Io e Scooby-Doo

Per ognuno di noi esistono degli spaccati di vita che sono pienamente rappresentativi di chi siamo e come ci approcciamo all’esistenza. Piccole esperienze neanche tanto importanti che, se la popolazione mondiale fosse un’enciclopedia, sarebbero la perfetta descrizione da mettere sotto il nostro nome.

Per raccontarvi il mio spaccato di vita, quello che più mi rappresenta, è necessaria una premessa.

Da qualche anno, sono diventato zio. E devo dire che l’esperienza per ora è positiva: è divertente, non è gravoso, mi dà un certo senso di responsabilità pur non dovendo affrontare le cose più faticose.
Insomma, sono soddisfatto del prodotto, lo consiglio vivamente a tutti, 4 stelle.
Non 5 perché mio nipote non sa cucinare. Non davvero almeno, ha la sua cucina finta ma la frutta di plastica fa schifo, fidatevi.

In pratica, essere zio è rispetto all’essere genitore quello che un trailer è per un film: meno impegnativo in termini di tempo, ti becchi solo le parti più fighe e non quelle noiose e appena senti uno che se ne lamenta non capisci il perché dato che quello che hai visto tu sembra uno spasso.

Comunque, da un po’ di tempo mio nipote ha incominciato a guardare i cartoni animati e la cosa non può che farmi piacere, anche se ovviamente i suoi gusti sono differenti dai miei.
Gli piacciono quelli sui supereroi Marvel (ottimo), Alvin & i Chipmunks (ok), Peppa Pig (Oddio no) e Masha & Orso (una piaga d’Egitto, ma almeno se lo guarda ne posso approfittare per divertirmi cercando su internet come si impasta il cemento).

Un po’ di tempo fa, stavamo guardando proprio Masha & Orso, un episodio in cui i due giocano a nascondino. A un certo punto, Masha vuole fare uno scherzo ad Orso e decide di nascon-le proporzioni del cemento a presa rapida sono di due parti di cemento ed una di acqua, ma la miscelazione è al contrario: il cemento va versato nell’acqua a pioggia.

Per riprendermi dal coma profondo, provo a cambiare canale e casualmente becco una puntata di Scooby-Doo.
Mio nipote se ne innamora subito: gli piace il protagonista, tutti gli altri personaggi, le fughe, le musiche e il fatto che i cattivi abbiano sempre i baffi.

Ho sempre avuto un affetto particolare per Scooby-Doo, uno dei più grandi esempi di difesa del pensiero empirico dalle opere di John Locke: se in ogni puntata ti fanno credere che ci sia un fantasma, una strega, un mostro o un licantropo, come dice Tim Minchin, alla fine si scopre sempre che sotto il costume c’era il custode del museo o qualche stronzo del genere. L’unica cosa soprannaturale del cartone è un cane parlante.

Da quel giorno, ogni volta che vediamo i cartoni, mi chiede di vedere Scooby-Doo, non vuole che quello, lo adora anche quando lo vede in pubblicità.

Finita la premessa, in questo periodo mio nipote ha compiuto gli anni e dovevo fargli un regalo, cosa in cui non sono mai stato bravissimo. Ma passando il tempo con lui so cosa gli piace, non esistono bambini riservati, non è mai successo che qualcuno, chiedendo a un bimbo che cartone gli piace, abbia ricevuto una risposta tipo “Mah, guarda, ho dei gusti particolari. Non so se ti piacerebbero, neanche ti dico i titoli perché non li conosceresti”.

Così ho pensato di prendergli un pupazzo di Scooby-Doo, trovandone uno uguale a questo.

Per una volta ho avuto l’idea giusta: ama Scooby-Doo, ama i peluche e io amo i giocattoli che non facciano male quando me li tira sul naso.
Win-win situation.

La consegna arriva giusto in tempo da Amazon.
È il momento della festa in cui si aprono i regali.
Lui è contentissimo.
Vede il pacco ancora incartato con dentro il pupazzo, glielo porgo.
Mi guarda e sorride.
Lo scarta a fatica ma curiosissimo.
Straccia la carta.
Apre lo scatolo.
Vede il pupazzo.
Sorride felicissimo.
Lo abbraccia forte.
Si gira verso di me contento come mai l’ho visto.
E mi urla:

“PLUTO!!!!!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se mi avesse accoltellato sulla tempia, mi avrebbe fatto meno male.

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