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Io e Scooby-Doo

Posted in Peyotes on 5 giugno 2017 by Mean Cactus

Per ognuno di noi esistono degli spaccati di vita che sono pienamente rappresentativi di chi siamo e come ci approcciamo all’esistenza. Piccole esperienze neanche tanto importanti che, se la popolazione mondiale fosse un’enciclopedia, sarebbero la perfetta descrizione da mettere sotto il nostro nome.

Per raccontarvi il mio spaccato di vita, quello che più mi rappresenta, è necessaria una premessa.

Da qualche anno, sono diventato zio. E devo dire che l’esperienza per ora è positiva: è divertente, non è gravoso, mi dà un certo senso di responsabilità pur non dovendo affrontare le cose più faticose.
Insomma, sono soddisfatto del prodotto, lo consiglio vivamente a tutti, 4 stelle.
Non 5 perché mio nipote non sa cucinare. Non davvero almeno, ha la sua cucina finta ma la frutta di plastica fa schifo, fidatevi.

In pratica, essere zio è rispetto all’essere genitore quello che un trailer è per un film: meno impegnativo in termini di tempo, ti becchi solo le parti più fighe e non quelle noiose e appena senti uno che se ne lamenta non capisci il perché dato che quello che hai visto tu sembra uno spasso.

Comunque, da un po’ di tempo mio nipote ha incominciato a guardare i cartoni animati e la cosa non può che farmi piacere, anche se ovviamente i suoi gusti sono differenti dai miei.
Gli piacciono quelli sui supereroi Marvel (ottimo), Alvin & i Chipmunks (ok), Peppa Pig (Oddio no) e Masha & Orso (una piaga d’Egitto, ma almeno se lo guarda ne posso approfittare per divertirmi cercando su internet come si impasta il cemento).

Un po’ di tempo fa, stavamo guardando proprio Masha & Orso, un episodio in cui i due giocano a nascondino. A un certo punto, Masha vuole fare uno scherzo ad Orso e decide di nascon-le proporzioni del cemento a presa rapida sono di due parti di cemento ed una di acqua, ma la miscelazione è al contrario: il cemento va versato nell’acqua a pioggia.

Per riprendermi dal coma profondo, provo a cambiare canale e casualmente becco una puntata di Scooby-Doo.
Mio nipote se ne innamora subito: gli piace il protagonista, tutti gli altri personaggi, le fughe, le musiche e il fatto che i cattivi abbiano sempre i baffi.

Ho sempre avuto un affetto particolare per Scooby-Doo, uno dei più grandi esempi di difesa del pensiero empirico dalle opere di John Locke: se in ogni puntata ti fanno credere che ci sia un fantasma, una strega, un mostro o un licantropo, come dice Tim Minchin, alla fine si scopre sempre che sotto il costume c’era il custode del museo o qualche stronzo del genere. L’unica cosa soprannaturale del cartone è un cane parlante.

Da quel giorno, ogni volta che vediamo i cartoni, mi chiede di vedere Scooby-Doo, non vuole che quello, lo adora anche quando lo vede in pubblicità.

Finita la premessa, in questo periodo mio nipote ha compiuto gli anni e dovevo fargli un regalo, cosa in cui non sono mai stato bravissimo. Ma passando il tempo con lui so cosa gli piace, non esistono bambini riservati, non è mai successo che qualcuno, chiedendo a un bimbo che cartone gli piace, abbia ricevuto una risposta tipo “Mah, guarda, ho dei gusti particolari. Non so se ti piacerebbero, neanche ti dico i titoli perché non li conosceresti”.

Così ho pensato di prendergli un pupazzo di Scooby-Doo, trovandone uno uguale a questo.

Per una volta ho avuto l’idea giusta: ama Scooby-Doo, ama i peluche e io amo i giocattoli che non facciano male quando me li tira sul naso.
Win-win situation.

La consegna arriva giusto in tempo da Amazon.
È il momento della festa in cui si aprono i regali.
Lui è contentissimo.
Vede il pacco ancora incartato con dentro il pupazzo, glielo porgo.
Mi guarda e sorride.
Lo scarta a fatica ma curiosissimo.
Straccia la carta.
Apre lo scatolo.
Vede il pupazzo.
Sorride felicissimo.
Lo abbraccia forte.
Si gira verso di me contento come mai l’ho visto.
E mi urla:

“PLUTO!!!!!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se mi avesse accoltellato sulla tempia, mi avrebbe fatto meno male.

Clochard Media Manager

Posted in Peyotes with tags , , on 6 febbraio 2017 by Mean Cactus

 

cattura

Qualche giorno fa sono andato ad un colloquio di lavoro, perché scrivere su un blog è bellissimo ma se all’amministratore di condominio continuo a dare un biglietto con scritto sopra “Scrivere su un blog è bellissimo” invece che l’assegno mensile, rischio di trovarmi nel letto una testa di Cavallo.
Cavallo è l’inquilino dell’interno 12.

