L’indignazione Pavloviana

dan11
(di @7semola )

Il riflesso pavloviano, o condizionato, è la risposta che un soggetto dà al presentarsi di un determinato stimolo.
Durante una cosiddetta “Fase di condizionamento” il soggetto impara ad associare una reazione ad un preciso stimolo e finita questa fase, arriverà a ripetere questa reazione automaticamente ogni volta che questa situazione si ripresenta.

Nell’esperimento di Pavlov, dei cani reagivano al suono della campanella a cui, durante la fase di condizionamento, era stato associato l’avviso che era ora di mangiare
Da quel momento, quei cani reagiranno sempre correndo verso chi suona una campanella, chiunque esso sia.

C’è il suono della campanella.
La si associa al cibo.
Si corre.

L’indignazione funziona allo stesso modo.

Ci sono dei termini.
Li si associa alla mancanza di rispetto.
Ci si indigna.

Il problema dei riflessi condizionati è che lo stimolo non è contestualizzato.
Se i cani di Pavlov si trovassero alla Camera dei Deputati, correrebbero dal Presidente ogni volta che la suona, anche se lui non ha del cibo per loro.

Cattura

Questo è lo scambio che ha visto protagonista il pianista Ezio Bosso e l’account di Spinoza LIVE, dopo la pubblicazione di una battuta del sottoscritto.
Partendo dal presupposto che la mia battuta può piacere o no, ma che se non ti piace sei una testa di cazzo, credo che ad un lettore attento non possa sfuggire il bersaglio di essa.
Spiegare una battuta equivale a stuprarla, quindi lascio alla sensibilità del lettore il compito di capire che l’obiettivo non era né Bosso, né la sua malattia né i suoi capelli.

La mattina dopo leggo, alle 8, la risposta di Ezio Bosso, rido, la retwitto e rispondo con un oltraggioso

Cattura2

Faccio colazione mentre guardo la mia giornaliera puntata di “Parks and Recreation”, mi vesto ed esco. Sto andando all’università a consegnare l’ultima parte della mia tesi. Il capitolo, appena ultimato, riguarda le reazioni violente del mondo musulmano alla satira religiosa.
Tornando a casa, scopro che loro sono i moderati.

Prima di rientrare mi arriva un sms di un’amica che mi dice

“Preparati al tuo rientro!”

Tristemente, non la ritrovo nuda nel mio letto e quindi apro il pc.

È scoppiata una mezza merda.
Trovando un migliaio di notifiche su Twitter, inizialmente sorrido.

“Finalmente la mia battuta sul film porno ispirato alla vicenda dei Marò ha avuto il successo che merita” penso.

Purtroppo non è così.
Oltre alle migliaia di (meritate) notifiche dovute al tweet ironico di Bosso, c’è una grossa, corposa fetta di insulti verso di me.

7
Cattura
9

Sono solo pochi dei deliziosi epiteti a me rivolti.
Non voglio fare la vittima, la viralità ha un suo fascino in fondo, mi sento un po’ come Belén dopo che hanno diffuso il suo video porno.

Ciò su cui ho riflettuto è il modo, quasi inconscio, in cui una mandria di persone si sono scagliate verso Spinoza (e indirettamente, verso di me).
La battuta è stata pensata per volersi riferire al quel velo di finta empatia che c’è nei confronti dei disabili.

Proprio da questa finta empatia è scaturita un’ondata di solidarietà non richiesta che si muoveva col fioretto dell’augurio di finire in carrozzina.
(Cosa che, mi spiace, ma è già successa. Scusate. Mi dispiace. Scusate)

Tralasciamo gli insulti, ciò che mi ha spaventato è stato il modo di trattare il signor Bosso.
Migliaia di persone si sono mosse in sua difesa, come se non si fosse già brillantemente difeso da solo.

Migliaia di persone si sono indignate per interposta persona, senza scomodarsi nel vedere quali fossero gli ultimi tweet che sono piaciuti al pianista.

3

Il punto  ormai non è più definire cosa è satira o cosa non è satira.
Il punto è cercare di definire il limite della sopportazione altrui.

In fondo, la vera discriminazione è stata questa: un pietismo aprioristico che, senza interpellarlo, ha dipinto Bosso come arrabbiato, offeso e attaccato senza una possibilità di replica.

Il riflesso pavloviano è scattato alle parole “Disabilità” e “Coglione”.
Non importa il contesto, ci si deve indignare.
Non importa la reazione dell’attaccato, bisogna arrabbiarsi.

