S.A.S.O.

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*Sala stampa gremita.
I giornalisti parlottano fra di loro e danno istruzioni ai cameraman.
Entra un uomo ben vestito, con la barba curata e una valigetta.
Il brusio si spegne.
L’uomo posa la valigetta e ne tira fuori un foglio che poggia sul banchetto di legno.
Dà due colpetti sul microfono.*

“Buonasera a tutti.
Come saprete, il mio nome è Riccardo De Sisti e sono qui in veste di Vice Presidente del S.A.S.O., il Sindacato Assassini Seriali e Occasionali.
Oggi ho indetto questa conferenza stampa per manifestare una sensazione di profonda delusione e indignazione verso il clima pesantissimo che si è creato negli ultimi tempi attorno ai nostri iscritti e che non ce la sentiamo più di trascurare.”

*Batte i bordi dei fogli sul banchetto per sistemarli*

“In questo paese è in atto un vero e proprio processo di de-mo-niz-za-zio-ne nei confronti gli assassini e questo non è francamente più accettabile.
Veniamo continuamente criticati, insultati, persino trattati come dei criminali.
Prima di tutto i mass-media.”

*Indicando i giornalisti*

“Che oramai ci descrivono come cittadini di Serie B: nei telegiornali le notizie degli omicidi vengono sempre trattate con tono dimesso, non c’è mai, chessò, una musica allegra in sottofondo, degli effetti sonori buffi o magari un’intervista doppia fra l’assassino e un parente della vittima. Nei film, nelle fiction, nelle serie tv, tranne rarissime eccezioni, l’assassino è sempre un cattivo.

*Cambia foglio*

“In secondo luogo, lo Stato
Cosa fa lo Stato cosa fa per difenderci?
Ve lo dico io cosa fa: niente, anzi ci discrimina. I cittadini accusati di omicidio vengono mandati in galera o peggio, da Barbara D’Urso.
Con tutti i problemi che ci sono in questo periodo, col livello di disoccupazione giovanile al 15%, non hanno di meglio a cui pensare che arrestare noi, quando lì fuori è pieno di delinquenti, ladri, truffatori e cassieri che quando devi pagare 14,99 euro non ti danno il centesimo di resto. Ed è da gente così disonesta che ci dobbiamo sentir fare la morale quando in fondo, un paio di omicidi non hanno mai ucciso nessuno.
E ci tirano in causa anche quando non c’entriamo niente, per screditarci. Basta pensare a quando c’è un dibattito sull’aborto,c’è chi è pro e chi è contro, ma chi è contro dice sempre che chi abortisce è un assassina.
Cosa cazzo c’entriamo noi?
Perché accomunarci a chi è favorevole all’aborto?
E se chi è a favore dell’aborto è un assassino, chi fa sesso con una donna incinta è un pedofilo?”

*Gira ancora foglio*

“In ultimo, ci siete voi.”

*Indicando la parte del pubblico dove non siedono i giornalisti*

“I membri della società.
Noi siamo stanchi di sentirci bistrattati dalla nostra classe dirigente e dai mezzi di comunicazione, ma il vero problema siete voi.
I cittadini, che ci evitano, ci bistrattano e hanno nei nostri confronti dei pregiudizi insopportabili in quella che in teoria dovrebbe essere una democrazia. Basta che uno di noi cammini nel vostro stesso marciapiede e siete subito pronti a pensare che vi voglia uccidere, e questo è pregiudizio.
Magari vuole solo stuprarvi.
Poi però quando qualcuno vi sta antipatico gli dite di «Andare a morire ammazzato».”

*Battendo l’indice sul banchetto*

“Aaahhhh, ORA vi serviamo, quando qualcuno vi sta sulle palle volete il nostro aiuto.
Questa è ipocrisia allo stato puro. In tutto ciò, quando uno di noi vuole rilassarsi e magari guardarsi una partita di calcio, quando c’è un brutto fallo sente frasi del tipo «Questo è un intervento da serial killer»e gli viene il nervoso.”

*Sbuffa scuotendo la testa*

“E poi basta con questi termini “Serial Killer”, siamo italiani, chiamateci “assassini”. Smettiamola con questa esterofilia, è vergognoso come ci sia poco rispetto per la manodopera in questo paese. È colpa di cose come queste che alcuni assassini sono costretti ad emigrare e andare a rifarsi una vita all’estero. Come Cesare Battisti.”

*Ripone i fogli*

“In ogni caso grazie per essere venuti stasera, quella di oggi era una conferenza che ritenevamo doverosa.
Ci tengo inoltre a scusarmi per l’assenza del Presidente del Sindacato, ma circa…”

*guarda l’orologio*

“…4 ore fa gli ho sparato e quindi non è potuto essere qui. Non vorrei portare sfiga ma, c’è aria di promozione.
Grazie e arrivederci.”

*Se ne va, mentre i giornalisti provano a fargli altre domande*

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