Il colloquio era in un’agenzia immobiliare e pensavo davvero fosse andato bene, ma dopo una ventina di minuti mi hanno detto che potevano offrirmi una posizione non retribuita.
C’ho pensato un po’ e poi ho rifiutato perché se volevo una posizione non retribuita, mi mettevo a pecora.

Tornando a casa ho visto Sergio, un barbone che chiede sempre l’elemosina nella mia zona, sta sempre lì, lo conoscono tutti.

Sarà stata la delusione per il colloquio, ma ammetto che sono rimasto un po’ turbato da quell’immagine.
Sergio stava lì, col suo cartello con scritto “Sono un italiano in difficoltà, aiutatemi”.
Mi sono fermato a guardarlo e a pensare.

Ma ti pare questo il modo di chiedere l’elemosina?
Ma è ovvio che se lo fai così non ti dà niente nessuno.

Molti barboni, senza offesa, ma proprio non la sanno chiedere l’elemosina, non si impegnano, stanno fermi lì e aspettano.
Ma non l’hanno fatto, che ne so, un corso di formazione? Un master? Uno stage?

Così mi è venuta un’idea: visto che questi poveri disgraziati non sono chiaramente capaci di mendicare come dei professionisti,  il mio lavoro potrebbe essere quello di insegnare ai barboni a presentarsi bene e a chiedere l’elemosina come si deve, una specie di clochard media manager.

Perché alla fine cos’è l’elemosina? È marketing.
E secondo voi i barboni hanno una laurea in marketing?
No, ce l’hanno in Scienze della Comunicazione.

Quindi ho pensato a un paio di accorgimenti che potrebbero aiutare queste persone finalmente ad attirare i passanti, non soltanto dandosi fuoco ai peli delle orecchie.

Primo: la presentazione.
Basta vestirsi con i giacconi trovati nella spazzatura, quei cappelli enormi di lana, i calzini con cui si potrebbero scartavetrare delle navi militari. Nessuno darebbe mai niente a qualcuno vestito così.
La prima cosa da fare è usare i soldi che si hanno per prendersi un bel vestito. Lo so che il cliente potrebbe subito rispondermi “Ma come, se sono raffreddato mi soffio il naso con la barba e vado a spendere quei pochi spiccioli che mi danno in un negozio di vestiti?”

Non ho detto questo.
Sarebbe assurdo.
I pochi spiccioli che ti danno li spendi per una vanga.
Poi vai nel cimitero più vicino e inizi a scavare.

È come essere in un negozio di Armani.
Avete mai visto qualcuno che si è fatto seppellire coi pantaloni della tuta in acrilico e la felpona Benetton?
Ok

Poi, il cartello.

Smettiamola con cose tipo “Ho fame” o “Aiutatemi”.
Ormai quello dei senzatetto è un mercato competitivo, quindi dovete apparire come un investimento sicuro.
Quindi scrivete roba come “L’elemosina la spendo solo in sigarette elettroniche” o “Quello al prossimo incrocio ha il colesterolo alto”, oppure “Una volta mi hanno ripreso mentre mi pisciavo addosso in metropolitana e il video ha fatto 344,000 visualizzazioni su YouTube”.

E in ultimo, l’idea veramente rivoluzionaria: il porta a porta.

Sicuramente ci sarà qualche purista che si chiederà che barbone è uno che va a chiedere l’elemosina porta a porta.
Ma quello che non capite è che la figura del senzatetto si è evoluta,è come quella del centravanti nel calcio.
Ormai non c’è più quello statico che sta fermo e aspetta, ora è molto più mobile. Quindi va attuata una politica più aggressiva, si citofona alle persone e gli si chiede qualche spicciolo. Al massimo vi scambiano per il mio amministratore di condominio.

Ovviamente, per usufruire del mio servizio bisogna essere dei senzatetto seri.
Astenersi artisti di strada, musicisti, giocolieri o quei pezzi di merda che si coprono con una maschera e una coperta dorata e fanno finta di essere statue standosene seduti e facendo “Ok” con la mano.
Non devi saper fare un cazzo, specialmente chiedere l’elemosina.

C’ho messo circa 5 giorni per mettere a punto questo piano. Così, appena finito sono corso all’incrocio per andare a proporre a Sergio di diventare il mio primo cliente e cambiare finalmente la sua vita.

Ma non l’ho trovato.
Ho chiesto a qualche passante ma nessuno ne sapeva niente.

Poi il proprietario del bar lì davanti me lo ha detto
Sergio non c’è più perché ha trovato un lavoro.

Fa l’agente immobiliare.

S.A.S.O.