Non importa che, se vi incazzate per questa battuta, siete voi a non pensare che Bosso non sia una persona come le altre.
O magari è quello che brucia, che una persona disabile non possa essere ironica.

photo_2016-02-12_10-38-31

Il riflesso pavloviano però riguarda gli animali in cattività, continuamente sottoposti a uno stimolo esterno.
Ed è questo che siamo, bestie in cattività bombardate dallo stimolo dell’indignazione automatica, sempre, anche quando non ce n’è bisogno.

Non ho mai nascosto ciò che scrivo dietro il bandierone della satira, visto che a quanto pare nessuno sa cosa cazzo sia, e non lo farò ora.
Mi piace pensare che se si vuole, si possa prendere per il culo un disabile per i suoi capelli.
E che se lui vuole controbattere con un’altra presa per il culo, non lo si tratti come un animale da zoo che ha fatto una capriola, ma come una persona.
Magari dicendogli semplicemente che è un mito.
Con una pettinatura da coglione.

 

 

 

 

P.S. importante: mi è stata concessa la possibilità di spiegare pubblicamente ciò che ho scritto. Ho gentilmente declinato. Prima di tutto perché non ho proprio un cazzo da spiegare. In secondo luogo, è molto difficile che a qualcuno che gestisce un megafono pubblico interessi mettere a tacere una polemica, non ho intenzione di rischiare di essere una macchietta. In ultimo, si parla del nulla. Una battuta apprezzata dal destinatario, con migliaia di persone che si indignano al posto suo. L’unica cosa sensata da fare sarebbe avere 1 minuto in televisione e urlare a chi si è arrabbiato che è una testa di cazzo. Ma purtroppo la proposta era ben diversa.

#JeSuisMeanCactus

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura … cbec9.html

http://www.repubblica.it/speciali/sanre … 81362/1/#1

http://www.liberoquotidiano.it/news/spe … lione.html

http://democrazy.vanityfair.it/2016/02/11/battuta-spinoza-enzo-bosso-capelli/?utm_source=facebook&utm_medium=marketing&utm_campaign=vanityfair 

Annunci

46 Risposte to “L’indignazione Pavloviana”

  1. Noto con grandissima soddisfazione che hai imparato a scrivere davvero bene. Persino senza errori di ortografia.
    Per il resto, già dal titolo ho pensato che ci avevo preso, e che sono perciò una grandissima e finissima esperta di satira: tutti quelli che hanno attaccato la battuta si sono scagliati furenti contro il tuo aver osato paragonare Bosso a un coglione. Ma tu non l’hai paragonato a un coglione: hai detto che è pettinato come un coglione. Il loro inconscio, per evitare le tre paroline fatali precedenti – “persona con disabilità” – si è gettato a corpo morto sul coglione, ci si è appoggiato, proprio. Perché non sia mai che ci si soffermi a pensare che Bosso è una persona con disabilità, non sta bene no no. Come quando la mamma per strada dice al bambino: non guardare quel signore in carrozzina, non sta bene. La battuta, insomma, ha dato fuoco alle code di paglia, ergo è bellissima.
    Che poi, se questi sapessero quanto diritto hai avuto tu a farla, data la tua pettinatura di merda.
    <3

  2. Che tristezza che mi mettono le persone che credono di essere paladini dell’etica e dell’empatia e invece semplicemente non capiscono un cazzo.
    Ti stimo, ma tanto lo sai già.

  3. beancannabeanoide Says:

    Sì, sì, ok, tutto bellissimo, bravo.
    Ma qualche anticipazione sulla trama del film porno sui Marò si può avere? Hai già pensato a chi potrebbe fare la parte del tribunale indiano?

  4. Antonio Bianchi Says:

    Avevo letto il tuo tweet segnalatomi da una persona con cui sto pensando a un articolo sulla comunicazione riguardante le persone con disabilità. Mi è sembrato una battuta efficace la tua rilanciata da Spinoza e molto bella la risposta di Bosso, che non conoscevo fino a quel momento.
    Avevo aggiunto un mio commento, rispondendo a te e Spinoza, dicendo della bellezza di questo scambio. Purtroppo in mezzo a uno sciame di risposte ora in difesa non richiesta di Bosso, ora con violenza. Risposte pavloviane, appunto. Quelle che fanno in modo che anche comunicazioni significative di tutt’altro segno riguardo le persone con disabilità finiscano nella melassa del sostanziale atteggiamento di disinteresse per i diritti, infantilizzando e negando la possibilità di manifestare altra presenza nel contesto sociale se non quella di semplici feticci destinatari della pietà e del buon cuore generico. Lo status di peluche.

