremo l’Infermo. E dopo, punteremo al Paradiso e a Dio!»

La mia risata riempie la chiesa e rimbomba, scuotendo i vetri.
I tre traditori fanno un passo indietro, intimoriti.

«Voi tre? Comandare l’inferno e poi attaccare Dio? Poveri idioti, chi vi credete di essere? Se solo vi presentaste alle porte del Paradiso, Dio vi schiaccerebbe come le merde che siete, rispedendovi nella fogna da cui provenite.»

«”Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”. L’hai detto tu, ricordi?»

Lo dissi davvero.
A Dio, durante la guerra.

E Ponzio in fondo ha ragione. So bene quale sia la frustrazione derivante dall’obbedire agli ordini.
Quindi sotto sotto lo capisco. Sta provando a fare quello che feci io.

Il sangue dai polsi bucati dai chiodi sta cominciando a uscire copiosamente e la mia vista comincia ad annebbiarsi.

«La croce e i chiodi non ti permettono di liberarti e di abbandonare questa forma eh? L’abbiamo studiata bene, ammettilo.»

Io sorrido.

«È vero, Ponzio. In fondo tu, Hitler e Giuda siete stati bravi. Avete calcolato tutto.»

Ponzio sorride, quasi onorato dalle mie parole.

«Bene, Lucifero.» mi fa con la voce rotta, visibilmente emozionato per l’impresa che ha appena compiuto «La tua esistenza finisce qui, da mortale. Essendo stato ucciso da noi, finirai in Paradiso. Sta tranquillo, non ti faremo rimpiangere. Torneremo all’Inferno da trionfatori, dopo aver rovesciato una terribile tirannia di un dittatore che ormai aveva perso interesse verso i suoi sudditi ed il suo regno. Tanto da farselo soffiare da sotto il naso da tre dei suoi servitori.»

Ponzio, Hitler e Giuda mi danno le spalle e se ne vanno. Io sorrido verso Giuda, che proprio all’ultimo ha il coraggio di guardarmi negli occhi, mentre lentamente le forze mi abbandonano.

«Addio, Lucifero.» mi dicono Ponzio Pilato e Adolf Hitler all’unisono, mentre spingono un’anta per uno del portone della chiesa.

Poco prima di uscire, sentono un rumore impercettibile, flebile, come quello di uno spillo che cade per terra.

Incuriositi, si girano e mi vedono in piedi, con le mani giunte, mentre li guardo.

Giuda ha in mano i tre chiodi che mi tenevano fissato alla croce, ancora pieni di sangue.
Ponzio e Adolf ci guardano sconvolti, con gli occhi sgranati.

Ponzio strilla qualcosa di incomprensibile, mentre Adolf urla verso Giuda.

«Giuda!» strilla il Fürher «Cosa cazzo fai???»

Giuda li guarda e poi guarda me. Poi scrolla le spalle.

«Sono un traditore, Adolf…»

Io scoppio a ridere.
Le mura tremano e il portone si chiude di botto alle spalle dei due traditori.

Ponzio comincia a sbraitare e a prenderlo a spallate ma non riesce nemmeno a muovere un’anta.

Hitler lo guarda e capisce che non c’è più scampo.
Quindi lentamente si mette il cappello e si mette le mani dietro la schiena, rassegnato, come ad aspettare la pena capitale.

«Bene, bene. Dicevamo?» dico io sistemandomi le maniche e la cravatta.

Schiocco le dita.

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