Posted in Peyotes with tags , , on 18 novembre 2016 by Mean Cactus

knoxposter

*Sala stampa gremita.
I giornalisti parlottano fra di loro e danno istruzioni ai cameraman.
Entra un uomo ben vestito, con la barba curata e una valigetta.
Il brusio si spegne.
L’uomo posa la valigetta e ne tira fuori un foglio che poggia sul banchetto di legno.
Dà due colpetti sul microfono.*

“Buonasera a tutti.
Come saprete, il mio nome è Riccardo De Sisti e sono qui in veste di Vice Presidente del S.A.S.O., il Sindacato Assassini Seriali e Occasionali.
Oggi ho indetto questa conferenza stampa per manifestare una sensazione di profonda delusione e indignazione verso il clima pesantissimo che si è creato negli ultimi tempi attorno ai nostri iscritti e che non ce la sentiamo più di trascurare.”

*Batte i bordi dei fogli sul banchetto per sistemarli*

“In questo paese è in atto un vero e proprio processo di de-mo-niz-za-zio-ne nei confronti gli assassini e questo non è francamente più accettabile.
Veniamo continuamente criticati, insultati, persino trattati come dei criminali.
Prima di tutto i mass-media.”

*Indicando i giornalisti*

“Che oramai ci descrivono come cittadini di Serie B: nei telegiornali le notizie degli omicidi vengono sempre trattate con tono dimesso, non c’è mai, chessò, una musica allegra in sottofondo, degli effetti sonori buffi o magari un’intervista doppia fra l’assassino e un parente della vittima. Nei film, nelle fiction, nelle serie tv, tranne rarissime eccezioni, l’assassino è sempre un cattivo.

*Cambia foglio*

“In secondo luogo, lo Stato
Cosa fa lo Stato cosa fa per difenderci?
Ve lo dico io cosa fa: niente, anzi ci discrimina. I cittadini accusati di omicidio vengono mandati in galera o peggio, da Barbara D’Urso.
Con tutti i problemi che ci sono in questo periodo, col livello di disoccupazione giovanile al 15%, non hanno di meglio a cui pensare che arrestare noi, quando lì fuori è pieno di delinquenti, ladri, truffatori e cassieri che quando devi pagare 14,99 euro non ti danno il centesimo di resto. Ed è da gente così disonesta che ci dobbiamo sentir fare la morale quando in fondo, un paio di omicidi non hanno mai ucciso nessuno.
E ci tirano in causa anche quando non c’entriamo niente, per screditarci. Basta pensare a quando c’è un dibattito sull’aborto,c’è chi è pro e chi è contro, ma chi è contro dice sempre che chi abortisce è un assassina.
Cosa cazzo c’entriamo noi?
Perché accomunarci a chi è favorevole all’aborto?
E se chi è a favore dell’aborto è un assassino, chi fa sesso con una donna incinta è un pedofilo?”

*Gira ancora foglio*

“In ultimo, ci siete voi.”

*Indicando la parte del pubblico dove non siedono i giornalisti*

“I membri della società.
Noi siamo stanchi di sentirci bistrattati dalla nostra classe dirigente e dai mezzi di comunicazione, ma il vero problema siete voi.
I cittadini, che ci evitano, ci bistrattano e hanno nei nostri confronti dei pregiudizi insopportabili in quella che in teoria dovrebbe essere una democrazia. Basta che uno di noi cammini nel vostro stesso marciapiede e siete subito pronti a pensare che vi voglia uccidere, e questo è pregiudizio.
Magari vuole solo stuprarvi.
Poi però quando qualcuno vi sta antipatico gli dite di «Andare a morire ammazzato».”

*Battendo l’indice sul banchetto*

“Aaahhhh, ORA vi serviamo, quando qualcuno vi sta sulle palle volete il nostro aiuto.
Questa è ipocrisia allo stato puro. In tutto ciò, quando uno di noi vuole rilassarsi e magari guardarsi una partita di calcio, quando c’è un brutto fallo sente frasi del tipo «Questo è un intervento da serial killer»e gli viene il nervoso.”

*Sbuffa scuotendo la testa*

“E poi basta con questi termini “Serial Killer”, siamo italiani, chiamateci “assassini”. Smettiamola con questa esterofilia, è vergognoso come ci sia poco rispetto per la manodopera in questo paese. È colpa di cose come queste che alcuni assassini sono costretti ad emigrare e andare a rifarsi una vita all’estero. Come Cesare Battisti.”

*Ripone i fogli*

“In ogni caso grazie per essere venuti stasera, quella di oggi era una conferenza che ritenevamo doverosa.
Ci tengo inoltre a scusarmi per l’assenza del Presidente del Sindacato, ma circa…”

*guarda l’orologio*

“…4 ore fa gli ho sparato e quindi non è potuto essere qui. Non vorrei portare sfiga ma, c’è aria di promozione.
Grazie e arrivederci.”

*Se ne va, mentre i giornalisti provano a fargli altre domande*