    Ora leggo questo tuo post in cui mi piace trovare altri esempi della tua intelligenza, di quella che è bella ascoltare, soprattutto nel registro ironico (la mia solidarietà per la mancata presenza dell’amica nel tuo letto al tuo ritorno).
    Ti sono grato per non avere spiegato qui e di non averlo fatto davanti alle telecamere il tuo tweet, che merita rispetto, dici bene. Sarebbe come mettere le mutande a un quadro.

    Ecco, volevo solo ringraziarti.
    Se questo articolo riuscirà ad uscire te lo farò sapere. E se vorrai mi dirai cosa ne pensi.

    ciao

  5. A me la tua battuta era piaciuta.
    Risposta di Bosso e tutto il resto per me non contano.
    Avanti così.

  6. Quotation Nazi Says:

    Questa cosa dell’ “indignazione pavloviana”, è un concetto tuo o l’hai letto da qualche parte? No perchè in quel caso citarne l’autore è buona creanza! :)

    • Concetto mio, ma tutt’altro che cervellotico e che può benissimo essere venuto in mente ad altri in passato.
      Chiedo venia se l’ha già scritto qualcuno, non era mia intenzione.
      (Inoltre non ho Facebook quindi proprio non avrei potuto leggere questo post)

  7. Bravo Dan. L’hai spiegato bene.
    (Oddio, ci hai messo un po’ troppe parole e mi hai fatto perdere tempo)
    Però l’hai spiegato bene.
    (Certo: chi si prende la briga di leggerti è chi vuole darti ragione, non chi ti sta dando torto e vuole sentire il tuo punto di vista)
    No, ma l’hai spiegato bene.
    :-)
    Adesso vado che mi sembra di sentire il suono di una campanella…

  8. elprotoss Says:

    A me piace che fanno tutti i paladini della moralità e giustizia, ma ne voglio vedere uno di questi apprezzare la musica di Bosso.
    Perché quella roba li ha rotto 3/4 di minchia dal 1900 e ad ora soltanto allevi ed un disabile (l’accostamento mi pare onesto tra l’altro, con grande rispetto per le disabilità) possono farla ed essere apprezzati dal pubblico di Sanremo, chissà perché non lo dicono.

  9. Roberta Says:

    Concordo su tutto, la reazione è stata esagerata, incomprensibile e imbarazzante perché è evidente che se non fosse stato malato (x me è così) “il grande maestro Bosso che ci ha toccato l’anima e accarezza i tasti del pianoforte e bla e bla e bla” non se lo sarebbe filato nessuno e invece scopriamo che a guardare sanremo sono i detrattori della musica pop, i quali non aspettavano altro che di vedere un grande pianista e compositore che normalmente seguono nei grandi teatri di tutto il mondo. Ho difeso e difendo la battuta, non mi ha fatto ridere ma è sufficientemente dissacrante da piacere al mio umorismo Urano/scorpionico.
    Mio padre malato terminale in un letto d’ospedale mi disse: ricordati di lasciarmi i gettoni che se muoio come ti avviso? Ecco, svelata anche la mia età!
    Riprovevole invece, e te lho scritto su twitter, anche se firmata da spinoza, quel ciucciatemi il cazzo veramente fastidioso infantile inutile.

  10. Bella risposta. Ero anch’io in chat al momento della battuta su Bosso. Sono sbigottito dai messaggi avvelenati di miei contatti su fb che rivelano quanti recinti abbiano nella testa. Questo post mi ha fatto venire in mente la vicenda di Charlie Hebdo, non soltanto per l’immagine del cactus, ma anche per l’emorragia di jesuischarlie all’indomani della strage, e il silenzio successivo, quando hanno letto cosa è Charlie hebdo e lo hanno condannato, per i sopramenzionati recinti mentali. Cani Pavloviani.
    Se non altro questa vicenda ha rafforzato l’identità degli “spinoziani”, ne sono convinto.

  11. Leggo sempre con piacere sia il tuo blog che le tue battute; quella “della discordia” è molto bella e anche interessante. Hai fatto bene a non esporti alla polemica pubblica, avevi detto già tutto con la battuta (ed è per questo che funziona, secondo me).

    Adesso scrivi pure benissimo, quindi sei finalmente diventato un coglione di classe. C’è da commuoversi.

    Spero comunque che sarai contento del caos che si è generato in questi giorni: se la vera satira smaschera i potenti, la tua ha smascherato gli imbecilli.

  12. guarda pure io sul divano di casa ho pensato che era pettinato alla cazzo, però non l’ho detto ed eravamo solo in due…
    Per il resto è andata bene perché la battuta godeva del sacro filtro di Spinoza, bene nei confronti di Bosso che l’ha presa in modo sportivo, cosa che anche tu devi fare con gli insulti
    Ecco dovete prenderla tutti sportiva
    In ultimo ma chissene, via per una battuta, naenche tu avessi scritto mongoloide.
    Pace J3M

  13. Da tutta questa storia si evince che i più stronzi discriminatori sono i grammar-nazi, la loro assenza è più che eloquente.

  14. Specchio Says:

    dan11 mentecactus, della battuta frega poco, vorrei che ci spiegassi piuttosto questa frase:
    “Partendo dal presupposto che la mia battuta può piacere o no, ma che se non ti piace sei una testa di cazzo”

  15. La lucidità e la chiarezza del tuo pensiero è fuori luogo per questa epoca. Forse avrebbe fatto colpo fra gli Illuministi di fine Settecento ma, ormai, hai ragione, viviamo tutti di riflessi condizionati. Da tempo ho limitato abbondantemente le riflessioni o la satira sulle vicende di cronaca perché mi sentivo, come dice mia moglie, sempre e soltanto “l’altra faccia della medaglia”. Le notizie vengono gettate in pasto alla massa e già si sa che ci saranno due schieramenti: le pecore e i brillanti. Io ho temuto di voler rientrare nel secondo e di fare il gioco di chi volevo contrastare. Esiste una terza posizione: è la tua. Quella di chi non ha paura di infrangere i tabù, quella di chi non teme di accostare coglione a disabile, come dici, facendolo al fine, davvero,di andare oltre alla finzione dell’integrazione del diverso. Perché i tabù ci sono eccome ma non sono quelli dei finti irriverenti di oggi; sono molto più sottili e fanno ancora male e proprio in quanto tabù vengo lapidati dalla massa. Comprendere che accettare il diverso vuol dire rimetterlo sotto processo tanto quanto il cosiddetto normale è una di queste. Ma sono perle ai porci.
    Io tuttavia ti ringrazio. Per la battuta e per la riflessione.
    L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che deve imputare a se stesso! Un plauso a chi, duecento anni dopo, ci prova ancora.
    Ciao!

    • Ti ringrazio, ma non cadiamo nell’equivoco opposto: io ho scritto che non mi nascondo dietro il termine “Satira”. Ho scritto quella battuta non con l’obiettivo di scatenare questo casino né quello di svegliare le coscienze in Italia. L’ho scritta solo perché mi fa ridere e non c’è nulla di male in essa, tutto qui.
      Non mi sto ergendo né a satiro né a vittima di un complotto.

  16. wonderkre Says:

    Chi sceglie di fare satira lo sa, che la satira è davvero per pochi (ma proprio pochi pochi). Chi sceglie di fare satira lo sa, che per un paio (per tenermi larga) di persone che lo applaudiranno ce ne saranno un paio di milioni pronte a sputargli in faccia. È il prezzo della satira. Bisogna cercare di concentrarsi sul fatto che quelle due persone che applaudono hanno il quadruplo dell’acume (per tenermi stretta) di quelle che sputano. Perciò, in definitiva, queste ultime chi se le incula.

  17. Sir Boneddu Says:

    Concordo su tutto, ovviamente. Ciao Dan

  18. Grazie, soprattutto per non essere andato a spiegare nulla. Non è difficile da capire ma evidentemente, come diceva Gaber “l’intelligenza non su attacca… la scarlattina si! “, non è così comune capire che qualunque media di quelli frequentati dai Bruni Vespa è comunque una trappola. E poi trovo ottima l’analisi l’indignazione pavloviana. Baci

  19. […] La brillante (e molto condivisibile) autodifesa dell’autore della famosa battuta. […]

  20. Bel post, Dan. Non c’era niente da spiegare e, grazie a Darwin, non l’hai fatto. E con orgoglio ti dico che sono fra quei 5 che hanno rt la battuta più bella “…e insomma? Novità?”: l’essenza.

  21. Leggere le tue parole mi da’ molta fiducia. Mi fa capire che quello che si dice a volte ‘i giovani sono tutti ignoranti’ non corrisponde a realtà . Ci sono giovani brillanti, come te, con menti acute che purtroppo non vengono capite dal popolino. Eppure non vi conformate allo stereotipo che ci vuole servi di questo ipocrita sistema. Tu sei vero, e la tua satira sottile ed intelligente e’ stata pienamente compresa da una persona che ha una disabilità ma come ha dimostrato e’ molto più intelligente della maggior parte dei cosiddetti Normo-dotati che per pura ipocrisia, o forse per reazione provocata come hai suggerito tu,si sono sentiti in dovere di vendicarne l’onore, onore per altro mai leso se non forse dalla loro stessa reazione! Complimenti , leggerti e’ un piacere e un vero arricchimento . Grazie

  22. A me e alla mia famiglia ha fatto ridere..per quanto io non trovassi il taglio di capelli una merda ma piuttosto il colore un po troppo colorato :)… ma è anche vero che non abbiamo mai avuto un buon rapporto con la chiesa. E’ sempre un piacere leggere Spinoza

  23. Non avrei voluto aggiungere nessun commento, infatti non aggiungo nulla al perfetto flusso di osservazioni del post o ai variegati commenti ad esso susseguiti, però mi hai provocato il ripescaggio e la riconsiderazione di un rigurgito di riflessioni fatte guardando lo spezzone riguardante Bosso e la sua esibizione, riflessioni nate e morte nel giro di pochi istanti perché appartenenti al mio istinto Pavloviano di rifiuto violento di un certo tipo di espediente televisivo per alzare ascolti utilizzando persone con disagi di varia natura per premere su meccanismi sviluppatisi in anni di allenamento del pubblico pagante al vojeurismo sempre più esigente. In realtà sono combattuta tra due considerazioni: 1) è disgustoso utilizzare… ecc…; 2) Mah, e se fosse comunque un modo per esporre la fetta di mondo che la tv tende a nascondere, in fondo bene o male basta che se ne parli…? Poi ho appena appreso dal tuo presente articolo delle reazioni folli manifestate con insulti verso l’autore di una carinissima battuta e mi rendo conto che forse non è solo disgustoso utilizzare persone con disagi per un pugno di share, ma questa tv patetica ha prodotto ulteriore chiusura, direi rimozione, della consapevolezza del disagio altrui, coltivando un arianesimo di fatto manifesto dall’incapacità di sorridere insieme a chi un disagio lo porta e ci convive ed è abilissimo nel distinguere una simpaticissima battura da una becera offesa… Patetico arianesimo, ecco cosa ha prodotto questa patetica esposizione televisiva del disagio altrui… Hanno anche dimostrato di non essersi scomodati neanche a capire che tipo di “malattia” sia quella di Bosso, ma penso anche oltre, credo che abbiano pensato che Bosso sia un “minorato mentale” (proprio in questi termini avranno pensato), indifeso verso la cattiveria di coloro che lo offendono… E dire che Google è comodo anche per gli imbecilli… Bastavano due secondi di spippolamento sul cellulare che non posano neanche mentre mangiano per cercare “Sla” e risparmiare a te insulti ed a se stesso la medaglia di ignorante. Ma perché? No, davvero, perché accade tutto ciò? La tua arguta tesi di “indignazione Pavloviana” giustifica un “vaffanculo”, ma gli auguri di morte e distruzione no… C’è altro. Possibile che la catarsi si sia trasformata in generatore di ignoranza e generi dei mostri sociali? Non posso accettarlo, devo capire… Niente, te la butto lì, ho capito che sei uno studente e credo ti piaccia rifletterci almeno quanto me (che sono rimasta pipparola ben oltre l’obbligo scolastico).

    • Fermo restando che è una questione che c’entra poco con il caso specifico, il punto è presentare qualcosa come un uomo disabile come non appartenente al mondo normale.
      Le carezze, gli abbracci del presentatore mi hanno fatto venire i brividi, purtroppo è stato dipinto come un animaletto, nient’altro.

  24. Pippo F Says:

    Il ragionamento non fa una piega.
    E io – al contrario di quello più sopra – ho anche capito la frase “Se questa battuta non ti piace sei una testa di cazzo”.
    È un concetto che si applica adesso che questa battuta è al centro dell’attenzione. Ma presto le acque si calmeranno, e il centro dell’attenzione tornerà ad essere quello di sempre: la figa.
    Per cui anche la frase tornerà ad essere quella di sempre: “Se non ti piace la figa sei una testa di cazzo”.

  25. No, niente… Ho appena realizzato che sei una pianta grassa e che io sto provando a ragionare con te… Non corrisponde alla realtà dei fatti, ma mi è apparso questo disegno e mi è venuto da ridere…

  26. […] Se volete leggere come ha vissuto la questione Meancactus, cliccate qui. […]

  27. Edamamma Says:

    Senti, tu sei il fratello che non ho mai avuto, cioè ne ho 2, ma loro sono belli. Quindi te lo devo proprio confessare, la risposta del ciccio Cucchiarelli mi ha fatta sbottare in una fragorosa risata… Scusa! Ahahahah! Ops! Scusa!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: